L’INTER che affronterà l’Empoli a San Siro nell’ultima giornata ne rifila quattro al Torino. Il Parma spinge la Fiorentina nel baratro.

L’Empoli compie un nuovo passo importantissimo verso la salvezza: la formazione di Aurelio Andreazzoli schianta il Torino con un secco 4-1, trova il suo terzo successo consecutivo in campionato e scavalca il Genoa portandosi in quart’ultima posizione, che i toscani dovranno difendere domenica nell’ultimo incontro stagionale a San Siro contro l’Inter. Nella lotta per non retrocedere è sempre più invischiata la Fiorentina, sconfitta anche a Parma per 1-0 e che domenica ospiterà proprio il Grifone al Franchi per un match che si preannuncia alquanto infuocato.

Esposito: “Inter, coronato un sogno. D’Ambrosio un fratello, Icardi strepitoso.10 gol in stagione da calcio di punizione tra Nazionale, U17.”

Sebastiano Esposito con la maglia nerazzurra

L’Inter ha un gioiellino, Sebastiano Esposito, che si sta mettendo in luce anche con la maglia della Nazionale Under 17. Intervistato da La Gazzetta dello Sport,il baby bomber nerazzurro ha parlato della sua stagione:

«Sto vivendo un sogno, se qualcuno ad agosto mi avesse prospettato una stagione così non ci avrei creduto. Ma ora voglio pensare solo all’Olanda: non vediamo l’ora di giocare e di dimostrare la nostra qualità».

Il cammino europeo forse ha sorpreso anche voi?
«Sapevamo di essere una squadra che poteva andare lontano, però onestamente visto il girone in cui eravamo forse era difficile pensare di poter arrivare a giocarci il titolo».

Sebastiano Esposito con la maglia della nazionale

Qual è il segreto di questa squadra?
«Siamo un gruppo vero, e non è un modo di dire. Lo siamo nei fatti e non a parole. Siamo una famiglia, ragazzi con dei valori morali importanti, non solo tecnici. Abbiamo fame e ci sacrifichiamo l’uno per l’altro».

Ok il sacrificio e il lavoro di squadra, però poi la giocata del singolo aiuta. Due gol su rigore e due su punizione in questa fase finale per lei. Da fermo è quasi un cecchino.
«Ho realizzato 10 gol in stagione da calcio di punizione tra Nazionale, U17 e Primavera dell’Inter. Certe cose le hai dentro per natura e io sono stato fortunato».

Fortunato e tenace. Ci sono sacrifici dietro alle punizioni.
«Devo ringraziare mister Zanchetta, in un anno e mezzo con lui sono migliorato molto. Ogni allenamento di rifinitura restavamo a calciare e lui mi ha fatto capire come colpire meglio la palla, dargli più giro e più forza».

Una crescita che non è sfuggita a Spalletti. Cosa si prova a esordire in prima squadra?
«Non me lo aspettavo, è stata l’esperienza più emozionante della mia vita. Ero in Nazionale e il nostro responsabile Samaden (dell’Inter, ndr) mi ha chiamato per avvisarmi che Spalletti mi avrebbe convocato. Poi quando il mister si è avvicinato e mi ha detto “scaldati” il cuore ha cominciato ad andare a mille all’ora. Ho coronato un sogno, ma quella notte per me sarà sempre un punto di partenza e non di arrivo. In campo non ho realizzato bene cosa stava succedendo, poi la notte però non ho dormito».

Due nomi: chi dei grandi l’ha aiutata maggiormente e chi ammira di più?
«Devo ringraziare D’Ambrosio che in passato è stato allenato da mio papà alla Juve Stabia: mi ha preso a cuore come un fratello. Poi da attaccante dico Icardi: è impressionante, formidabile, unico».

Giusto, in famiglia si respira calcio. Non solo papà: suo fratello Salvatore è stato convocato per il Mondiale U20, Francesco Pio cresce alla grande nell’U14 dell’Inter. Saranno tutti allo stadio oggi?
«Siamo cresciuti a pane e pallone, la famiglia è la cosa più importante della vita, siamo molto legati. Però oggi non verrà nessuno perché sono scaramantico, e in caso di sorprese meglio scoprirlo alla fine». 

«Sto vivendo un sogno, se qualcuno ad agosto mi avesse prospettato una stagione così non ci avrei creduto. Ma ora voglio pensare solo all’Olanda: non vediamo l’ora di giocare e di dimostrare la nostra qualità».

Il cammino europeo forse ha sorpreso anche voi?
«Sapevamo di essere una squadra che poteva andare lontano, però onestamente visto il girone in cui eravamo forse era difficile pensare di poter arrivare a giocarci il titolo».

Qual è il segreto di questa squadra?
«Siamo un gruppo vero, e non è un modo di dire. Lo siamo nei fatti e non a parole. Siamo una famiglia, ragazzi con dei valori morali importanti, non solo tecnici. Abbiamo fame e ci sacrifichiamo l’uno per l’altro».

Ok il sacrificio e il lavoro di squadra, però poi la giocata del singolo aiuta. Due gol su rigore e due su punizione in questa fase finale per lei. Da fermo è quasi un p e Primavera dell’Inter. Certe cose le hai dentro per natura e io sono stato fortunato».

Fortunato e tenace. Ci sono sacrifici dietro alle punizioni.
«Devo ringraziare mister Zanchetta, in un anno e mezzo con lui sono migliorato molto. Ogni allenamento di rifinitura restavamo a calciare e lui mi ha fatto capire come colpire meglio la palla, dargli più giro e più forza».

Una crescita che non è sfuggita a Spalletti. Cosa si prova a esordire in prima squadra?
«Non me lo aspettavo, è stata l’esperienza più emozionante della mia vita. Ero in Nazionale e il nostro responsabile Samaden (dell’Inter, ndr) mi ha chiamato per avvisarmi che Spalletti mi avrebbe convocato. Poi quando il mister si è avvicinato e mi ha detto “scaldati” il cuore ha cominciato ad andare a mille all’ora. Ho coronato un sogno, ma quella notte per me sarà sempre un punto di partenza e non di arrivo. In campo non ho realizzato bene cosa stava succedendo, poi la notte però non ho dormito».

Due nomi: chi dei grandi l’ha aiutata maggiormente e chi ammira di più?
«Devo ringraziare D’Ambrosio che in passato è stato allenato da mio papà alla Juve Stabia: mi ha preso a cuore come un fratello. Poi da attaccante dico Icardi: è impressionante, formidabile, unico».

Giusto, in famiglia si respira calcio. Non solo papà: suo fratello Salvatore è stato convocato per il Mondiale U20, Francesco Pio cresce alla grande nell’U14 dell’Inter. Saranno tutti allo stadio oggi?
«Siamo cresciuti a pane e pallone, la famiglia è la cosa più importante della vita, siamo molto legati. Però oggi non verrà nessuno perché sono scaramantico, e in caso di sorprese meglio scoprirlo alla fine». 

FFP: il Milan cerca un accordo con la Uefa rinunciando al Tas. INTER e Roma vigilano.

Il Milan rinuncia al ricorso al Tas e cerca con la Uefa un accordo per le sanzioni dopo le violazioni del Fair Play Finanziario. Questa la notizia di oggi del Corriere della Sera, che illustra i possibili scenari in casa rossonera. “Si tratta di trovare una soluzione giuridica che consenta al club di avere più tempo per arrivare al pareggio di bilancio (ora imposto entro il 2021), che non stravolga i principi base del fair play finanziario, che possa passare il vaglio della camera giudicante (intenzionata ad applicare le norme tout court, anche se gli stessi vertici dell’Uefa spingono per altri ragionamenti, di opportunità politica e pure di buon senso), e infine che non irriti gli altri club che negli ultimi anni hanno dovuto sottostare ai paletti dei vari settlement agreement: per restare all’Italia, Inter Roma, pronte, in caso di accordi considerati troppo al ribasso, a farsi sentire con Nyon”.

Il Milan aveva preannunciato la volontà di ricorrere al Tas dopo la sanzione decisa dalla Uefa per il bilancio relativo al triennio 2014-2017 (multa di 12 milioni di euro, limite di 21 giocatori in rosa per le coppe e l’esclusione dalle competizioni europee se nel 2021 non sarà raggiunto il pareggio di bilancio). Un accordo non facile da trovare, anche perché da Nyon insistono per un anno fuori dalle coppe: “Inaccettabile per il club in caso di Champions. Come si ricorderà, poi, il Milan è stato di nuovo rinviato a giudizio, sempre davanti alla Camera giudicante, anche per il triennio 2015-2018, dove si presenterebbe da recidivo. Un passaggio che il club ha fin qui accolto con tranquillità; questo perché l’idea è di raggiungere un accordo ‘cumulativo’ che consenta di punire con un’unica sanzione più violazioni. Un’anomalia, rispetto all’iter sin qui seguito, ma tutto il caso Milan è anomalo sin dall’inizio”.

Compagnoni di Sky: “Mourinho mai Juve. L’empatia è troppo forte con l’Inter. Le punte di Conte riconducibili a Dzeko e Lukaku”.

Il giornalista ha parlato delle scelte in attacco del futuro tecnico dell’Inter

A Sky Sport il giornalista Maurizio Compagnoni ha parlato di Mourinho accostato alla Juve e anche delle scelte di Conte per l’Inter:

“Troppo forte l’empatiacol popolo nerazzurro di Mourinho per andare alla Juve. Soli contro tutti, il rumore dei nemici, la vedo difficile che possa andare alla Juve. Dalle informazioni in mio possesso credo che a Conte piaccia molto Martinez, ma lo vede come terza punta nel suo 3-5-2. Prime scelte di conte riconducibili a Dzeko e Lukaku e non a Icardi. Non escludo uno scambio Icardi-Dybala”. 

Moggi: “Conte verso l’INTER. La Juventus ha già scelto il nuovo allenatore! Allegri all’estero”

Luciano Moggi

Luciano Moggi, ex dirigente tra gli altri di Napoli e Juventus, ha parlato del valzer degli allenatori per la prossima annata calcistica.

L’ex dirigente di Napoli e Juventus, Luciano Moggi, ha parlato in una intervista. Vi proponiamo alcuni stralci dell’intervista in questione: “Post Allegri? Penso che la Juventus abbia già provveduto perché a giugno non bisogna trovarsi in questa situazione. Credo che Agnelli abbia le idee chiare. Conte è indirizzato verso l’Inter. Allegri potrebbe andare all’estero. Sicuramente anche Allegri avrà avuto dei contatti, quando si arriva a queste conclusioni è normale”.

Stasera Napoli-INTER: Spalletti al San Paolo vuole lasciare l’Inter da vincente.

“Il destino è segnato, diciamo al 99% , ma Luciano Spalletti deve ancora ottenere la medaglia da appuntarsi sul petto, ovvero la seconda qualificazione consecutiva alla Champions League”. Il tecnico di Certaldo dovrebbe salutare Milano a fine stagione, però resiste la volontà di chiudere l’avventura nerazzurra nel miglior modo possibile: confermarsi in Champions e farlo da terzi in classifica. “Spalletti però è a fine corsa, l’Inter ha trovato il sì di Antonio Conte e aspetta proprio l’aritmetica qualificazione in Champions per passare dalla stretta di mano alla firma del contratto -. Ma, come detto, Spalletti vuole finire al meglio, con la Champions, magari il terzo posto e tornando – perché a no? – a vincere a Napoli dove l’Inter non riesce a ottenere tre punti dal 18 ottobre 1997”.

Luciano Spalletti sul match di stasera contro il Napoli:

Luciano Spalletti sul match di stasera contro il Napoli:

“Noi cerchiamo di affrontare sempre le partite per portare a casa il massimo. Ci sono due partite e siamo in condizioni di disputarle in maniera corretta perché ci siamo allenati bene e nelle ultime gare anche se non abbiamo vinto spesso le abbiamo affrontate bene. Si cerca di vincerla, anche a rischio di perderla. Non è la partita contro la Lazio dell’anno scorso, è una partita differente. E come ho detto prima sappiamo che è una partita importantissima e diventa fondamentale arrivarci nel modo giusto, che vuol dire aver fatto le cose nella maniera corretta in settimana. Non sono tanto le intenzioni, è come ti comporti che fa la differenza”.

Conte: INTER seconda scelta? Non è così. Conte già sapeva del avvicendamento in casa Juve ma scelse l’Inter convinto dal progetto nerazzurro.

Antonio Conte e l’Inter si sono scelti davvero.

La decisione della Juventus di non proseguire con Massimiliano Allegri nella prossima stagione ha gettato gran parte dei tifosi dell’Inter nel panico. Come se,in maniera del tutto automatica, la risoluzione dello stesso Allegri con i bianconeri avesse come unico possibile effetto il grande ritorno a Torino di Antonio Conte.

Per carità, è comprensibile che il pensiero sfiori tifosi e addetti ai lavori. Del resto, in maniera del tutto legittima, Conte non ha mai nascosto la sua juventinità, alla stregua di quanto, per esempio, Mourinho ha fatto in questi anni nei confronti dei colori nerazzurri, nonostante dopo la finale di Madrid si fosse affrettato a dire che il suo futuro sarebbe stato lontano da Milano (ma questa è tutta un’altra storia). Questo per dire essenzialmente una cosa: i sentimenti, a volte, cozzano con la professionalità, col passare dei tempi, con le opportunità e, soprattutto, con la fame e la voglia di vincere.

Partiamo dalla Juventus: risulta davvero difficile pensare che una società di tale calibro e prestigio decida di non proseguire con un allenatore senza prima aver quantomeno contattato e portato avanti una trattativa con l’ipotetico successore. A questi livelli (e non al bar il lunedì mattina) non ci si fa mai trovare impreparati. E, se analizziamo lucidamente la situazione della Juventus, una società che vince da otto anni consecutivi in Italia e che è ormai nella top ten dei club europei, credere che la questione allenatore non sia già incanalata risulta surreale. Detto questo, facendo leva sulla juventinità di Conte di cui sopra, di certo Andrea Agnelli avrebbe avuto argomenti convincenti per persuadere l’ex ct. Una telefonata che, però, sarebbe dovuta arrivare già un mese fa.

Eh sì, perché era chiaro a molti che, in seno al club bianconero, la società, dopo la nefasta notte di Champions League con l’eliminazione maturata allo Stadium contro l’Ajax nei quarti di finale, si stavano portando avanti delle valutazioni sul futuro di Allegri e del futuro della panchina. Il nome di Conte già serpeggiava, ma da Torino sono arrivate solo smentite. Le settimane, intanto, sono passate, e sull’arrivo dell’ex Chelsea all’Inter nel frattempo sono arrivate conferme sempre più concrete.

Già, perché al contrario di quello che credono in molti, l’accordo tra Antonio Conte e l’Inter è qualcosa nato molto prima di un mese fa. L’amministratore delegato nerazzurro ha svolto in questi mesi un lavoro certosino di convincimento nei confronti dello stesso Conte, illustrandogli l’ambizioso progetto di Suning e della sua voglia di rendere l’Inter nuovamente il club più grande del mondo. Da una parte, Marotta è sempre stato convinto che l’ex ct fosse l’uomo giusto per inaugurare davvero la nuova era nerazzurra con la firma marottiana ben stampata sopra; dall’altra, Conte, sentitosi corteggiato e apprezzato, ha accettato con la fame di chi ha tutte le intenzioni di tornare a vincere al più presto.

Conte, nel momento in cui ha sposato il progetto Inter, sapeva benissimo che la Juventus avrebbe anche potuto cambiare allenatore al termine della stagione. Del resto, nessuno era certo che Allegri potesse continuare in bianconero, soprattutto considerato il peso specifico del cammino in Champions League. Quindi, legittimamente, Conte avrebbe potuto anche attendere, scrutare l’orizzonte juventino in cerca di segnali, “gufare” Allegri, augurarsi una chiamata da casa Agnelli. Questo se davvero l’Inter fosse stata la sua seconda scelta. Non lo ha fatto. E ha scelto il progetto nerazzurro, indipendentemente da eventuali scossoni alla Juventus.

Sospettare che Conte si rimangi la parola a questo punto della storia, sembra offensivo soprattutto per lo stesso allenatore che, pur essendo juventino nell’animo, ha dimostrato di essere un professionista esemplare della panchina in tutte le sue precedenti esperienze. Dunque, sembra una ragionevole conseguenza sostenere che, chi vive nella convinzione che l’Inter per Conte sia una seconda scelta, è in clamoroso errore. La Juventus e Conte si sono amati, ma ora le loro strade si sono divise. Conte è pieno di stimoli: ha l’occasione di entrare ancor di più nell’Olimpo mondiale degli allenatori, riportando una gloriosa società a vincere dopo anni di astinenza, interrompendo al contempo l’egemonia della “sua” Juventus; avrà alle spalle una società ambiziosa, solida, pronta a un mercato importante (complice l’uscita dal Settlement Agreement ufficializzata ieri) e potrà mettere d’accordo tutti, portando una mentalità vincente, ispirata al lavoro e al sacrificio.

Insomma, Conte ha scelto l’Inter. Per Conte, l’Inter non è un ripiego. I tempi e gli accadimenti lo hanno dimostrato ampiamente. Che si mettano da parte le remore, e che si tifi solo per il ritorno alla vittoria dell’Inter.

INTER-Icardi, è quasi finita? Marotta vuole davvero vendere Icardi?

La telenovela Icardi in casa Inter continua ad appassionare. Perché è sempre l’ora giusta per una smentita o per una nuova puntata.Nessuno dei protagonisti si sottrae, compreso Spalletti, che in conferenza stampa sfiora la questione evitando di toccare le spine: “Se siamo mai tornati sulla questione fascia? Diventa difficile perché poi ognuno resterebbe sulle proprie posizioni, ma adesso si sta allenando bene, con il giusto atteggiamento. Credo che lui sia un buon ragazzo è un gran calciatore e gli credo quando dice che vuole restare”. 

DUE MOTIVI PER VENDERLO –Strategia o istinto? Verità o bugia? Icardi vuole togliersi di dosso l’imbarazzo, come a non voler ripetere altri errori, come a voler ricominciare. L’Inter invece sembra aver chiuso il capitolo, pronta a girare pagina, con  Dzeko e Conte, che nel giallorosso intravede il centravanti del rilancio. Marotta e Ausilio vogliono vendere Icardi, intendono farlo per diversi motivi: primo su tutti la questione ambientale; ma non è da sottovalutare la questione bilancio e plusvalenze. Perché se è vero che i nerazzurri sono usciti dal Settlement Agreement è altrettanto vero che rimane invece il Fai play finanziario e l’Inter vuole chiudere almeno in pareggio il bilancio del prossimo giugno, perché nel 2020/21 sarà ancora -30 la massima perdita concessa nel periodo che va appunto dal 2018/19 al giugno 2021

L’INTER HA DECISO – L’Inter inserirà i costi dell’esonero di Spalletti nell’attuale bilancio, come anche il riscatto di alcuni calciatori come Radu, attualmente in prestito al Genoa. L’equilibrio tra ricavi e perdite ad oggi è sbilanciato in negativo e vendere Icardi significherebbe sistemare ogni cosa, dato che il bomber argentino é a bilancio praticamente a zero e una sua cessione produrrebbe una plusvalenza piena. Una plusvalenza che consentirebbe all’Inter di ripartire con un nuovo progetto. Questo Icardi lo sa bene, c’è chi giura che qualcuno glielo abbia anche spiegato. Ma ad oggi l’argentino non ci sente. Vuole restare, dice. Ma l’Inter ha deciso per lui. Capire chi la spunterà appassionerà ancora molti, ma non a lungo. Giugno è vicino.

INTER: ecco la posizione di Antonio Conte sul futuro di Mauro Icardi.

Mauro Icardi e il suo futuro tengono
banco in casa nerazzurra

Il futuro di Mauro Icardi all’Inter caratterizzerà le prime settimane di calciomercato. Il bomber nerazzurro, ieri sui social, ha ribadito senza possibilità di essere male interpretato la sua volontà di permanenza a Milano. Basterà?

Secondo il Corriere dello Sport, “sarà compito delle prossime settimane cercare di ricomporre la frattura, con l’avvento di Antonio Conte che non avrebbe posto alcun veto sulla presenza di Icardi l’anno prossimo. Una fuga di Maurito verso la Juve è quello che più spaventa i tifosi interisti, allo stato attuale. Verosimile che, al tramonto dell’avventura di Spalletti a Milano, l’attaccante possa rasserenarsi. Un rebus in meno, al momento”.

Spalletti: “L’INTER deve tornare in CL. Girandole allenatori? Mi interessa solo Ancelotti.

L’allenatore nerazzurro ad Appiano
incontra i giornalisti prima della trasferta
per la sfida alla squadra di Ancelotti.

La penultima conferenza stampa del campionato dell’Inter e questa volta sarà prima di una trasferta importantissima, quella contro il Napoli di Ancelotti. Luciano Spalletti, chedeve isolarsi dalle voci che danno per certo il suo addio alla fine di questa stagione, analizza le tematiche della gara contro la seconda della classe, una partita delicata, che potrebbe anche valere, in caso di vittoria, la qualificazione (con un turno di anticipo) alla prossima Champions League perché mancano tre punti al raggiungimento dell’obiettivo e ci sono due gare per farli (l’ultima in casa contro l’Empoli che deve salvarsi). Ecco le dichiarazioni dell’allenatore nerazzurro:

INTER TV – “Buongiorno a tutti voi, quando si dice che mancano solo tre punti significa che manca ancora molto. Abbiamo una trasferta insidiosa a Napoli perché negli ultimi anni si è vista la forza di questa squadra e in più hanno come condottiero uno dei maestri del nostro calcio, uno dei più bravi del calcio mondiale, e bel campionato quest’anno. Trasferta difficile, ma poi oltre ai propositi conta quello che si fa a fare e noi abbiamo fatto quello che dovevamo fare, abbiamo parlato in maniera corretta sulla preparazione di questa partita. Difficoltà? Sono differenti ma ugualmente pesanti da gestire perché poi quando una squadra è organizzata nel venirti addosso ti crea ancora più problemi nella costruzione del gioco e nel portare la partita dove vorresti. E per giocare nella propria metà campo servono caratteristiche che non abbiamo, dobbiamo portare la gara sui nostri binari e cercare di andare a giocare dall’altra parte, cosa che non sarà facile. Gli esterni? Segnare è essenziale nel calcio altrimenti non si vince ma arrivano da una tattica equilibrata e da un modo di stare in campo a livello di squadra e serve quindi impatto anche sulla fase difensiva, conquistare i palloni nei contrasti, essere squadra in tutto quello che si fa diventa fondamentale. Si tratta di portare nelle gare quello che abbiamo fatto nelle ultime gare e tornare a fare gol. La difesa? Loro davanti hanno veramente possibilità differenti da usare, hanno i rapidi e piccoli che puntano l’uomo e segnano o quelli fisici che presidiano l’area di rigore. Noi abbiamo una delle migliori difese del campionato. Sarà un bel confronto da vedere”.

-Con quale approccio si giocherà a Napoli?

Si cerca sempre di affrontare le partite provando ad affrontarle al massimo. Siamo nella condizione di disputarle bene per come ci siamo allenati come abbiamo fatto nelle ultime partite anche se non sono arrivate sempre vittorie, si cerca di vincere la partita, ma non ci metteremo a rischio di perderla, non è quella contro la Lazio dell’anno scorso, è una partita differente. Sappiamo che è una partita importantissima e diventa fondamentale arrivarci nel modo giusto, allenandosi bene in settimana: è come ti comporti dentro le intenzioni che hai che fa la differenza e noi ci siamo allenati bene.

-Si parla tanto di futuro delle panchine, che riflessioni le vengono sul lavoro dell’allenatore?

Mah, è un lavoro complicato, è un lavoro bello e complicato. Difficile in base alla scelta che fai sul come farlo, quello che interessa a me degli allenatori adesso è Ancelotti perché è un maestro del nostro mestiere, lo stimo sotto tutti gli aspetti, è uno dei più grandi che ci sono stati nel nostro calcio. E se devo andare a pensare qualcosa dell’allenatore ora penso a quello che fa fare lui alla sua squadra perché per me conta la partita di domani.

-Secondo lei Icardi resterà all’Inter?

Do sempre valore alle cose che si dicono. Il mio pensiero è che Icardi è un buon ragazzo e un grande calciatore e se lui dice queste cose a due giornate dalla fine, c’è da prendere in considerazione quello che dice, la mia valutazione va in quella direzione lì e a lui fa piacere questo.

-Come valuta la stagione di Lautaro, quanto è cresciuto?

Mi aspettavo la convocazione dell’Argentina per la Coppa America. Quando ho sentito parlare di lui i discorsi vanno sempre nella stessa direzione, in fondo si trovano d’accordo i discorsi che facciamo e credo gli possa venire poi dato un ruolo importante. Dico che fare la stagione in un club come l’Inter dà forza e convinzione, conoscenze diverse a tutti. Lui si sarà cibato di queste cose nuove e ora è un giocatore ancora più forte di quello che era quando è arrivato. La caratteristica che spicca è il carattere, ha forza mentale e caratteriale, è un calciatore da grandi club per il fatto che riesce a mantenere in qualsiasi confronto il massimo del potenziale proprio per il carattere che ha. Non si fa limitare da avversario o contesto o da come si parla di lui, lui esibisce sempre lo stesso marchio.

-Qual è la caratteristica in cui l’Inter è cambiata nei due anni? E aver raggiunto la CL un anno e quasi nel secondo cosa significa avendo sopportato il fardello del fair play?

Non siamo stati poi bravissimi a ribaltare tutto quello che era il modo di stare in campo perché anche quest’anno abbiamo lasciato qualche risultato per strada, non solo per il risultato, ma per la consapevolezza di essere di un certo livello, su questo vanno fatti passi in avanti, però siamo cresciuti. Abbiamo lavorato correttamente e secondo me i risultati si sono visti. Il massetto è stato fatto e ora bisogna sopra poggiarci un po’ di roba. Sul Settlement agreement significa aver fatto bene nel presente per un futuro migliore. Quello qualche limitazione l’ha portata, c’è poco da fare, ma è chiaro che poi c’è da risalire sul pullman che porta in Champions League, quello va ancora fatto e c’è da portarci i milioni di interisti che se lo meritano e hanno fatto vedere grande attaccamento a questi colori, vanno portati nella competizione più bella del mondo.

-L’anno scorso 19 punti dal Napoli quest’anno 10, si poteva fare di più?

Non lo so, mi rimane difficile. Non voglio portare esempi su lavoro fatto e risultato, so che ci siamo impegnati molto, in maniera seria e professionale. Lo sono stati i giocatori che hanno sempre dato il massimo, ma poi torniamo anche sul discorso del carattere, dipende da che carattere hai e poi riesci ad evidenziare tutte le tue caratteristiche o molte volte vieni influenzato sulle prestazioni. Come sei fatto fa la differenza, altrimenti ogni tanto sei costretto a doverti difendere da quello che dicono di te se non ti fai vedere allo stesso modo sempre.

-Potenzialità per arrivare terzi. Quanto significa come orgoglio?

Non è che non lo voglio dire, bisogna che non si dia per scontato. Questi sono discorsi che si fanno dopo, ora non ci sposta un millimetro sulla nostra attenzione. Si può dire tutto quello che si vuole ma devo essere concentrato e fermo sull’obiettivo attuale, allenatori che cambiano e discorsi che si fanno. E’ un riscaldare sempre la stessa minestra: per me la cosa essenziale è essere addosso alla partita con la squadra con quello che sono propositi e discorsi, pensieri e attenzioni e io sono lì dentro.

-Sorpreso dalla decisione della Juve di non continuare con Allegri e cosa pesa la tessera Spalletti nel domino allenatori?

L’unica cosa di cui parlo in questa direzione è Ancelotti e non aggiungo altro.

-Un’Inter al top al cento per cento senza infortuni importanti poteva raggiungere risultati migliori. E ha ripensato alla partita in Coppa Italia contro la Lazio visto la loro vittoria?

Chiaro che dei momenti di difficoltà in una stagione li passano tutte le squadre, si vede che l’entusiasmo del momento comporta e dà una mano sulla prestazione da fare, se ci si arriva tranquilli. Si mettono insieme tutta una serie di risultati utili o sconfitte in base al momento che passi: c’è stato un momento in cui anche la limitazione del numero dei calciatori ci ha dato difficoltà in più e quando entri in quel vortice lì non viene coinvolta solo una partita ma il pacchetto delle gare che si gioca in quel periodo. Involontariamente si tirano dietro anche le partite dopo come entusiasmo, convinzioni e qualità. Abbiamo passati momenti difficili sopportati bene e ne siamo usciti bene. Quando vai fuori dalla Coppa ti dispiace e che purtroppo può accadere perché la Lazio negli ultimi anni è stata spesso davanti all’Inter: ci devi giocare e devi far vedere di aver raggiunto quel livello o che sei andato oltre. E’ una delle cose che pesano sulle analisi in generale essere usciti in quel turno lì. Ci sono gare che si potevano portare a casa, ma anche questa è stata condotta per larghi tratti bene. Non siamo usciti dalle competizioni evidenziando di essere inferiori, siamo usciti per i particolari che a volte girano in un modo che non ti fa portare il risultato a casa. Il lavoro è sempre stato corretto anche se poi non è stato corretto il risultato finale.

-Icardi è uscito a testa bassa perché ha sentito tutti contro i tifosi, siete tornati in questo periodo sul discorso della fascia?

Stai chiedendomi se ci siamo salutati io e lui? Diventa difficile perché tornare su quel discorso significa tornare sulle nostre posizioni. E’ superato perché lui si sta allenando in maniera corretta, è a disposizione della squadra, è nel comportamento che deve avere un giocatore del suo livello. E’ tutto a posto.