Durante l’evento The Coach Experience, Luciano Spalletti è tornato a parlare, dopo l’esonero, della sua esperienza nerazzurra e dei suoi progetti futuri.
“Per me è stato un onore allenare l’Inter – afferma il tecnico di Certaldo- abbiamo vissuto due anni intensi e terrò tutti i ricordi preziosi dentro di me. Un anno di pausa? Non lo so vedremo, probabilmente adesso mi dedicherò alla preparazione del vino nelle mie terre. Cosa manca ai nerazzurri per fare il salto di qualità? E’ una grande squadra, con un grande ambiente e una splendida tifoseria. E’ un’esperienza che ti cambia e che puoi capire solo standoci dentro. Conte? la società ha scelto un grande allenatore per un grande obiettivo.
Fiorentina? Non credo che la società abbia mai realmente pensato a me. Sono contento che sia rimasto Montella. Quello che abbiamo visto durante la sua gestione di fine campionato non è la vera realtà dei viola. Credo che sia giusto concedergli di lavorare dall’inizio e credo che sarà tutta un’altra storia”.
L’arbitro Paolo Mazzoleni è stato intervistato da L’Eco di Bergamo, a cui ha svelato un aneddoto relativo all’ultima stagione della sua carriera arbitrale, quella appena passata. Eccolo: “Quest’anno a fine gara sto lasciando San Siro dopo aver diretto l’Inter. Passo davanti al loro spogliatoio e sulla porta aperta, campeggia una mia foto con scritto “è tosto, è spigoloso”. Incrocio Pane, è nello staff di Spalletti, gli chiedo spiegazioni e lui mi dice: “Il mister lo fa sempre, per spiegare ai giocatori chi è l’arbitro”. L’ho sentita come una medaglia al merito: tosto e spigoloso. E per bene. Infatti i rapporti migliori li ho avuti con i carismatici: De Rossi, Bonucci, Zanetti, Diamanti, Gattuso, Stankovic”.
Noi “il Lucianone” vogliamo ricordarlo così, era il 14 ottobre 2017, nel pre-partita del suo primo derby milanese (che se lo portò a casa con il risultato di 3-2), quando in conferenza rispose con una battuta a Mirabelli. ⚽🐍 Grazie Luciano.
L’annuncio del club è arrivato via twitter, con un messaggio di condoglianze: domani i funerali
Un grave lutto colpisce Luciano Spalletti e la sua famiglia. È venuto a mancare Marcello, fratello dell’allenatore dell’Inter. 66 anni, l’uomo era malato da tempo e si è spento nelle prime ore di oggi. A darne l’annuncio è stata la stessa Inter, con un comunicato pubblicato sul proprio sito ufficiale: “FC Internazionale Milano si stringe attorno alla famiglia Spalletti per la scomparsa di Marcello, fratello di Luciano. Al mister, ai suoi familiari e a tutti i suoi cari vanno il pensiero e l’affetto del Club e di tutto il mondo nerazzurro”. Anche altre società, come Roma e Spezia, si sono unite al cordoglio dell’allenatore toscano.
Luciano Spalletti in conferenza stampa pre match di Inter-Empoli
A INTER TV – “Domani voglio vedere in campo una squadra che sa di poter portare nuovamente l’Inter in Champions, una squadra piena di prospettive, a disposizione dello stadio che la riempie di amore e di affetto. Il punto debole dell’Empoli? Durante il campionato ci sono varie fasi dove una squadra vive momenti opposti, che li fa sembrare diversi. Adesso l’Empoli è l’avversario più scomodo da affrontare, ma deve essere un problema loro. Il mio augurio è lo stesso di Andreazzoli, cioè che a fine partita gioiremo entrambi. Poi io sono l’allenatore dell’Inter e l’Inter offre un carico emotivo che ti porta a voler accontentare chi ci segue. Abbiamo fatto dei buoni allenamenti, in questi momenti la tensione può disturbare, ma ho visto l’entusiasmo giusto e la consapevolezza di ciò che vuol dire essere calciatori dell’Inter”.
Ci sono punti di contatto con la gara dell’anno scoro contro la Lazio? “Ci sono punti di contatto perché la gara ha la stessa valenza. È un dentro o fuori ed è chiaro che il carico è importante, ma ci siamo abituati. I miei trascorsi dicono che sono arrivato in fondo a campionati con situazioni analoghe a queste. La squadra ha avuto gli insegnamenti giusti per arrivare preparata a questo confronto in funzione alla carica emotiva che ti può mettere addosso”.
Avrebbe preferito giocare in trasferta vista l’atmosfera che si respira? “Preferisco giocarla a San Siro, i nostri tifosi si sono sempre comportati nella maniera corretta. Mettono sugli spalti quello che non possono mettere in campo e i calciatori devono essere bravi a tentare di dare soddisfazione ai tifosi”.
È preoccupato dal fatto che l’Inter in questa stagione qualche dentro o fuori lo ha sbagliato? “So che a volte ci sono delle tensioni e che si può sbagliare, ma ci sono anche altre partite che abbiamo fatto bene. Mi aspetto che i miei calciatori sappiano mettere dentro tutti quegli ingredienti che gli riconosco. Io e i miei calciatori abbiamo lo scopo di riportare l’Inter in Champions ci stiamo riempiendo la testa di cose che servono a portare l’Inter in Champions e non pensando a qualche partita persa”.
L’Empoli in questo momento è avversario ostico “Ci sono momenti che sono completamente diversi da altri. La posta in palio annulla tutto il percorso precedente, dobbiamo esibire il nostro marchio”.
La partita di domani si adatta più a Icardi o a Lautaro? “Non c’è mai un solco in queste cose qui, si tratta di sfumature. Secondo me è la partita di tutti e due, entrambi hanno quel livello di carattere e personalità per andare a incidere sullo scorrimento della partita’.
A prescindere dalla gara di domani, qual’è il giudizio della stagione? “Penso che dobbiamo aspettare il risultato della partita di domani, ne parliamo dopo la partita e faremo le valutazioni. Al termine di ogni giornata lavorativa mi chiedo se posso cambiare in meglio rispetto al giorno prima e questo lo hanno fatto anche i miei calciatori”.
Questa partita le da particolare emozione? “Mi danno emozione tutte le partite, queste che contano molte me ne danno ancora di più. Dobbiamo credere in noi stessi e fare un risultato importante, perché quelli te li scrivono addosso per quanto riguarda la nostra carriera”.
de Vrij e Politano sono a disposizione? “Stiamo tutti abbastanza bene”.
Farebbe un nome di qualcuno che l’anno prossimo meriterebbe di rimanere all’Inter? “Sono molti quelli che meritano di rimanere all’Inter e domani ci saremo tutti”.
CONFERENZA STAMPA
COME ARRIVA LA SQUADRA – Ci sono punti di contatto con l’anno scorso, c’è la stessa importanza: quando si arriva in un dentro-fuori diventa il massimo come attesa, come possibilità di realizzare il risultato che vuoi. Come carico emotivo è importante, ma ci siamo abituati noi che facciamo questo lavoro: io sono sempre arrivato in fondo ai campionati senza vivere un finale tranquillo. Guardate la Roma, con l’Inter abbiamo fatto sei finali: anche lì ci sono state situazioni analoghe. Succede a tutti i calciatori che vanno in squadre importanti, dipende da che obiettivo ci si accosta. La squadra secondo me ha avuto gli insegnamenti giusti in questi due campionati per arrivare a questo confronto in funzione della carica emotiva che ti può mettere addosso.
SAN SIRO – I nostri tifosi vogliono bene all’Inter, l’hanno fatto vedere: preferisco giocarla a San Siro, i tifosi sanno come comportarsi: cercano di dare un supporto alla squadra e trasferire le cose che non possono mettere in campo e i calciatori devono essere bravi ad interpretare e tentare di dare soddisfazioni ai tifosi.
L’EMPOLI – Stanno bene in questo momento, ma la posta in palio annulla il percorso precedente: davanti all’obiettivo devi essere nelle condizioni di esibire il tuo marchio.
ERRORI NELLE PARTITE CHIAVI – Ci sono delle tensioni, a volte ti trovi di fronte a partite che puoi sbagliare. Però ci sono tante partite che abbiamo fatto bene, io mi aspetto che i calciatori, essendo allenati a questo, mettano dentro tutte le cose che io gli riconosco e che hanno fatto vedere. I miei calciatori, io, ci sentiamo molto bene: abbiamo lo scopo di riportare l’Inter in Champions. Ci stiamo occupando di cose che servono a riportare l’Inter lì, non preoccupandosi di qualche partita persa.
ICARDI O LAUTARO – Non c’è un solco. Si tratta di sfumature. Secondo me è la partita di tutti e due, è una partita dove tutti e due hanno quel carattere e quella personalità per andare ad incidere: sono forti in testa oltre che in campo. Hanno un modo di pensare giusto e di agire altrettanto: da un punto di vista di potenzialità hanno le stesse per poter mettere il timbro nella partita.
GIUDIZIO SULLA STAGIONE – Io penso che si vada a mettere dentro delle cose che sono anticipate. Bisogna aspettare il risultato della partita, sarò in conferenza stampa domani, faremo una conferenza di fine stagione per fare le valutazioni: io alla fine di ogni giornata lavorativa mi domando sempre se sono stato nelle condizioni di cambiare in meglio il giorno prima. E questo mi sembra che l’abbiano fatto anche i calciatori: ho visto disponibilità nel parlare sempre di quello che stava per accadere e che poteva essere il nostro successivo passo. Si va a rafforzare quello che bisogna mettere dentro nella partita successiva: noi abbiamo tentato di riempire la testa per riportare l’Inter in Champions.
MOMENTO DECISIVO – Si possono trovare nostri e degli altri. Allenando una squadra forte come l’Inter si vanno a trovare dei momenti dove le valutazioni sono contrapposte, però è una perdita di tempo farlo ora. Noi dobbiamo essere pronti domani sera, continuare a fare ciò che abbiamo fatto in settimana e sapere che c’è la soluzione davanti, che è tanta roba. Poi staremo a vedere, si gioca la partita e si sa dove si gioca il prossimo anno: fare il tuo dovere è fondamentale. Ci metti il massimo e poi arrivi in fondo e accetti il risultato: noi abbiamo sempre messo il massimo.
LIVELLO PERSONALE – Mi danno emozioni tutte le partite, quelle che servono a molto me ne danno di più: noi dobbiamo credere in noi stessi, avere la forza mentale di poter fare un risultato importante perché i risultati te li porti dietro, te li scrivono addosso. Si va a giocare questa partita importante.
DE VRIJ – Ha recuperato ed è a disposizione.
LA SQUADRA – Politano è a disposizione, si sta quasi tutti molto bene: qualcosa di botte e di situazioni che la lunghezza del campionato ti costringe a subire sono cose gestibili. Per il resto stiamo bene.
UN NOME DA MANTENERE – Meritano in molti di rimanere all’Inter e domani sera ci siamo tutti.
“Il destino è segnato, diciamo al 99% , ma Luciano Spalletti deve ancora ottenere la medaglia da appuntarsi sul petto, ovvero la seconda qualificazione consecutiva alla Champions League”. Il tecnico di Certaldo dovrebbe salutare Milano a fine stagione, però resiste la volontà di chiudere l’avventura nerazzurra nel miglior modo possibile: confermarsi in Champions e farlo da terzi in classifica. “Spalletti però è a fine corsa, l’Inter ha trovato il sì di Antonio Conte e aspetta proprio l’aritmetica qualificazione in Champions per passare dalla stretta di mano alla firma del contratto -. Ma, come detto, Spalletti vuole finire al meglio, con la Champions, magari il terzo posto e tornando – perché a no? – a vincere a Napoli dove l’Inter non riesce a ottenere tre punti dal 18 ottobre 1997”.
Luciano Spalletti sul match di stasera contro il Napoli:
Luciano Spalletti sul match di stasera contro il Napoli:
“Noi cerchiamo di affrontare sempre le partite per portare a casa il massimo. Ci sono due partite e siamo in condizioni di disputarle in maniera corretta perché ci siamo allenati bene e nelle ultime gare anche se non abbiamo vinto spesso le abbiamo affrontate bene. Si cerca di vincerla, anche a rischio di perderla. Non è la partita contro la Lazio dell’anno scorso, è una partita differente. E come ho detto prima sappiamo che è una partita importantissima e diventa fondamentale arrivarci nel modo giusto, che vuol dire aver fatto le cose nella maniera corretta in settimana. Non sono tanto le intenzioni, è come ti comporti che fa la differenza”.
Luciano Spalletti in conferenza stampa ad Appiano Gentile in vista di Udinese-Inter di sabato 4 maggio 2019 ore 20.30
Alla vigilia della sfida contro l’Udinese, Luciano Spalletti risponde alle domande dei giornalisti presenti alla consueta conferenza stampa da Appiano Gentile.
AI MICROFONI DI INTER TV –“Quanto è cambiata l’Inter in un anno? Adesso abbiamo un equilibrio maggiore e sappiamo riconoscere che atteggiamento avere all’interno della partita e questo è importante. In questo campionato ci sono squadre che si sono rinforzate. A quattro giornate dalla fine, incontrare una quadra che lotta per la retrocessione, ha lo stesso valore di uno scontro diretto perché le loro motivazioni ci creeranno difficoltà. L’Udinese di Tudor è una squadra che viene ad attaccarti e che sa ripartire. Non giocano solo in modo speculativo. I gol dei centrocampisti? La squadra è cresciuta dal punto di vista del gioco e diventa più facile per tutti arrivare in zona gol”.
La gara contro l’Udinese può essere definita decisiva? “Possono essere tutte decisive, bisognerà valutare i punti che faranno i nostri avversari, che sono molti, perché almeno sei squadre lottano per la Champions. Dobbiamo affrontarli nella maniera giusta, lottano per la salvezza a quattro giornate dalla fine e per questo è come uno scontro diretto. È una partita difficile per quella che è la classifica e gli obiettivi di entrambe le squadre”.
Le hanno dato fastidio le foto di Icardi? “Quando viene qui è sempre vestito da Inter nella maniera corretta e a me interessa quello”.
Quanto la rassicurano i bei 60 minuti contro la Juve in vista del futuro? “Dipende sempre da cosa ci si mette in testa durante la settimana. Avevamo giocato bene anche contro la Roma. Dipende se riusciremo a vederci le stesse cose di quella partita anche contro l’Udinese e diventa fondamentale dargli la stessa collocazione di importanza. A volte succede di fare delle differenze e quei cali di tensione di cui ogni tanto abbiamo parlato sono figli di quei ragionamenti, cioè che durante la settimana qualcuno se la costruisce in maniera diversa la difficoltà della partita”.
Che differenze ci sono tra l’Inter in casa e l’Inter fuori casa? “Non ci sono differenze. A volte sono differenti i modi in cui si propone la squadra avversaria, ma il nostro atteggiamento è sempre lo stesso”.
L’anno scorso l’Inter dipendeva molto dai gol di Icardi, quest’anno la quadra ha trovato gol alternativi ma c’è ancora un po’ di imprevedibilità. Come si può migliorare ulteriormente? “Per quello che è il mio modo di pensare, non mi trova d’accordo il fatto di penare di essere dipendenti da un calciatore. Poi la sintesi va li, a quelli che fanno gol. Ma se ad esempio guardiamo l’Eintracht, possiamo dire di essere l’unica squadra che non ha preso gol da loro, quindi perché non fare anche i complimenti ai difensori? Di solito si tende a mettere più in evidenza chi fa gol, ma di fatto nella costruzione di una squadra, avere un muro al limite dell’area, è la prima qualità che bisogna avere, prima del saper fare gol. Poi per il prossimo anno cercheremo di fare scelte autentiche”.
Come si sono allenati Lautaro e Icardi e se c’è un favorito per domani? “Si sono allenati bene tutti, poi ci sono esercitazioni che piacciono di più e altre che piacciono di meno”.
Icardi è tranquillo anche senza gol o è un po’ turbato? “Sono accadute un po’ di cose che possono averlo limitato. Il suo pregio è l’equilibrio, ha uno spessore e un livello di ripetitività che ti danno buone notizie per il futuro”.
Del gruppone che lotta per la Champions, teme qualcuno? “Non una in particolare perché ci sono intrecci di partite. Ci sono gare difficile e per me è impossibile dire dove possono arrivare Atalanta, Torino o Milan. Ogni anno si vanno a posizionare come sorpresa, ma ormai la sorpresa si ripete costantemente. Nelle due stagioni precedenti a quando sono arrivato io l’Atalanta è arrivata davanti all’Inter. Le aspettative ficcate dentro la testa dei calciatori hanno costi di smaltimento”.
Quando si parla di futuro sembra quasi che ci sia spazio per uno solo tra lei e Icardi, questa è una cosa che si può sdoganare? “Dal mio punto di vista non c’è alcun problema, il mio futuro si chiama Inter-Udinese e non si chiama Icardi. Non ho alcun problema nell’allenare calciatori e farli giocare se si fa il bene dell’Inter, se si arriva presto in Pinetina per cercare di costruire qualcosa. Io voglio concentrarmi sul bene dell’Inter”.
Quella che ne ha più bisogno è la Roma, la prima scelta è la Juventus ma sullo sfondo c’è l’Inter. Con il Milan quarto incomodo. Questo, in sintesi, il succo del quadro descritto dal Corriere della Sera sul futuro di Antonio Conte, definito “l’uomo dei sogni” nel mirino dei top club italiani e non solo. “La squadra che vuole Conte in modo più esplicito, perché ha bisogno di un allenatore adesso e subito, è la Roma. Brutto dirlo, ma la società giallorossa che ha già proposto un ingaggio di 8 milioni a stagione per tre anni al tecnico di Lecce, dovrà aspettare. Perché non è la prima scelta. Quella è la Juventus” assicura il CorSera, che specifica poi come tutto sia però legato al futuro di Massimiliano Allegri. Il tecnico bianconero e il presidente Andrea Agnelli “si incontreranno presto, forse già nelle prossime ore: sul tavolo ci sono i programmi per l’anno prossimo, ma anche il ritocco dell’ingaggio (attualmente a 7,5 milioni annui fino al 2020) e anche l’eventuale prolungamento del contratto”.
“Se qualcosa andrà storto – si legge -, Conte sarà il primo a saperlo. Ma anche se andrà tutto liscio: in quel caso l’agenda si tingerà di nerazzurro. Ma anche qui non è facile cheSpalletti e l’Inter si lascino, perché i soldi in ballo in caso di divorzio sono ancora di più rispetto a quelli tra la Juve e Allegri. Ma che l’a.d. nerazzurro Marotta e Conte si siano già parlati più volte e che l’accordo possa essere trovato in poche ore in caso di via libera dalla proprietà cinese, ci sono pochi dubbi. Negli ultimi giorni la pista si è di nuovo surriscaldata, Suning sta ragionando con Marotta: è disposta a fare un sacrificio economico per l’ex c.t”.
Il quarto protagonista della storia potrebbe essere invece il Milan, ma senza la certezza delle Coppe e coi vincoli del FFP finanziario tutto si fa più complicato.
Anche Fabio Capello ha parlato del futuro di Antonio Conte. Questo il commento dell’allenatore: “La Roma è una buona squadra, con due acquisti giusti può fare qualcosa di importante. Ci sono dei giovani interessanti e di qualità, credo che sarebbe una bellissima sfida. Una squadra meglio della Roma può essere l’Inter che è più pronta. Se la Roma non vende nessuno e si rinforza nella giusta maniera può afre delle ottime cose. La piazza è fantastica, si innamora ma si abbatte molto facilmente, questo è il difetto del pubblico di Roma, non ha equilibrio in queste cose“.