INTER-Icardi: I giochi pericolosi di Wanda. Le posizioni sono irremovibili. Wanda gioca la carta del mobbing come accadde a qualche operaio della Fiat di Agnelli?

Wanda Nara e Mauro Icardi. L’attaccante argentino non intende trovare un accordo
con la società ma così per lui potrebbe essere controproducente.

Resta lontana da una soluzione la diatriba tra l’Inter e Mauro Icardi: le due parti rimangono ferme sulle loro posizioni, e trovare un accordo diventa sempre più difficile. L’incontro tra Beppe Marotta, ad nerazzurro, e Wanda Nara, moglie e agente del calciatore argentino, non c’è ancora stato, e potrebbe non esserci più, come sottolinea il Corriere dello Sport: “Era inevitabile, ma comincia ad alzarsi la tensione tra l’Inter e gli Icardis. Maurito e Wanda, infatti, sono pronti a partire per le vacanze e l’incontro che Marotta vorrebbe avere con la seconda, oltre a non essere ancora stato fissato, potrebbe perfino non esserci. L’ad nerazzurro punterebbe a comunicare, dando una sorta di ufficialità, il fatto che l’attaccante non faccia più parte del progetto e che sarebbe più conveniente per tutti se accettasse di fare le valigie, anche se ancora non è chiaro per dove. Secondo Wanda, invece, non c’è la necessità di comunicare nulla, perché Maurito non ha alcuna intenzione di lasciare l’Inter. Tanto varrebbe, nell’ottica degli Icardis, darsi appuntamento in ritiro e basta. Già ma l’Inter può permetterselo? Nei piani del club, doveva già essere tutto risolto prima. Addirittura entro il 30 giugno, assicurandosi così anche le plusvalenze necessarie per il bilancio”.

POSSIBILI SCENARI – “Davanti al muro di Maurito e Wanda servirà un’altra strategia, che, con ogni probabilità, comporterà il coinvolgimento di Conte. Del resto, se non c’è disponibilità ad ascoltare le parole di Marotta, ce ne dovrebbe essere invece per quelle del tecnico, visto che l’attaccante è convinto di riuscire a convincerlo di poter essere ancora utile. Come già emerso, però, l’ex-allenatore del Chelsea la sua decisione è già presa: Icardi è out e non certo per ragione tecniche. A questo punto non si possono escludere soluzioni più drastiche. O, quantomeno, una valutazione delle stesse. Quali, però? Beh, che Icardi possa non essere convocato per il ritiro di Lugano o per la tournée in Cina, lasciandolo alla Pinetina (non da solo, ma con altri compagni) ad allenarsi con un preparatore atletico“.

PERICOLO MOBBING – “Sarebbe un rischio, però. Non avendo più nulla da perdere, infatti, gli Icardis potrebbero, oltre che continuare a impuntarsi nel rimanere, anche decidere di battere la strada di un contenzioso per mobbing, con l’obiettivo di ottenere lo svincolo dall’Inter“ ma così facendo potrebbe ridursi anche il suo ingaggio.

I club di Serie A votano tutti contro la Juventus e la Super Champions considerata come una proposta scellerata.

Dopo l’incontro in Lega Calcio, l’assemblea della Lega A ha deliberato contro il progetto di riforma della Champions League proposto dall’Eca ed avallato dall’Uefa: quindici voti favorevoli alla delibera, quattro astenuti (Inter, Milan, Roma, Fiorentina) e un solo voto contrario, quello della Juventus. Dibattito acceso, soprattutto contro gli effetti della Super Champions sui vari campionati, con i ricavi della Serie A che potrebbero diminuire anche del 35%.

‘PROPOSTA SCELLERATA’ – Lotito, Preziosi e Cairo in prima linea per la “difesa corale del calcio italiano, contro un progetto scellerato che tutela solo ricchi e privilegiati”. Anche il presidente della Lega Gaetano Miccichè ha tuonato contro il numero uno dell’Uefa Aleksander Ceferin: “Se anche la sua visione si rivelasse quella giusta per tutelare tutto il calcio europeo, ha sbagliato nel metodo e nella comunicazione”. Assemblea interlocutoria sul fronte diritti tv: a proposta Mediapro è stata ufficialmente portata all’attenzione dei presidenti, che ora dovranno valutarla. 

La Serie A vota tutta contro la Juventus e la Super Champions considerata come una proposta scellerata.

Dopo l’incontro in Lega Calcio, l’assemblea della Lega A ha deliberato contro il progetto di riforma della Champions League proposto dall’Eca ed avallato dall’Uefa: quindici voti favorevoli alla delibera, quattro astenuti (Inter, Milan, Roma, Fiorentina) e un solo voto contrario, quello della Juventus. Dibattito acceso, soprattutto contro gli effetti della Super Champions sui vari campionati, con i ricavi della Serie A che potrebbero diminuire anche del 35%.

‘PROPOSTA SCELLERATA’ – Lotito, Preziosi e Cairo in prima linea per la “difesa corale del calcio italiano, contro un progetto scellerato che tutela solo ricchi e privilegiati”. Anche il presidente della Lega Gaetano Miccichè ha tuonato contro il numero uno dell’Uefa Aleksander Ceferin: “Se anche la sua visione si rivelasse quella giusta per tutelare tutto il calcio europeo, ha sbagliato nel metodo e nella comunicazione”. Assemblea interlocutoria sul fronte diritti tv: a proposta Mediapro è stata ufficialmente portata all’attenzione dei presidenti, che ora dovranno valutarla. 

INTER: è fatta per Antonio Conte con o senza Champions. Lui e Agnelli non hanno mai chiarito. Mai vicino alla Juventus.

Antonio Conte ha dato il suo sì definitivo all’Inter: l’amministratore delegato dei nerazzurri Beppe Marotta ha blindato l’accordo con il tecnico leccese, che ha respinto le ultime avances della Juventus.

Il club nerazzurro ha velocizzato le trattative e ha fatto di tutto per mettersi al sicuro da un ritorno di fiamma del club bianconero per il mister salentino: secondo la rosea mancherebbe solo la firma, che potrebbe arrivare il prossimo lunedì, al termine del campionato.

L’esito della volata per la Champions League non condizionerà la decisione del tecnico, che ormai ha dato la sua parola, ma inevitabilmente influenzerà il mercato e i colpi che il club meneghino potrà fare per accontentare fin da subito l’ex allenatore della Juventus (a cominciare dall’attacco).

Secondo le indiscrezioni, i bianconeri avevano mandato alcuni segnali all’entourage di Conte, ma il suo nome non è mai stato preso seriamente in considerazione: sulla scelta pesano ancora le ruggini del luglio 2014, quando il tecnico si separò, non senza polemiche, dalla Vecchia Signora. Un chiarimento tra Conte e il presidente Andrea Agnelli non c’è mai stato, ed è stato impossibile per Nedved e Paratici intavolare una qualsiasi trattativa per il suo ritorno a Torino.

L’ex vice di Conte alla Juventus, Massimo Carrera, a Sportitalia si è così espresso sul futuro del collega: “Antonio è un grande allenatore, io ci tornerei a lavorare domani. E’ carismatico, ti coinvolge. Ha passione, fa venire la voglia di giocare a calcio. Coinvolge tutto, dallo staff ai giocatori. Li rende una famiglia. Tutti la pensano come lui, diventano come lui. Acquisiscono un unico obiettivo, il suo. Lo dimostra l’Europeo con l’Italia di Euro 2016. Ci sentivamo una famiglia, tutti uniti per lo stesso obiettivo. Inter? Lui può ripartire da qualsiasi squadra. Se mi chiamasse per tornare a lavorare con lui, risponderei di sì”.

L’ennesimo verdetto di Calciopoli, più amaro della sconfitta con l’Ajax.

Andrea Agnelli

Il numero delle sentenze – o dei provvedimenti – post Calciopoli sfavorevoli alla Juve, ha quasi raggiunto il numero degli scudetti che si autoattribuiscono.
Così, nell’attesa fiduciosa che si giunga al punto di non-ritorno nel quale giungeranno alla autoattribuzione pure delle Coppe dei Campioni, rimaniamo oggi nella fiduciosa attesa degli esimi giuristi di turno che si prodigheranno nelle becere discussioni sull’interismo di Guido Rossi o sulle presunte condotte comuni dell’epoca o, addirittura, su presunte prescrizioni che, nella storia giudiziaria del calcio italiano, hanno riguardato – vedi tu – solo la Juventus.
Ce ne faremo una ragione, e pure una risata. Almeno noi. Non conosciamo invece le reazioni altrui e nemmeno ce ne importa, purchè non si insozzino siti, social e media di fregnacce e menzogne da offrire in pasto alla folla.
In ogni caso, non siamo qui per commentare il trentatreesimo o trentaquattresimo provvedimento sfavorevole, né per replicare seriamente ai soloni di cui sopra. Siamo qui semplicemente per sottolineare, una volta di più, che non se ne sentiva veramente il bisogno.
Non ne aveva bisogno il calcio italiano afflitto da ben altre questioni, non ne aveva bisogno neppure l’Inter che, di sentenze a favore, ne ha incassate assai.
Evidentemente, la sola esigenza era (e rimane) quella della Juventus che mostra, oltre a quella per il Triplete, una seconda patologica ossessione, ben più subdola però.
Perché – badate – se gli incubi per il Triplete paiono tutto sommato normali e coinvolgenti il solo ambito sportivo, l’ossessione per gli scudetti revocati pare mettere radici ben più profonde, in acque ben più torbide che poco o niente hanno a che fare con l’ambito sportivo e molto, invece, con quello dei principi. Che sono quelli sportivi, quelli giuridici, quelli della lealtà e del rispetto delle pronunce.
Se la Juventus ed il suo popolo hanno sviluppato una vera e propria ossessione per la Champions e per il Triplete dell’Inter, il dato è – tutto sommato – normale e pure piacevolmente fisiologico. Se la Juventus ed il suo popolo hanno invece sviluppato una vera e propria ossessione per titoli revocati da ogni giudice e da ogni provvedimento, perché vinti barando, il fatto diventa patologico, finanche preoccupante.
Lo è nella misura in cui lascia trasparire la totale mancanza di cultura del rispetto delle decisione o delle autorità, la totale violazione dei principi di lelatà e correttezza, il disprezzo per gli avversari e pure una buona dose di autolesionismo se è vero che Lucianone Moggi è ancora, per molti, un vessillo.
Si tratta di una specie di distacco morale dalle regole ed dai valori che riverbera inevitabilmente i propri effetti dovunque. È così che le decine di ricorsi post Calciopoli diventano decine di proteste in campo su ogni singola palla. Diventano gesti offensivi, come a Madrid oppure dichiarazioni offensive e ridicole come nel post Madrid. Diventano arroganza e maleducazione come i bavagli che Allegri vorrebbe mettere a chi la pensa in altro modo.
Diventano tutto, tranne che sport. E siccome di questo sport ce ne frega ancora, della ennesima pronuncia che li boccia avremmo fatto a meno.  
Ce ne faremo una ragione, e pure una risata. Almeno noi.

Scudetto 2006 all’Inter. Il Coni: “Inammissibile il ricorso di Agnelli/Juve, più il pagamento delle spese.

Andrea Agnelli e Luciano Moggi.
La decisione del Collegio di Garanzia dello Sport presieduto da Franco Frattini è l’ultimo atto della querelle sul titolo post-Calciopoli tra bianconeri e nerazzurri.

Il Collegio di Garanzia dello Sport del Coni, presieduto da Franco Frattini, ha dichiarato inammissibile il ricorso della Juventus sullo scudetto 2005/2006 assegnato dopo Calciopoli all’Inter dall’allora commissario straordinario della Figc, Guido Rossi, mettendo la parola fine sulla querelle. Il Collegio ha inoltre condannato i bianconeri al pagamento delle spese in favore del Coni e ha disposto l’integrale compensazione delle spese nei confronti delle altre parti.

Niente colpi di scena, dunque, sull’assegnazione d’ufficio all’Inter dello scudetto 2005/06. Il Collegio di Garanzia a sezione unite del Coni ha infatti “bocciato” il ricorso della Juve, definendolo “inammmissibile” e scrivendo l’ultimo atto della querelle sul titolo post-Calciopoli tra bianconeri e nerazzurri. 

Una storia vecchia ormai di 13 anni, ma che juventini e interisti non hanno mai dimenticato. Su quel tricolore, revocato alla Juventus e assegnato d’ufficio all’Inter dall’allora commissario straordinario della Figc Guido Rossi, per i bianconeri mancava infatti ancora un passaggio. Una decisione che è rimasta congelata dal 2011, quando fu deciso di non revocare lo scudetto ai nerazzurri dall’allora consiglio federale della Figc presieduto da Giancarlo Abete e successivamente dal Tnas (oggi sostituito proprio dal Collegio di Garanzia) che si dichiarò non competente, nonostante la dura relazione dell’allora Pm federale, Stefano Palazzi, alla luce delle nuove intercettazioni che coinvolgevano anche Giacinto Facchetti, all’epoca dei fatti dirigente nerazzurro.

Secondo l’avvocato della Juventus, Luigi Chiappero “non c’è nessun giudice sportivo che ha voluto decidere”, mentre secondo l’Inter pesano le ripetute sentenze, penali, amministrative e sportive, che si sono seguite negli anni: “Si propone sempre lo stesso quesito senza tenere conto di quello che hanno detto in tutti questi anni tutti i giudici”, le parole dell’avvocato Luisa Torchia. 

Oggi l’ultimo atto con cui il Collegio non soltanto ha dichiarato inammissibile il ricorso dei bianconeri ma ha estromesso inoltre il Coni “dal presente giudizio”, condannando altresi’ la società bianconera al pagamento delle spese in favore del Comitato olimpico nazionale per 1.500 euro, oltre agli oneri accessori disponendo “l’integrale compensazione delle spese nei confronti delle altre parti”.