Dopo il Collegio di Garanzia del Coni anche il Tribunale Federale Nazionale si esprime contro la richiesta di revocare il titolo assegnato al club nerazzurro
Nuova sentenza sportiva sulla querelle relativa
allo scudetto del 2006, tolto alla Juventus per Calciopoli e assegnato
all’Inter. La Sezione Disciplinare del Tribunale Federale Nazionale “ha
rigettato l’istanza di sospensione promossa dalla Juve e dichiarato
inammissibile il ricorso presentato dalla stessa tendente ad ottenere
l’annullamento della delibera suddetta”.
LE MOTIVAZIONI
Nel dispositivo firmato dal presidente Cesare Mastrocola si fa notare
che la Juventus aveva presentato nei mesi scorsi un analogo ricorso al
Collegio di Garanzia del Coni e per questo motivo il Tribunale aveva
disposto il rinvio della trattazione del procedimento in attesa della
pronuncia del Collegio. In maggio il Collegio ha dichiarato
inammissibile il ricorso della Juventus e per questo “verificata la
sostanziale identità tra i due procedimenti promossi parallelamente
dinanzi al Tribunale federale e al Collegio di Garanzia”, il Tribunale
si è espresso respingendo a sua volta il ricorso. Il Collegio di
Garanzia, tra l’altro, aveva precisato che “le doglianze” della Juventus
“non possono più essere oggetto di delibazione alcuna da parte del
sistema di giustizia sportiva”.
“Alla luce di quanto esposto, può quindi concludersi che il ricorso della Juventus e le doglianze ivi contenute, sotto qualsivoglia prospettiva le si esamini, non solo non possono essere portate all’attenzione del Collegio di garanzia dello sport, giacché inammissibili, ma può, altresì, affermarsi che le stesse non possono più essere oggetto di delibazione alcuna da parte del sistema di giustizia sportiva”. Queste le motivazioni scritte nella sentenza del Collegio di garanzia che ha dichiarato inammissibile il ricorso con cui il club di Andrea Agnelli chiedeva la revoca dello scudetto 2006assegnato all’Inter per i noti fatti di Calciopoli.
“Il Collegio presieduto da Franco Frattini, nelle motivazioni, dichiara inizialmente la sua incompetenza e sostiene che la Juve, di fronte al rigetto del Tnas, avrebbe dovuto rivolgersi a suo tempo all’Alta corte di giustizia – spiega la Gazzetta dello Sport -: ‘Non è concepibile che la società tenti di ovviare a questa omissione a distanza di più di sette anni'”.
Ed è arrivato anche il commento a corredo dell’avvocato Roberto Argeri di Cleary Gottlieb che ha difeso l’Inter: “Il Collegio di garanzia dello sport è l’organo di ultima istanza della giustizia sportiva: è stata messa la parola ‘fine’, anche in ambito sportivo, alla lunghissima controversia”.
Il numero delle sentenze – o dei provvedimenti – post Calciopoli sfavorevoli alla Juve, ha quasi raggiunto il numero degli scudetti che si autoattribuiscono. Così, nell’attesa fiduciosa che si giunga al punto di non-ritorno nel quale giungeranno alla autoattribuzione pure delle Coppe dei Campioni, rimaniamo oggi nella fiduciosa attesa degli esimi giuristi di turno che si prodigheranno nelle becere discussioni sull’interismo di Guido Rossi o sulle presunte condotte comuni dell’epoca o, addirittura, su presunte prescrizioni che, nella storia giudiziaria del calcio italiano, hanno riguardato – vedi tu – solo la Juventus. Ce ne faremo una ragione, e pure una risata. Almeno noi. Non conosciamo invece le reazioni altrui e nemmeno ce ne importa, purchè non si insozzino siti, social e media di fregnacce e menzogne da offrire in pasto alla folla. In ogni caso, non siamo qui per commentare il trentatreesimo o trentaquattresimo provvedimento sfavorevole, né per replicare seriamente ai soloni di cui sopra. Siamo qui semplicemente per sottolineare, una volta di più, che non se ne sentiva veramente il bisogno. Non ne aveva bisogno il calcio italiano afflitto da ben altre questioni, non ne aveva bisogno neppure l’Inter che, di sentenze a favore, ne ha incassate assai. Evidentemente, la sola esigenza era (e rimane) quella della Juventus che mostra, oltre a quella per il Triplete, una seconda patologica ossessione, ben più subdola però. Perché – badate – se gli incubi per il Triplete paiono tutto sommato normali e coinvolgenti il solo ambito sportivo, l’ossessione per gli scudetti revocati pare mettere radici ben più profonde, in acque ben più torbide che poco o niente hanno a che fare con l’ambito sportivo e molto, invece, con quello dei principi. Che sono quelli sportivi, quelli giuridici, quelli della lealtà e del rispetto delle pronunce. Se la Juventus ed il suo popolo hanno sviluppato una vera e propria ossessione per la Champions e per il Triplete dell’Inter, il dato è – tutto sommato – normale e pure piacevolmente fisiologico. Se la Juventus ed il suo popolo hanno invece sviluppato una vera e propria ossessione per titoli revocati da ogni giudice e da ogni provvedimento, perché vinti barando, il fatto diventa patologico, finanche preoccupante. Lo è nella misura in cui lascia trasparire la totale mancanza di cultura del rispetto delle decisione o delle autorità, la totale violazione dei principi di lelatà e correttezza, il disprezzo per gli avversari e pure una buona dose di autolesionismo se è vero che Lucianone Moggi è ancora, per molti, un vessillo. Si tratta di una specie di distacco morale dalle regole ed dai valori che riverbera inevitabilmente i propri effetti dovunque. È così che le decine di ricorsi post Calciopoli diventano decine di proteste in campo su ogni singola palla. Diventano gesti offensivi, come a Madrid oppure dichiarazioni offensive e ridicole come nel post Madrid. Diventano arroganza e maleducazione come i bavagli che Allegri vorrebbe mettere a chi la pensa in altro modo. Diventano tutto, tranne che sport. E siccome di questo sport ce ne frega ancora, della ennesima pronuncia che li boccia avremmo fatto a meno. Ce ne faremo una ragione, e pure una risata. Almeno noi.
Andrea Agnelli e Luciano Moggi. La decisione del Collegio di Garanzia dello Sport presieduto da Franco Frattini è l’ultimo atto della querelle sul titolo post-Calciopoli tra bianconeri e nerazzurri.
Il Collegio di Garanzia dello Sport del Coni, presieduto da Franco Frattini, ha dichiarato inammissibile il ricorso della Juventus sullo scudetto 2005/2006 assegnato dopo Calciopoli all’Inter dall’allora commissario straordinario della Figc, Guido Rossi, mettendo la parola fine sulla querelle. Il Collegio ha inoltre condannato i bianconeri al pagamento delle spese in favore del Coni e ha disposto l’integrale compensazione delle spese nei confronti delle altre parti.
Niente colpi di scena, dunque, sull’assegnazione d’ufficio all’Inter dello scudetto 2005/06. Il Collegio di Garanzia a sezione unite del Coni ha infatti “bocciato” il ricorso della Juve, definendolo “inammmissibile” e scrivendo l’ultimo atto della querelle sul titolo post-Calciopoli tra bianconeri e nerazzurri.
Una storia vecchia ormai di 13 anni, ma che juventini e interisti non hanno mai dimenticato. Su quel tricolore, revocato alla Juventus e assegnato d’ufficio all’Inter dall’allora commissario straordinario della Figc Guido Rossi, per i bianconeri mancava infatti ancora un passaggio. Una decisione che è rimasta congelata dal 2011, quando fu deciso di non revocare lo scudetto ai nerazzurri dall’allora consiglio federale della Figc presieduto da Giancarlo Abete e successivamente dal Tnas (oggi sostituito proprio dal Collegio di Garanzia) che si dichiarò non competente, nonostante la dura relazione dell’allora Pm federale, Stefano Palazzi, alla luce delle nuove intercettazioni che coinvolgevano anche Giacinto Facchetti, all’epoca dei fatti dirigente nerazzurro.
Secondo l’avvocato della Juventus, Luigi Chiappero “non c’è nessun giudice sportivo che ha voluto decidere”, mentre secondo l’Inter pesano le ripetute sentenze, penali, amministrative e sportive, che si sono seguite negli anni: “Si propone sempre lo stesso quesito senza tenere conto di quello che hanno detto in tutti questi anni tutti i giudici”, le parole dell’avvocato Luisa Torchia.
Oggi l’ultimo atto con cui il Collegio non soltanto ha dichiarato inammissibile il ricorso dei bianconeri ma ha estromesso inoltre il Coni “dal presente giudizio”, condannando altresi’ la società bianconera al pagamento delle spese in favore del Comitato olimpico nazionale per 1.500 euro, oltre agli oneri accessori disponendo “l’integrale compensazione delle spese nei confronti delle altre parti”.