Marotta: “Impossibile arginare calciatori o parenti sui social”

Dal palco di un evento al Castello Sforzesco di Milano, Beppe Marottatorna a parlare del rapporto tra club e calciatori in relazione all’uso dei social. “Non possiamo arginare Instagram e Twitter – ha spiegato l’ad dell’Inter rispondendo a una domanda su Icardi -. I social sono strumenti che non possiamo fermare perché fanno parte della sfera privata dei giocatori o dei loro parenti“. “Non ci sono gli strumenti adatti per porre un freno“, ha aggiunto.

Con l’avvento dei social network, del resto, anche il mondo del calcio è cambiato. Il mercato, la comunicazione, i rapporti tra club e calciatori. Una rivoluzione inesorabile, con cui i dirigenti attuali devono fare i conti. Marotta compreso. “Una caratteristica che serve ad un leader è l’adattamento – ha spiegato l’ad nerazzurro -. I social sono una realtà nuova che anni fa non c’era, addirittura non c’erano nemmeno i telefonini 40 anni fa quando ho iniziato io…”

Ufficiale l’addio a Luciano Spalletti. L’omaggio di Steven Zhang: “Allenatore, insegnante e amico. Grazie di cuore, hai dato tutto”.

Clicca sulla foto: il riconoscimento di Steven Zhang.

Steven Zhang ha salutato via social Luciano Spalletti con un giusto riconoscimento al lavoro del tecnico. “Un allenatore, un insegnante, un amico. Hai sempre fatto del tuo meglio, con la pioggia o col sereno. Questi due anni di avventura significano molto per l’Inter e per me personalmente. Non dimenticheremo la tua dedizione a questa squadra e ti ringraziamo tutti dal profondo del cuore. Una volta che sei stato allenatore dell’Inter sarai sempre il mio allenatore. Grazie mister Spalletti”.

INTER,certezza di Conte: no a Icardi e non per questioni di qualità tecniche ma per valori morali.

E’ tutto ormai definito per l’arrivo di Antonio Conte all’Inter e domani il nuovo tecnico sarà annunciato al popolo interista. Il tecnico lavora con Marotta e Ausilio per la costruzione della nuova squadra e c’è la prima scelta importante.

“Il futuro è già cominciato, sigillato in un accordo che adesso è diventato anche firma: Antonio Conte è il nuovo allenatore dell’Inter e ieri a Milano ha messo tutto nero su bianco: triennale da 9 milioni netti a stagione più bonus. Manca l’ufficialità, ma è solo un ultimo dettaglio, perché l’ex c.t. ha già dettato le linee guida alla società. Punti fermi di un progetto nel quale non c’è spazio per Mauro Icardi. Non è una questione di qualità tecniche o di palmares. Il punto centrale della vicenda sono i valori morali. La squadra viene prima del singolo. Sempre. Su questo Conte non transige, non lo ha mai fatto e non ha intenzione di mettere in dubbio le sue certezze proprio adesso che sta per affrontare la sfida più difficile – ma forse per questo più affascinante – della sua carriera: provare a spodestare la Juve dal trono d’Italia. La sua Inter dovrà rappresentarlo in tutto: dovrà avere fame, desiderio di sacrificarsi e voglia di vincere. Dovrà essere un gruppo coeso dal primo giorno, con un’unità di intenti su cui far forza nei momenti più complicati, perché ci saranno anche quelli, come nella normale natura delle cose. Per tornare a vincere serve un gruppo di lavoro che ragiona come un solo individuo, non c’è spazio per prime donne. Niente pose sexy sui social, niente attacchi velati alla società, niente permessi speciali o rientri in ritardo. Per queste e per altre ragioni il desiderio di Conte è cominciare l’avventura senza più veleni o tensioni, con la vicenda Icardi definitivamente chiusa”, spiega La Gazzetta dello Sport.

“Conte non vuole cominciare la stagione avendo ancora nello spogliatoio il giocatore che ha minato la serenità dell’ambiente nell’ultima stagione: vuole rompere col recente passato e tenere Icardi è un rischio troppo alto che non vuole prendersi. La società ha deciso di mettere Mauro sul mercato e Conte non si è opposto, l’unica richiesta è quella di evitare di portare ancora per le lunghe la questione. Quindi la missione di Ausilio e Marotta sarà doppia: garantire all’ex c.t. una rosa il più possibile definitiva già dal giorno del raduno e, prima di quella data, aver definito il futuro di Icardi. Che sarà lontano dall’Inter. E pazienza se il lungo braccio di ferro potrebbe portare alla fine Mauro alla Juventus: la nuova Inter vuole nascere senza l’uomo della discordia, con tutti i rischi del caso”, aggiunge la rosea.

Inter-Empoli 2-1, Keita Balde: “Davvero felice di aver giocato con questa maglia, ho sentito la fiducia di tutti”

Keita Balde ha messo la firma sul successo ottenuto ieri sera dall’Interin casa per 2-1 contro l’Empoli e che ha portato i nerazzurri dritti in Champions League. Al termine del match, intervenuto ai microfoni di Inter TV, l’esterno offensivo ex Lazio ha rilasciato le seguenti dichiarazioni relativamente alla sfida.

Era molto importante entrare e dare una scossa alla partita, i miei compagni se lo aspettavano e ho sentito la fiducia di tutti. Dovevo rispondere per me stesso e per tutti. Il gol è bello, ma l’importante è la vittoria. L’anno scorso avevo visto in TV l’ultima giornata, oggi mi godo questa vittoria: alla fine quello che conta è il risultato finale. Sono molto felice di indossare questa maglia, è stato un anno con alti e bassi ma sono contento di aver giocato con questa maglia“.

Inter-Empoli 2-1 (le pagelle) Handanovic alieno, Keita pronto al momento più importante. Radja ci ripaga.

HANDANOVIC 8 – Premiato come miglior portiere poco prima del fischio d’inizio, deve attendere lo scoccare del 30′ per chiudere la porta in faccia a Caputo. Nel secondo tempo usa le grosse mani che gli ha fornito madre natura per strappare il pallone dai piedi Farias e indossare le vesti di salvatore della patria su Ucan. Premio più che meritato.

D’AMBROSIO 6,5 – Si sgancia poco in avanti, dedicandosi principalmente alla fase difensiva. Quando varca la metà campo avversaria, però, costruisce quasi sempre qualcosa di pericoloso. Rischia di combinare la frittata cercando l’uscita in grande stile, decisamente da evitare in contesti come quello di oggi. In collaborazione con la traversa è però decisivo per il salvataggio finale sulla rasoiata di Caputo.

DE VRIJ 7 – Dopo le forzate assenze per infortunio, ritrova il suo posto al centro della difesa nella notte che conta. Gestisce con eleganza la sua zona di competenza, un miracolo di Dragowski gli impedisce di festeggiare il ritorno in campo con il gol. Non riesce a chiudere il traversone che genera il gol di Traorè.

SKRINIAR 6,5 – Dominante sulle palle alte, controlla egregiamente la linea difensiva. A momenti fatica a leggere con i tempi giusti le combinazioni in velocità di Caputo e Farias, ma nell’uno contro uno fa sempre la sua bella figura. Si divide le colpe con il resto dei compagni in occasione del pari dei toscani.

ASAMOAH 6 – Sfrutta sapientemente le praterie che Perisic gli genera stringendo il campo, proponendosi più volte al cross anche se non sempre con la giusta precisione. Anche il suo nome finisce nella lunga lista degli aspiranti al gol. A fine primo tempo rimane negli spogliatoi. DAL 45′ KEITA BALDE 7 – Spalletti lo butta nella mischia alla disperata ricerca del gol, lui prova subito a servire (senza successo) Icardi. Sfrutta l’intelligente taglio dell’argentino per scaricare in porta tutta la sua voglia di Inter e far esplodere San Siro. Un riscatto personale, alla ricerca di quello nerazzurro. Nel finale stende Dragowski e si becca il rosso con annesso gol annullato a Brozovic. Con il senno di poi glielo si può perdonare.

VECINO 7 – L’inserimento è il suo cavallo di battaglia e lo mette in mostra per due volte (prima di tacco, poi di prima intenzione) nel giro di pochi giri di orologio. Lotta su ogni pallone sfruttando la stazza fisica, come un anno fa graffia (anche se indirettamente) sul match colpendo il palo che diventa un assist per Nainggolan.

BROZOVIC 6,5 – Gode di buona libertà e ne approfitta per costruire l’azione nerazzurra, contribuendo anche a rompere il possesso avversario. Prova a far girare la squadra anche negli spazi intasati, cercando anche di sbloccare la partita con una sassata da fuori deviata in angolo dal solito Dragowski. Il Var e Keita gli cancellano il gol del 3-1.

POLITANO 6,5 – È il più intraprendente dei primi minuti, dove svaria da una parte all’altra del campo guidato dall’istinto e dal suo mancino. Controlla male sul pasticcio del portiere ospite e cestina un’occasione d’oro, non riuscendo a pungere nonostante i tanti palloni toccati. Solita prestazione di sacrificio.

NAINGGOLAN 7,5 – Comincia la sua prestazione con un’apertura sbagliata su Politano, poi prova a rifarsi con un paio di conclusioni insidiose verso la porta di Dragowski. Guida il pressing sui portatori di palla toscani e si esalta nello scontro fisico, garantendo il costante elastico tra le linee. Nel momento decisivo rispetta la promessa e “ripaga la fiducia dell’Inter” con il gol che vale la Champions.

PERISIC 6,5 – Stringe spesso il campo per aprire gli spazi ad Asamoah e dare più peso all’attacco, garantendo appoggio a Icardi. Negli spazi stretti fa più fatica, ma lo dimentica quando prova l’improvvisa frustrata di sinistro che impegna Dragowski. Dopo l’uscita da campo di Asamoah si trasforma in terzino, poi lascia il campo per un guaio fisico. DAL 73′ DALBERT 5 – Pronti via, si fa infilare da Di Lorenzo che aziona la rete dell’Empoli. Prova qualche confusa azione e si dimostra tatticamente limitato, perdendo palloni elementari in un momento delicato della gara.

ICARDI 5 – Chiama palla e partecipa a sprazzi all’azione, reclamando anche un calcio di rigore dopo pochi minuti di gara. Sfiora il gol del vantaggio dopo aver lavorato bene spalle alla porta, poi taglia e trascina via due giocatori aprendo la via del tiro vincente a Keita. Astuto, si guadagna un rigore che poi calcia senza voglia e convinzione, impedendo all’Inter di chiudere la partita. Per capire se sia stata la sua ultima recita a San Siro ci sarà tempo: intanto saluta l’annata tra i fischi e le lacrime di Wanda Nara. DAL 72′ LAUTARO 6,5 – Entra in campo con la squadra in vantaggio e poco dopo di nuovo con l’acqua alla gola, ma si mette comunque a disposizione con il giusto atteggiamento. Ci prova, ma non riesce a incidere.

ALL. SPALLETTI 7 – Nella serata che sancisce la sua separazione dal Biscione, raggiunge l’obiettivo tra mille difficoltà. La partita è un assedio totale a testa bassa, con tante occasioni create e poche sfruttate. Ed è un po’ lo specchio della stagione nerazzurra. Rispolvera Keita Baldé come primo jolly a gara in corso e il risultato gli dà subito ragione, poi nel momento del bisogno è il suo uomo a regalargli un addio dal sapore più dolce. Forse era destino.

EMPOLI (3-5-2): Dragowski 8; Maietta 6,5 (dal 71′ Ucan 6,5), Silvestre 6, Dell’Orco 6,5; Di Lorenzo 6,5, Traoré 7, Bennacer 6, Acquah 5,5 (dal 70′ Brighi 6), Pajac 6; Caputo 6,5, Farias 6. All. Andreazzoli 6.

ARBITRO: BANTI 5,5 – Lascia correre con sicurezza il contatto che vede protagonista Icardi nell’area di rigore dell’Empoli. Nella discutibile gestione di gara, poteva starci anche un giallo a Dragowski per le continue perdite di tempo (che a fine primo tempo si dimentica di far recuperare). Dopo la visione al Var, convalida il calcio di rigore sbagliato dal 9 argentino. Dopo aver annullato il gol di Brozovic, nel finale si scatena con i cartellini.
ASSISTENTI – Vuoto 6 e Passeri 6.

VIDEO – Luciano Spalletti attacca i giornalisti defilati: “I viscidi dicono di tutto, poi non si presentano in conferenza”

(Video) Spalletti attacca i giornalisti viscidi e defilati.

Luciano Spalletti ha tenuto la conferenza conclusiva al Meazza al termine di Inter-Empoli, ultima giornata di Serie A 2018-2019. Queste le risposte date dall’allenatore nerazzurro ai giornalisti presenti in sala stampa.

Ecco il contenuto della conferenza stampa di Luciano Spalletti: «Un pochettino di storia va vista, se vuole gliela racconto. Io ho cominciato dai play-out con questa squadra qui (l’Empoli, ndr), dalla Serie C, poi i play-off in C per andare in Serie B, arrivi quinto giochi con la quarta e fai la finale con chi vince la seconda e la terza. Arrivi in B, vai in Serie A e ti salvi all’ultima domenica, perché mi sembra che Marco Roccati abbia parato un rigore o una roba del genere, ora non mi ricordo bene, gli anni dopo vai a lottare per la zona retrocessione, mi chiamano a Udine e Ancona dove si è perso dieci partite di fila, con l’Udinese mi salvo con un gol di Roberto Muzzi negli ultimi minuti a Bergamo contro l’Atalanta, poi le finali di Coppa Italia con l’Inter quando ero alla Roma… Io sono nel posto dove ho sempre vissuto, sono a casa mia in queste situazioni, nel posto dove vorrei essere sempre, con queste pressioni che voi volete non si reggano. Se tu vinci la partita c’è la soluzione, vai a giocare e vedi se ce l’hai. Noi si ha da andare a giocare le partite con la testa libera, poi è chiaro che diventa difficile perché quando ci sei dentro disperdi un po’ di vantaggio che ti eri accumulato. L’ultima partita non può che essere così: loro sono una squadra vera, sono una squadra che meritava di salvarsi se vai a vedere le ultime partite. Se la vinci la vinci così, dove ci sono dei calciatori fortissimi che hanno sopperito a tutte queste difficoltà, create dalla storia dell’Inter, dal tifo allo stadio e dal tipo di partita che devi fare: sbagli un pallone e ti si bloccano le gambe, i metri diventano chilometri e l’emozione ti fa così. Dalbert Henrique? Vi farò vedere, ho sempre detto così. Stasera quando è entrato male, però poi è un calciatore giovane e a volte si dice che si realizza, ma dipende il contesto dove lo chiami a operare: in un contesto del genere è difficile far giocare un giovane o uno che ha giocato poco, ci vuole gente di spessore che ha la corteccia e il cuoio addosso per reggere queste cose qui. La squadra è stata eccezionale, dopo il pareggio loro chi è che ci crede? Vedi il buio completo, devi essere da te solo che te lo dici e cerchi di motivarti e trasferirlo a quello vicino, con quegli altri che hanno preso convinzione e sicurezza. È una storia così, quindi doppiamente bravi a questi calciatori per il risultato che hanno fatto e l’obiettivo che hanno raggiunto: è un obiettivo importante, è quello che era stato chiesto. A me non era stato chiesto niente di diverso, poteva essere raggiunta la qualificazione prima ed è tutto vero, però vediamo. Puoi scrivere quello che ti pare e poi non venire in conferenza stampa, come stasera qualcuno perché lo fanno i viscidi: ti dicono di tutto e poi non si presentano in conferenza stampa. Diciamocele ora le cose, è finito! Tenti sempre di metterci le cose, a volte le offese e i comportamenti. Non a te (al giornalista, ndr) ma c’è qualcuno che non c’è, poi si dice chi è che che per tutto l’anno ha condotto come gli è parso. Che può essere vero o no, io non lo so, ma si mettono i giocatori in queste condizioni qui: a me ci metti poco in queste condizioni qui, questo confronto mi piace e ci sto bene dentro. Rifatemelo anche il prossimo anno, che è un piacere. Antonio Conte? Io sono come lei ad ascoltare, secondo me cambia poco perché per un risultato che mi volete dire? Che tre mesi di pagine scritte poi non è vero niente? Mi volete dire questo? No ragazzi, provate un po’… Vi faccio vedere: c’è da aspettare quello che diranno, naturalmente a me farebbe piacere rimanere ad allenare l’Inter. Qualcosa differente? Secondo me la cosa che non bisogna fare è tornare indietro quando prendi delle decisioni. Tu a prendere delle decisioni ci devi pensare bene, molto bene, poi quando le hai prese rimetti tutto in discussione? Quella è la vera complicazione che poi viene fuori, perché lì allora non hai fatto una cosa coerente nella gestione della decisione che hai preso. Poi che fai, ributti tutto all’aria perché era sbagliata la decisione? Te ne vengono tre di problemi tutti uguali, è sempre così è un film già visto. Poi rincontriamoci perché due o tre cose le ho da dire, vedo che alcuni non ci sono e bisogna rincontrarci, si mettono a posto le situazioni che mi riguardano. Dall’ultimo anno e mezzo di Roma dov’era l’Inter e dov’è adesso, nelle differenze che ci sono: questa è la mia storia, di dati di fatto, non quella che racconta qualcuno. Quando sono andato ad allenare la Roma eravamo sei punti dietro l’Inter, siamo arrivati dieci punti davanti e poi venticinque, ora alleno l’Inter e siamo arrivati noi in Champions League e loro no. Questo ho da dire».

INTER: il tredicesimo uomo è stato fondamentale per raggiungere la Champions ma Icardi abbandonato dal suo migliore amico.

Novanta minuti col fiato sospeso. Coronarie e pazienza a dura prova nell’ultimo atto per l’Inter 2018/19, confermatasi nemica principale di se stessa nella corsa ad un piazzamento Champions strappato praticamente al fotofinish. Contro un Empoli sceso in campo con molta meno pressione, considerando l’impegno in trasferta contro una rivale sulla carta di altro spessore, la squadra di Spalletti ha mostrato entrambe le facce della medaglia che porta al petto il tecnico toscano, protagonista – al netto di tutto – di un biennio che ha portato i frutti migliori della storia recente del club.

IL TREDICESIMO UOMO – Sarà rimasta imbottigliata nel traffico milanese, o probabilmente avrà avuto qualche problema ai tornelli, la dea bendata cui sempre si fa affidamento quando ci si gioca il tutto per tutto come ieri al Meazza per i nerazzurri. Fatto sta, che nonostante il netto predominio nel primo tempo, all’Inter è mancato giusto quel pizzico di fortuna che nella ripresa si è manifestato dalle parti di Samir Handanovic, aggiungendosi alla calorosa spinta del pubblico di casa, già dodicesimo uomo, e premiando una intraprendenza nelle scelte non sempre mostrata da Spalletti, soprattutto negli scontri diretti nel girone di ritorno.

GIÙ IL SIPARIO – Il triplice fischio di ieri sera avvicina il momento dei saluti per Luciano Spalletti ed inesorabilmente anche per Mauro Icardi. Entrambi avrebbero volentieri proseguito il loro viaggio all’ombra della Madonnina, ma il destino è comune ed ormai segnato. Resta solo da capire la prossima destinazione per l’argentino, al quale è mancato il cinismo che più volte gli ha portato elogi in carriera e che ieri lo ha abbandonato al momento di trasformare il rigore che avrebbe evitato qualche brivido di troppo al pubblico del Meazza negli ultimi minuti. Il tecnico lascia, invece, nelle mani di Antonio Conte una squadra che, nonostante abbia ancora un lungo cammino da percorrere, nell’arco dell’ultima stagione ha diminuito il numero di amnesie, ma a livello caratteriale non potrà che giovare dell’apporto del nuovo allenatore.

UFFICIALE – L’INTER presenta la nuova maglia home nerazzurra 2019-20

Debutto contro l’Empoli Il club nerazzurro si proietta nel futuro: ecco la divisa home della prossima stagione di Marco Accarino, 22 maggio 2019 – 9:00 Guarda la versione integrale sul sito La nuova stagione è oramai alle porte: solamente l’ultima giornata di campionato – che sarà comunque decisiva per le sorti europee dell’Inter, ancoratutte da scrivere – divide i club della Serie A dall’inizio della progettazione della stagione 2019-20. Come ormai da tradizione però le società calcistiche, al contrario di quanto avveniva fino a qualche anno fa, non perdono l’occasione di presentare la nuova maglia della prossima stagione durante l’ultima presenza in casa: succederà anche all’Inter, che contro l’Empoli darà spazio alla nuova divisa home. Questo l’annuncio ufficiale del club nerazzurro, che presenta la divisa con delle modelle d’eccezione: le componenti dell’Inter femminile. Ecco il comunicato: “La nuova maglia si ispira alla divisa Away della stagione 1989-90, grazie ad un inserto a strisce diagonali che si estende sul petto, intersecandosi elegantemente con le tradizionali righe nere e azzurre verticali. Tra il 1978 e il 1988 le strisce diagonali sono state un elemento chiave dello stemma del Club, oggi invece costituiscono il punto focale di una maglia che viene completata dal colletto bianco con scollo a V e dagli iconici bordini bianchi sulle maniche. Il Logo dell’Inter spicca sulla maglia grazie al bordino in rilievo, mentre all’interno della maglia è presente un dettaglio che sottolinea il legame con la città di Milano e un omaggio alla tradizione del Club: la Croce di San Giorgio arricchita dalla scritta ‘Internazionale’, da una stella e dal “1908” in onore all”anno di fondazione dell’Inter”.

9 anni fa Josè Mourinho e l’Inter conquistano il Triplete – Lo Special One “L’Inter è la migliore squadra che abbia mai allenato”.

Lo Special One si è raccontato a Being Sport tra passato e futuro. Omaggiando l’Inter del 2010 quale straordinaria e migliore esperienza della sua carriera come allenatore: “Vincemmo tutto battendo i migliori”. E sul suo futuro ha le idee chiare: ” Continuerò ad allenare e sapremo

in pochi giorni la strada o la squadra che approderà nel suo percorso professionale.

Il Manchester United, suo ultimo club con cui si è lasciato a dir poco malamente. Dai red devils ha ricevuto il benservito e poi la buonuscita per risolvere definitivamente il contratto. Si parla di circa 15 milioni di euro, ma con un divieto: nessun commento sui rossi di Manchester. E così, lo Special One ha compensato parlando di un’altra società in cui ha scritto la storia, l’Inter.

L’anno di grazia 2010, quando i nerazzurri hanno colto l’apice della loro storia sportiva vincendo in pochissime settimane Scudetto, Coppa Italia e Champions League il 22 maggio 2010. Un tripudio per un club che da anni arrivava da cocenti sofferenze e dopo il quale è tornato oggi nel semi anonimato. Ma per Mourinho quella avventura, ad oggi rappresenta ancora il fiore all’occhiello della sua carriera considerando la squadra del 2010 “la migliore che abbia mai allenato”.

Il passato: il Triplete con l’Inter, il fiore all’occhiello

L’argomento è nato negli studi televisivi di Being Sport perché Josè Mourinho è merce preziosa per chi mastica di calcio ed averlo a disposizione per una intervista o come commentatore è sempre qualcosa di estremamente raro ed importante. Così, lo Special One si è soffermato sulla straordinaria cavalcata del 2010, ricordandone i momenti salienti e soprattutto il clima che si respirava in quel periodo a Milano. “La miglior squadra che io abbia mai allenato ad oggi è senza dubbio l’Inter, perché abbiamo vinto tutto. Devo essere oggettivo e rispettoso verso tutte, ma ovviamente scelgo la squadra che ha vinto tutte le competizioni a cui ha partecipato, che ha battuto le più grandi squadre del mondo: il Barcellona 3-1, il Bayern Monaco 2-0 nella finale di Champions League”

Il futuro: ai massimi livelli del calcio

Ricordi indelebili ma che fanno parte del passato. Per il futuro, invece, lo Special One resta misterioso. Nessuna dichiarazione, nessuna anticipazione se non la volontà di continuare, ai massimi livelli: “Non penso di tornare subito in panchina, di imparare molte più cose del calcio. Ritiro? No, la mia strada è ancora lunga. Dove sarò? Io appartengo al massimo livello del calcio, è lì che sarò“.

Spalletti cita i “Robert Redford motivi” ai giornalisti che lo danno in partenza dall’Inter.

Non è la prima volta che Luciano Spalletti si riferisce alle voci, sempre più chiassose e rumorose, relative alle notizie che parlano del futuro della panchina e quindi del suo futuro all’Inter. Settimane fa aveva citato i mulini a vento, gli spunti narrativi di chi ha bisogno di promuoversi, di chi “sussurra” notizie con uno scopo più o meno preciso: “Se si parla di mulini a vento, quelli girano a vento e portano l’aria dove gli pare, in base a chi vogliono attaccare, alle telefonate che ricevono. A fine anno faremo un discorso, con nomi e cognomi”.

Anche oggi il tema sottinteso della conferenza stampa che precede Inter-Chievo è il futuro, non solo dei nerazzurri alla ricerca della qualificazione in Champions League ma dei nerazzurri nella prossima stagione. “Voci sul futuro? Non so a cosa vi riferite. Le voci sul futuro? Sul futuro di chi? Su di me se giornali così importanti scrivono che non ci sarò più, hanno i loro Robert Redford motivi perché funziona così nel calcio. Però poi non ci sposta un millimetro da quello che sarà il tentativo di raggiungere l’obiettivo. Si possono aprire i cancelli per far vedere come si allenano i calciatori: per noi c’è solo una strada, vincere le partite e riportare l’Inter in Champions. Questo è l’obiettivo: nella testa dei giocatori c’è solo l’Inter. Nella mia e nella loro testa: la Champions sarebbe importante”.

Sembra che il tema ricorrente, quello di chi sussurra le notizie (al di fuori dell’Inter ma probabilmente anche dall’Inter) si sposi bene con un film del citato Robert Redford, “L’uomo che sussurrava ai cavalli”. Proprio questo è il film a cui faceva riferimento il tecnico nerazzurro. I sussurratori non sono visti di buon occhio da Luciano Spalletti e non è la prima volta che questo concetto trova un importante spazio nelle sue riflessioni. Ma il finale di stagione è ormai urgentemente vicino. La resa dei conti, per tutti, è proprio dietro all’angolo.

Tre partite e calerà il sipario sulla stagione 2018/19 dell’Inter. Domani sera, nel Monday Night della 36esima giornata di Serie A e sapendo già i risultati delle altre squadre, l’Inter ospiterà al Meazza il già retrocesso ChievoVerona per cercare di dare una spallata decisiva nella corsa Champions. Oggi, al Suning Training Centre, Luciano Spalletti incontra i giornalisti per la consueta conferenza stampa pre-gara.

Con i risultati delle altre squadre aumenta la pressione per domani?
“Diventa difficile far aumentare la pressione a chi vive nell’Inter. Qui la pressione è sempre al massimo, non c’è mai un risultato che ti può far stare tranquillo, c’è sempre un obiettivo superiore da raggiungere. E’ normale che gli avversari abbiano vinto come deve essere normale vincere per noi. Sappiamo che sarà una partita difficile perché nel calcio, soprattutto se imposti male la gara, niente è facile. Dobbiamo essere migliori dei nostri avversari per vincere, non tentare di far diventare peggiori loro. Di conseguenza ci vogliono tutte le qualità che abbiamo in repertorio”.

Come si può rimanere isolati con tutte queste voci sul futuro?
“Non so a quali si riferisce perché ce ne sono talmente tante. Voci sul futuro di chi? Se i giornali così importanti stanno scrivendo da mesi che non sarò qui è perché hanno i loro buoni motivi, ma non ci sposta di un millimetro dal raggiungere i nostri obiettivi. Vi posso far vedere gli allenamenti per capire come si stanno allenando i giocatori. Per i calciatori c’è solo la strada di vincere le l e riportare l’Inter in Champions. Nella testa dei giocatori e nella mia c’è solo l’Inter e di conseguenza l’obiettivo da centrare, che sarebbe molto importante”.

Cosa non deve accadere domani?
“Non deve accadere che non vinciamo. Il rischio è sempre quello di non riuscire a metterci tutte le qualità che abbiamo e questo dobbiamo scongiurarlo col lavoro settimanale. E’ fondamentale allenarsi in un certo modo e di conseguenza che venga normale mettere in gara tutti gli elementi che ti fanno essere superiore all’avversario. Tatticamente siamo preparati per affrontare qualsiasi avversario, come abbiamo fatto vedere in tutta la stagione. Poi lo scorrere della partita determinerà se abbiamo lavorato bene o meno”.

Lei diceva che c’è sempre un obiettivo davanti. Poter arrivare a quota 72 punti vi stimola ulteriormente?
“Non cambia molto. Mi stimola la partita di domani sera, siamo perfettamente dentro un pensiero corretto per il prossimo degli obiettivi, che è la partita di domani. Di quella successiva parleremo dopo e quello che diventa fondamentale è riportare l’Inter in Champions”.

A fine girone d’andata ci avevi detto che sarebbe stata tanta roba fare gli stessi punti anche nel ritorno. C’è invece stato un calo. Pensi che si sia andati prima oltre le potenzialità o non c’è stata crescita?
“Per quel che si è visto in campionato tutte le squadre hanno creato problemi alle più titolate per l’alta classifica. Ci sono molte squadre che si sono inserite nel gruppone di alta classifica e di conseguenza hanno tolto punti a quelle che l’anno scorso hanno fatto meglio. Hanno meritatamente rubato punti. Per cui c’è più equilibrio e diventa quindi fondamentale raggiungere la quarta posizione, con che punteggio si andrà a raggiungere non lo so ma cambia poco. L’essenziale è stare lì dentro”.

Doveste chiudere terzi, migliorando il quarto posto dell’anno scorso, lei vivrebbe una mancata conferma come un tradimento?
“Non mi interesse e non interessa ai calciatori ciò che riguarda me e il mio futuro. Interessa a tutti l’Inter di adesso. Domani sera ci saranno quasi 60mila persone per questo motivo, non per scaldare i seggiolini della prossima stagione, ci sono per questa gara. Non è interessante per nessuno quello che vuole essere il discorso di mettere davanti cose che sono diverse dall’attualità. Ci interessa l’allenamento di oggi e la partita di domani. Questo ci permetterà di rivivere un’altra stagione facendo parte della Champions League”.

Ha detto che Gagliardini ha fatto bene quando l’ha scelto, c’è un motivo per cui ha trovato meno spazio?
“Non c’è un motivo particolare, lui è un calciatore di ottimo livello e quando ho scelto lui ho lasciato fuori altri. Il motivo è solo l’equilibrio tra i calciatori che ho a disposizione. Anche domani ho possibilità di scelta nonostante manchi Brozovic e la squadra ha fatto bene anche con lui”.