Spalletti opta ancora per il 4-2-3-1. Davanti ad Handanovic nessuna sorpresa: la coppia centrale sarà formata da Skriniar e De Vrij, con Asamoah e D’Ambrosio che completeranno il quartetto difensivo. Out Vecino, spazio in mediana a Borja Valero al fianco di Brozovic: in avanti confermatissimi Politano-Nainggolan-Perisic. Chi tra Icardi e Lautaro? A sto giro è il Toro a conquistare una maglia da titolare.
Ecco le formazioni ufficiali del match:
UDINESE (3-5-2): Musso; Larsen, De Maio, Nuytinck; D’Alessandro, Mandragora, Sandro, De Paul, Zeegelaar; Pussetto, Lasagna. All.Tudor
A disposizione: 88 Nicolas, 27 Perisan, 7 Okaka, 8 Badu, 14 Micin, 18 Ter Avest, 20 Hallfredsson, 24 Wilmot.
INTER (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, Skriniar, De Vrij, Asamoah; Borja Valero, Brozovic; Politano, Nainggolan, Perisic; Lautaro. All. Spalletti
E’ un’Inter Primavera immortale quella che espugna il Comunale di Caselle di Sommacampagna battendo sul traguardo, in rimonta, il Chievo per 2-1. I nerazzurrini resistono alla prima pugnalata del match inferta dell’ex Felice D’Amico, autore del più classico dei gol dell’ex, pareggiando con Lorenzo Gavioli grazie a a uno scatto veloce sui blocchi di una ripresa che regala mille emozioni. Succede praticamente di tutto nei secondi 45 minuti: Eddie Salcedo, al 53′, si divora il raddoppio vanificando l’azione tutta di prima confezionata dai compagni; è, quindi, Vladan Dekic l’uomo chiamato a tenere in vita i compagni parando il tentativo del solito D’Amico, ma soprattutto il rigore (inventato dall’arbitro) di Juwara. Per salvare l’1-1, quello che tutti pensano sia il risultato finale: tranne Jacopo Gianelli, che al fotofinish infila Michele Bragantini per quello che assomiglia da vicino al match point realizzato in ottica secondo posto.
“Antonio non andare all’Inter, il tuo passato allaJuventuspeserà eccome”. Più o meno con queste parole, o comunque con altre di significato simile,Marcello Lippiha consigliato adAntonio Contedinon accettare la corte dell’Inter. Un consiglio che l’ex Ct della nazionale non avrebbe tenuto in considerazione, stando almeno agli ultimissimi rumors di mercato, ma che secondo quanto riportato sull’edizione odierna di Repubblica lo avrebbe fatto riflettere per un po‘.
Il retroscena–Marcello Lippiha suggerito al più giovane collega, suo ex calciatore allaJuventusnegli anni 90, di declinare le offerte diZhangperché ha provato sulla sua pelle le difficoltà nel passare daTorino a Milano. All’InterLippiapprodò nel 1999, dopo essere stato esonerato pochi mesi prima dalla Vecchia Signora. In cui aveva vinto tutto, tre scudetti e una Champions League, oltre ad altre due finali perse. Le roventi polemiche per lo scudetto 1998 – quello diRonaldo-Iuliano– condizionarono sin dall’inizio l’esperienza in nerazzurro di Lippi, che fu tutt’altro che eccezionale. Quarto posto nel 2000, due finali perse contro la Lazio – in Coppa Italia e Supercoppa – e una clamorosa eliminazione ai preliminari di Champions contro gli svedesi dell‘Helsingborg, prima dell’esonero dopo la sconfitta aReggio Calabrianella prima giornata del successivo campionato.
Lautaro favorito su Icardi: questo l’unico dubbio ancora vivo alla vigilia in casa Inter in vista della sfida di stasera alla Dacia Arena. “La vera complicazione in vista della gara di Udine è stato lo stop di Vecino, costretto a dare forfeit per un affaticamento al retto femorale della coscia destra – scrive il Corriere dello Sport -. Stasera, quindi, al fianco di Brozovic, ci sarà Gagliardini che aveva comunque buone probabilità di giocare anche senza il guaio dell’uruguaiano”. La probabile formazione:
INTER (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, De Vrij, Skriniar, Asamoah; Gagliardini, Brozovic; Politano, Nainggolan, Perisic; Lautaro.
Lautaro è pronto a riprendersi la maglia da titolare contro i friulani. C’è l’opzione due punte, che Spalletti potrebbe giocarsi anche a partita in corso.
Magari è il momento buono per giocarsi il jolly. Quel Mauro Icardi che Spalletti ha lodato pubblicamente quando avrebbe avuto più di qualche motivo per stuzzicarlo, è lo stesso Mauro Icardi che stasera dovrebbe tornare in panchina a Udine, dopo aver ritrovato a sorpresa la maglia da titolare contro la Juve. Questo secondo la Gazzetta dello Sport a meno che l’idea che si è fatta largo nelle ultime ore nella testa dell’Inter e di Spalletti non diventi ancor più concreta oggi. E che non resti solo un’opzione da giocarsi a gara in corso. Il jolly è l’accoppiata Lautaro-Icardi, insieme dall’inizio. Una possibilità, non una certezza. Sulla quale lo stesso Spalletti ha fatto capire qualcosa, se così si può interpretare quell’“abbiamo raggiunto un modo di stare in campo superiore a quello precedente” detto dal tecnico, in riferimento all’eventualità che i due possano giocare insieme.
In memoria del GrandeTorino, da tutto lo sport e dai tifosi nerazzurri.
Nel pomeriggio del 4 maggio 1949 il velivolo trimotore Fiat G-212 che trasportava la squadra del Torino, all’epoca Associazione Calcio Torino, si schiantò sul terrapieno posteriore della Basilica di Superga, nei pressi del capoluogo piemontese. L’impatto, dovuto a un errore del pilota e forse a un guasto del segnalatore dell’altitudine, costò la vita a tutti i 31 passeggeri a bordo: 4 membri dell’equipaggio, 6 dello staff fra allenatori e dirigenti, 3 giornalisti fra cui Renato Tosatti, padre del noto giornalista sportivo Giorgio Tosatti scomparso nel 2007, e 18 calciatori.
Quel tragico schianto fu un pugno nello stomaco per i migliaia di tifosi di quella formidabile squadra, ma in realtà l’evento colpì profondamente tutti gli appassionati di calcio senza distinzioni. All’epoca, il calcio era uno sport completamente diverso: diverse le dinamiche, diverso il tifo e diversi i protagonisti. in quegli anni ’40, si faceva strada il Torino, una delle squadre più forti che abbiano mai calcato i campi italiani e internazionali, tanto da essere soprannominato il Grande Torino.
Nel pomeriggio del 4 maggio 1949 il velivolo trimotore Fiat G-212 che trasportava la squadra del Torino, all’epoca Associazione Calcio Torino, si schiantò sul terrapieno posteriore della Basilica di Superga, nei pressi del capoluogo piemontese. L’impatto, dovuto a un errore del pilota e forse a un guasto del segnalatore dell’altitudine, costò la vita a tutti i 31 passeggeri a bordo: 4 membri dell’equipaggio, 6 dello staff fra allenatori e dirigenti, 3 giornalisti fra cui Renato Tosatti, padre del noto giornalista sportivo Giorgio Tosatti scomparso nel 2007, e 18 calciatori.
Quel tragico schianto fu un pugno nello stomaco per i migliaia di tifosi di quella formidabile squadra, ma in realtà l’evento colpì profondamente tutti gli appassionati di calcio senza distinzioni. All’epoca, il calcio era uno sport completamente diverso: diverse le dinamiche, diverso il tifo e diversi i protagonisti. in quegli anni ’40, si faceva strada il Torino, una delle squadre più forti che abbiano mai calcato i campi italiani e internazionali, tanto da essere soprannominato il Grande Torino.
La favola del Grande Torino era cominciata nel 1940, con l’arrivo di un nuovo presidente: l’industriale Ferruccio Novo. Nonostante l’entrata in guerra dell’Italia Mussolini, convinto della brevità del conflitto, questi aveva esentato i calciatori dalla leva militare affermando «Servono più sui prati che all’esercito». Per questo motivo, il campionato di calcio continuò e il Toro cominciò a costruire la sua squadra di invincibili, grazie agli investimenti e alla lungimiranza del neo-presidente Novo. Nel 1942 arrivò il primo scudetto e anche la Coppa Italia e il Grande Torino divenne così la prima squadra italiana a realizzare un double. Negli anni immediatamente successivi, i campionati furono sospesi a causa dell’esplosione della guerra in Italia. Il paese si spaccò a metà, devastato dal conflitto, il fascismo cadde e la guerra terminò lasciando la penisola in una situazione di sconfortante caos.
Dopo il 1945, l’Italia rinacque e con essa anche la squadra, che dal 1945 al 1949 vinse tutti e quattro gli scudetti, raggiungendo le cinque vittorie consecutive del campionato (record rimasto imbattuto fino al sesto scudetto di fila per la Juventus nel 2017, ben 68 anni dopo). In quegli anni, i fenomenali giocatori del Torino, i cui nomi oggi sono ormai dimenticati, erano per la maggior parte italiani. Infatti, in contemporanea alle vittorie, l’Italia stava piano piano rialzandosi dalle macerie, ricostruendo le istituzioni e ricevendo i primi aiuti economici. La speranza iniziò a crescere e i gol del Torino la alimentavano. Il calcio era ormai diventato un fenomeno sociale di massa che serviva da diversivo all’amara realtà, fatta di povertà e tragedie quotidiane, per milioni di italiani. Ma fu proprio al culmine di questo successo che la favola si interruppe e il sogno si spezzò. In quel pomeriggio del 4 maggio 1949 il Torino stava rientrando da Lisbona; nella capitale portoghese i ragazzi granata avevano disputato un’amichevole con il Benfica. L’intera squadra del Grande Torino, eccezion fatta per le poche riserve che non presero parte al viaggio in Portogallo, morì nell’incidente e con loro svanirono in un istante tutti i sogni, le glorie e tutte le speranze di rinascita che questa squadra rappresentava in un momento storico così particolare.
In seguito all’incidente, lo scudetto fu assegnato a tavolino al Torino e gli avversari di turno nelle restanti quattro giornate di campionato schierarono le formazioni giovanili. Per ricordare la terribile Tragedia di Superga, la FIFA proclamò il 4 maggio Giornata mondiale del giuoco del calcio. Una tragedia umana e sportiva di questa portata sconvolse tutto il mondo del calcio e i sostenitori di tutte le squadre. Lo shock per gli italiani fu tale che l’anno successivo la Nazionale Italiana si recò ai Mondiali del 1950 in Brasile in nave, per sfuggire allo spettro dell’aeroplano. Davanti a un dramma che lascia senza parole, solo Indro Montanelli riuscì a trovare una frase adatta che ancora oggi rimane la più azzeccata ed evocativa:
Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto “in trasferta”.
Le voci su Antonio Conte nuovo allenatore dell’Inter non si smorzano, come quelle di uno scambio tra Mauro Icardi e lo juventino Paulo Dybala che permetterebbe a Juve e Inter, con una sostanziosa plusvalenza, di mettere a posto i bilanci. Toccherà a Beppe Marottacapire quali strade seguire per proporre un progetto di Inter convincente l’anno prossimo. E a proposito di Marotta, l’ad nerazzurro è stato in visita al Corriere della Sera dove ha incontrato il direttore Luciano Fontana, con il quale si è intrattenuto in un lungo dialogo. Nel corso dell’intervista, Marotta ha spiegato alcuni concetti della sua Inter, partendo dall’idea di creare un gruppo di calciatori che siano prima di tutto uomini con qualità morali e impeccabili professionisti.
Potrebbe essere Alexis Sanchez uno dei grandi colpi dell’estate di mercato dell’Inter. Come vi abbiamo riportato, infatti, i nerazzurri sembrano molto interessati all’attaccante cileno del Manchester United. E, dal canto loro, i Red Devils non paiono disposti a sbarrare la porta di fronte all’ipotesi addio dell’ex Arsenal. Tanto più che, con il trasferimento di Sanchez, il club inglese si libererebbe del lauto ingaggio del giocatore, pari a 26 milioni di euro circa. Addirittura, secondo il Daily Mail, i Red Devils sarebbero disposti a pagare metà stipendio in caso di trasferimento. E’ questo il primo indizio che potrebbe favorire i nerazzurri.
APPIANO GENTILE – Alla vigilia di Udinese-Inter, in programma sabato alla Dacia Arena alle 20.30, Milan Skriniar è stato intervistato da DAZN: “Il mio futuro è qui, all’Inter, voglio continuare qui. I tifosi mi chiedono spesso, scherzando, di cambiare nome (ride, ndr), ma ora si sono abituati”.
Skriniar non vuole distrazioni, l’obiettivo è la partita con l’Udinese: “I conti sono presto fatti: vincendo tre partite andiamo in Champions League. A Udine non sarà facile perché loro si giocano una gara importante. Ma lo è anche per noi, andiamo per vincere”.
In questa stagione Skriniar non ha trovato la via del gol: “Mi spiace e mi manca tanto, lo sto cercando e ci proverò anche nelle ultime quattro partite”.
Una stagione che l’ha visto sempre su alti livelli e nella quale ha affrontato tanti attaccanti: “Non so chi sia il più forte. Ronaldo è velocissimo, poi ci sono quelli che lottano su ogni pallone. Quest’anno forse il più difficile da marcare è stato Dzeko, fortissimo fisicamente”.
Skriniar ha provato a tracciare l’identikit del difensore perfetto, mettendo insieme le caratteristiche di diversi centrali: “La marcatura di Van Dijk, il colpo di testa di Koulibaly, la fase di impostazione del mio compagno di squadra Stefan De Vrij“. E l’uno contro uno… di Skriniar?. “Questo lo deve dire chi mi giudica, altrimenti mettiamo Sergio Ramos”.
Infine un flashback ai suoi primi mesi in Italia: “Devo sempre ringraziare il mister Giampaolo perché alla Sampdoria mi ha sempre dato fiducia, anche dopo gli errori. Non mi immaginavo una carriera come questa, ho sempre sognato di giocare in un grande club come l’Inter. E ora so anche di poter migliorare tanto”.
APPIANO GENTILE– MatiasVecinonon farà parte della lista dei convocati di Luciano Spalletti in vista di Udinese-Inter, gara valida per la 35ª giornata del Serie A TIM 2018/19. Durante la seduta di rifinitura il centrocampista uruguaiano ha accusato una contrattura al retto femorale della coscia destra. Le condizioni diVecinosaranno valutate giorno dopo giorno.