Stefan De Vrij, intervistato in esclusiva da Sky Sport, ha parlato dell’episodio che ha visto coinvolti Lukaku e Brozovic alla fine del primo tempo di Inter-Slavia Praga: “Chi parla non è mai stato in uno spogliatoio”. Il difensore olandese sulla prestazione di martedì in Champions non usa alibi: “È mancato lo spirito, non può capitare
Cosa è successo tra Brozovic e Lukaku nell’intervallo di Inter-Slavia Praga martedì sera? A questa domanda risponde direttamente un testimone oculare. È Stefan De Vrij, che ai microfoni di Sky Sport spegne le polemiche: “Chi parla di queste cose non è mai stato in uno spogliatoio. Non è successo niente“.
Lukaku-Brozovic, la ricostruzione
A fine primo tempo Lukaku avrebbe parlato alla squadra chiedendo di
giocare meglio, che andare all’indietro non serviva a nulla come i
continui lanci lunghi lo mettevano in difficoltà perché i centrali dello
Slavia li leggevano benissimo e lui così nonostante la stazza faceva
fatica. In pratica avrebbe voluto sottolineare che con Conte fanno un
lavoro diverso e dovevano riprendere a fare quello se vogliono vincere
le partite. Non c’era voglia di accusare nessuno o attaccare un
compagno. Sarebbe stato un discorso generale. La maggior parte dei
compagni avrebbe annuito, qualcuno, arrabbiato come lui (Skriniar) gli
avrebbe dato ragione mentre Brozovic sarebbe stato l’unico che lo
avrebbe visto come un attacco personale e gli avrebbe risposto per le
rime. Ma non ci sarebbero state spinte e non si sarebbe sfiorata la
rissa: un episodio come tanti in uno spogliatoio.
De Vrij: “Delusi per la partita contro lo Slavia”
Stefan De Vrij è tornato anche sulla partita di martedì e non ha
usato alibi per giustificare la prestazione dell’Inter: “Tante cose non
sono andate bene, è mancato lo spirito e questo non può capitare. Lo
Slavia ha dimostrato di avere più voglia di vincere la partita. Noi
siamo stati poco precisi, abbiamo perso tanti palloni, non siamo
riusciti a fare il nostro gioco ed è stata una delusione”.
Per riportare Sensi nel ruolo di trequartista, il tecnico può tornare al 3-4-2-1. Probabile turno di riposo per Lautaro. Dentro Godin, Barella e Politano.
Un inizio in chiaroscuro. Potrebbe riassumersi così la prima parte di stagione dell’Inter, un piccolo – ma già significativo – scorcio di ciò che aspetta i nerazzurri da qui in poi. Dopo il bottino messo insieme in campionato, unica squadra a essere ancora a punteggio pieno dopo tre turni, è arrivato l’esordio in Champions League a cancellare qualche certezza. Sia chiaro, già contro Cagliari e Udinese la squadra aveva palesato qualche limite, tanto che Antonio Conte aveva parlato chiaramente di come sarebbe stato necessario alzare la guardia in vista del prosieguo. Soprattutto in Europa, errori e condizione fisica deficitaria si pagano care, come dimostrato dal pareggio di martedì contro lo Slavia Praga. L’Inter è apparsa sotto ritmo, abbastanza confusa e con problemi di varia natura in tutte le zone del campo.
Inoltre, a far discutere sono state alcune scelte di formazione.
Per esempio, rinunciare a Diego Godin ha di fatto significato non avere
una fonte di gioco in più in impostazione, perché il Flaco – tra i più
positivi con l’Udinese – era stato il regista aggiunto della squadra,
servendo peraltro anche l’assist per la rete decisiva di Stefano Sensi.
Inoltre, ha stupito assai l’assenza dalla formazione titolare di Nicolò
Barella, al quale è stato riservato solo uno spezzone finale: al piccolo
gioiello sardo sono comunque bastati pochi minuti per diventare
decisivo, grazie a una rete che – se non altro – ha aiutato l’Inter
nella parziale rimonta.
Quella contro lo Slavia è comunque una prestazione da cancellare il prima possibile, come detto dallo stesso Conte. Il tecnico si è assunto le responsabilità della prova mediocre e annunciato che, in vista del campionato, potrebbe apportare alcune modifiche alla formazione titolare. Già, perché sabato sera a San Siro c’è il primo derby stagionale, un appuntamento assolutamente da non fallire. Conte e la squadra lo sanno e, infatti, non è che gli animi nello spogliatoio siano calmissimi. Tutt’altro, visto che alcuni quotidiani ci hanno raccontato della brutta lite tra Lukaku e Brozovic negli spogliatoi: il croato avrebbe reagito male a una reprimenda del compagno, rispondendo per le rime. Ne è nata una discussione che pare non essere trascesa in nulla di più grave, ma l’episodio rimane e andrà circoscritto il prima possibile.
Inter, prove in vista del derby: Conte pensa a qualche cambio
Una delle chiavi di (semi)svolta in Champions League è stata quella
dei cambi: appurato che lo Slavia è stato bravissimo nel gioco senza
palla, raddoppiando continuamente il portatore e ingabbiando Brozovic,
l’unica vera fonte di gioco nerazzurra, Conte ha inserito Barella e
Politano per dare più imprevedibilità tra le linee. Le scelte hanno
pagato: l’ex Sassuolo ha dato il là all’azione del pareggio, rifinita da
un bellissimo tiro al volo del classe 1997 cagliaritano. Entrambi
sembrano candidarsi seriamente per una maglia da titolare nel derby.
Ma andiamo con ordine: il 3-5-2, modulo col quale il mister intende
affrontare la stagione, potrebbe essere momentaneamente accantonato per fare spazio a un più fantasioso 3-4-2-1,
sistema già visto con l’Udinese. Questa scelta permetterebbe a Sensi di
giocare maggiormente vicino alla porta, diventando più decisivo in
rifinitura e realizzazione. Chiaramente uno degli attaccanti dovrà
fargli spazio e, difficilmente, questo sarà Lukaku. Nonostante la prova
opaca in coppa, il belga è il referente ideale per Conte. Che, a questo
punto, potrebbe concedere un turno di riposo a Lautaro Martinez.
L’argentino con i cechi ha fallito tre palloni molto facili, facendo
arrabbiare lo staff tecnico.
Tornando al derby, gli strappi di Politano potrebbero tornare decisamente utili, soprattutto se l’esterno dovesse posizionarsi come finta seconda punta, partendo largo a destra per poi accentrarsi e sprintare verso l’area di rigore. Tutte specialità, queste, dell’ex Sassuolo, che di recente ha evidenziato un grande stato di forma: la sua capacità di saltare l’uomo e creare superiorità numerica può mettere parecchio in crisi la fase difensiva del Milan. Conte lo sa e ci sta pensando seriamente, magari optando per la voglia di rivalsa di Lautaro quando le maglie inevitabilmente si allargheranno.
L’importanza di Barella e la gerarchia di Godin
A centrocampo servono energie e voglia di spaccare il mondo, tutte
cose clamorosamente mancate nella partita di Champions League. Se
Brozovic continuerà a metterci le idee, a Barella toccherà giocare 90
minuti con il furore che lo contraddistingue. Il centrocampista dell’Inter
è stata una spina nei fianchi per i cechi, continuamente bombardati dai
suoi inserimenti senza palla tra le linee. Inoltre, il 22enne sardo è anche un grande recuperatore di palloni,
come dimostrano le statistiche messe insieme fino a oggi. La sua
presenza permetterebbe a Sensi di alzarsi di qualche metro e tutta la
manovra ne gioverebbe.
Infine c’è il discorso legato a Godin. Il difensore uruguayano ha esperienza e carisma da vendere, è una figura dominante e un punto di riferimento
per tutti i compagni. Conte lo sa, ma è consapevole di quanto sia un
giocatore da dosare. In ogni caso, nel derby ci sarà: le scorie
dell’infortunio post Copa America sembrano essere state definitivamente
superate, tanto che già a Cagliari era stato uno dei migliori in campo.
Contro l’Udinese invece ha dato prova di essere un giocatore totale,
visto come si è proposto nella metà campo avversaria accompagnando la
manovra e vestendo i panni uomo assist.
Per
battere il Milan serve quindi una scintilla di orgoglio, ma anche
qualità precise che Conte sta cercando senza sosta all’interno della sua
rosa. A lasciare il posto a Barella sarà con tutta probabilità
Gagliardini, mentre Godin si posizionerà sul centrodestra difensivo
creando ballottaggio sulla destra tra Lazaro e D’Ambrosio. Queste,
almeno, sembrano le idee a poco più di 48 ore di una partita che, va
detto, potrebbe già rappresentare il primo crocevia stagionale.
Secondo Federico Aquè – All’esordio in Champions League l’Inter è riuscita a strappare solo nei minuti di recupero, con un gol di Barella dopo la traversa colpita da Sensi su punizione, un pareggio per 1-1 contro lo Slavia Praga, l’avversario meno attrezzato del gruppo F (le altre rivali dei nerazzurri sono il Barcellona e il Borussia Dortmund). I risultati recenti dello Slavia, vincitore dell’ultimo campionato ceco e capace di arrivare fino ai quarti in Europa League l’anno passato, il momento di forma (in questa stagione è ancora imbattuto), il suo gioco ambizioso e l’organizzazione tattica facevano pensare che la partita dell’Inter sarebbe stata meno semplice del previsto, ma è stato comunque sorprendente vedere la squadra di Antonio Conte così in difficoltà, specie dopo le buone sensazioni lasciate dalle vittorie nelle prime tre giornate di campionato.
Lo Slavia è stato aggressivo, e c’era da aspettarselo, anche se Jindrich Trpisovsky ha rinunciato a un giocatore offensivo per aggiungere un centrocampista, una scelta sulla carta prudente, forse per avere un’uscita più sicura da dietro quando l’Inter pressava, ma decisiva per la particolare strategia di pressing che aveva pensato. La squadra di Conte non è praticamente mai riuscita a risalire il campo in modo pulito. Un problema che ha avuto diverse origini e che ho provato a riassumere in tre azioni.
Le marcature dello Slavia
Per impedire all’Inter di uscire
comodamente dalla sua metà campo, Trpisovsky aveva preparato una serie
di marcature a uomo, che prevedevano i due esterni d’attacco (Masopust e
Olayinka) a occuparsi di Skriniar e D’Ambrosio, mentre Stanciu
inizialmente marcava Brozovic e lasciava de Vrij libero di ricevere.
Alle spalle dei tre giocatori offensivi, Husbauer e Traoré seguivano le
mezzali interiste (Sensi e Gagliardini), i terzini (Coufal e Boril) si
alzavano su Candreva e Asamoah, mentre i due difensori centrali (Kudela e
Hovorka) marcavano Lautaro Martínez e Lukaku. La scelta di lasciar
ricevere de Vrij, non a caso il giocatore ad aver completato più
passaggi (74), era pensata per liberare Soucek davanti alla difesa.
Senza avversari da marcare, Soucek oscurava le linee di passaggio in
verticale sugli attaccanti e copriva i difensori centrali, scalando al
loro posto quando i compagni uscivano a marcare Lukaku e Martínez.
L’Inter non è riuscita ad aggirare le
marcature palleggiando e anche le alternative più sicure, cioè l’uscita
sugli esterni o i lanci verso gli attaccanti, non hanno funzionato.
Candreva e Asamoah hanno contribuito poco al possesso: il primo ha
completato appena 7 passaggi, l’esterno ghanese è arrivato a 17 (ma va
detto che Candreva è uscito all’inizio del secondo tempo per
infortunio), e nessuno dei due ha completato un dribbling, uno strumento
che sarebbe stato essenziale per battere le marcature a uomo dello
Slavia.
Lukaku e Martinez, poi, sono stati
anticipati di continuo dai loro marcatori, e quando i compagni provavano
a raggiungerli non riuscivano a conservare la palla e a dare modo alla
squadra di avanzare, come nell’azione qui sotto.
Candreva ha ricevuto a destra ma,
senza soluzioni comode a disposizione sul corto, è costretto ad alzare
la palla verso Martínez, che però perde il duello con Kudela. Il pallone
arriva poi sul lato sinistro dell’area a Olayinka, che approfitta di un
errore di D’Ambrosio, e Stanciu non riesce a tirare dal limite solo per
un grande intervento in scivolata di Sensi.
Si possono notare diverse cose da
quest’azione: il sistema di marcature pensato da Trpisovsky, la
puntualità con cui Soucek si abbassa a coprire Kudela, ma merita di
essere sottolineato il modo molto ambizioso con cui lo Slavia ha scelto
di difendersi a San Siro, scommettendo sui duelli individuali e
accettando di lasciare una metà campo alle spalle della linea difensiva.
È vero che Martínez e Lukaku non sono sembrati al massimo della forma
(il belga aveva problemi alla schiena), ma non va sottovalutata la
grande organizzazione difensiva data da Trpisovsky.
La brutta serata di Brozovic
A soffrire in modo particolare le
marcature dello Slavia è stato Marcelo Brozovic, che di solito è il
giocatore più importante per la circolazione dell’Inter, quello che si
occupa di raccogliere la palla dalla difesa e trasmetterla in avanti.
Trpisovsky ha limitato l’influenza sulla partita di Brozovic (42
passaggi tentati, col 79% di precisione) con la marcatura di Stanciu,
anche se va detto che i giocatori dello Slavia sono stati abili a
riorganizzare le marcature anche quando non si trovavano nelle loro
posizioni abituali, e così, quando Stanciu era troppo lontano per
marcare Brozovic, il suo posto veniva preso da un compagno, in
particolare Husbauer.
C’è stata un’occasione in cui una
palla persa da Brozovic stava per mandare in porta lo Slavia. L’Inter
stava impostando l’azione nella metà campo avversaria dopo aver battuto
un calcio di punizione, ma non riesce ad avanzare a sinistra. Sensi
allora torna al centro da de Vrij, che vede lo spazio lasciato libero da
Stanciu, impegnato dalla marcatura di Brozovic, e va a ricevere il
passaggio.
Il centrale olandese, però, non vede
soluzioni davanti a lui e allora sceglie di affidarsi a Brozovic, anche
se circondato da tre giocatori. Forse in un’altra circostanza il
centrocampista croato sarebbe uscito da quella situazione, ma in questo
caso si fa togliere la palla da Masopust, innescando la ripartenza dello
Slavia. Stanciu porta palla ma poi non riesce a raggiungere il
compagno, anche perché i difensori dell’Inter gestiscono bene la
transizione.
La brutta prestazione di Brozovic,
che nel secondo tempo è stato sostituito da Barella, ha ovviamente
contribuito in modo determinante alle difficoltà trovate dall’Inter
nella risalita del campo. L’abbassamento di Sensi, e l’aggiunta di
Politano tra le linee, ha migliorato la resistenza al pressing nelle
prime fasi dell’azione e ha garantito all’Inter una linea di passaggio
intermedia che le permettesse di dare continuità al possesso. È stata
proprio una conduzione di Politano a conquistare la punizione che,
battuta da Sensi, ha originato il gol di Barella.
Gli errori tecnici
Il pressing dello Slavia ha imposto
alla squadra di Conte di alzare il livello e la precisione delle
giocate. In pochi sono però sembrati a loro agio in un simile contesto e
alla fine la riuscita complessiva dei passaggi è stata del 78%. Anche
quando lo Slavia non era perfetto nella prima pressione i giocatori
dell’Inter hanno commesso degli errori, e proprio da una situazione di
questo tipo ha avuto origine il gol di Olayinka.
Skriniar ha approfittato di
un’incomprensione tra Husbauer e Stanciu, andati entrambi a pressare
Brozovic, per avanzare palla al piede ma, arrivato all’altezza del
centrocampo, ha perso il controllo del pallone dopo un contrasto di
Coufal. A quel punto lo Slavia ha mostrato di essere una squadra non
solo aggressiva, ma anche in grado di gestire la palla con qualità dopo
averla recuperata. Zeleny ha mandato Stanciu a sfidare sulla fascia
destra de Vrij e poi, con la difesa dell’Inter disorganizzata, è andato a
chiudere l’azione sul cross di Olayinka. Il suo tiro è stato respinto
con una gran parata da Handanovic, ma sulla ribattuta Olayinka ha
portato in vantaggio lo Slavia.
Con l’aggressività del pressing la
squadra di Trpisovsky ha messo a nudo le difficoltà a manovrare
dell’Inter, ma quando recuperava la palla, soprattutto nel secondo tempo
dopo l’ingresso di Zeleny, lo Slavia ha dimostrato di saperla gestire
con qualità, e solo un paio di imprecisioni al momento di concludere gli
hanno impedito di raddoppiare.
Con un paio di grandi gesti tecnici nei minuti di recupero (la conduzione di Politano, la punizione di Sensi) l’Inter è riuscita a evitare una sconfitta che avrebbe reso ancora più complicato il suo percorso nel girone, ma per superare il Barcellona e il Borussia Dortmund servirà molto di più.
Federico Aquè ha collaborato con Sprint&Sport, Datasport e Sportmediaset.
Nella serata da dimenticare dell’Inter contro lo Slavia Praga, c’è forse una sola nota positiva ed è Nicolò Barella. Il centrocampista è entrato nel secondo tempo con la squadra sotto di un gol e ha provato a dare la scossa, poi ha trovato anche il primo gol in Champions League che ha concesso all’Inter di chiudere in pareggio e non con una sconfitta.
“Quando al debutto in Champions League, in uno stadio che ribolle fra delusione, speranza e rabbia, trova il tiro al volo vincente, che rimbalza due volte in area e si infila all’angolino, Nicolò Barella si mette a saltare scomposto. Felice e scomposto. Nessuna coreografia studiata, nessun bacio alla maglia o corsa sotto la curva. Solo gioia, e uno sfogo di nervi. Un po’ è il contesto, che trascina anche Conte e mezza panchina in un «pogo» liberatorio, un po’ è che Nicolò è così. I gol li fa, ma non sono esattamente una routine da marchiare con un razionale festeggiamento griffato. Quando si segna si «sbarella», come è giusto che sia, specie in Champions. Tanto più se il gol evita il peggio a squadra e allenatore in una serata storta. Tanto più se arriva a chiudere, con ogni probabilità, un periodo di inserimento più difficile del previsto. Adesso sì, con questa rete forse il Barella nerazzurro può camminare da solo, può finalmente mostrare tutto ciò che ha fatto innamorare Conte e l’Inter”, spiega La Gazzetta dello Sport.
“Fino a ieri non era stato facile, con il ritardo nella preparazione, qualche difficoltà di apprendimento del Conte pensiero» e il peso di quei 45 milioni di euro e di una trattativa infinita. Nel gruppo è sembrato da subito una sorta di centro di gravità. La nuova Inter ha un forte nucleo italiano e il piccolo 22enne cagliaritano è fra i più cercati del clan azzurro per scherzi e battute. Aiuta, ma Marotta e Ausilio non lo hanno preso per quello: in campo il vero Barella si è visto di più nei 27 minuti di ieri (recupero compreso) che nelle precedenti uscite. Entrato per un Brozovic raramente così spaesato, ha dato subito verticalità, voglia, corsa. È andato al tiro tre volte, e la terza è stata quella buona. È il primo gol italiano in Champions di un interista dai tempi di Pazzini (marzo 2012, Marsiglia): certo, dopo c’è stato il buco, ma l’anno scorso avevano segnato solo stranieri. Bisogna tornare al 2010, e a una partita contro il Werder Brema piena di riserve, per vedere i nerazzurri schierare 4 italiani titolari, gli stessi di ieri, a cui si sarebbero aggiunti Politano e appunto Barella. Del resto, il nucleo italiano era una delle linee guida del mercato, insieme all’esperienza internazionale”, aggiunge il quotidiano.
Conte: “Tutti insufficienti, io il primo responsabile. Dobbiamo migliorare.
Non è certo l’esordio in Champions League che i tifosi dell’Inter e Antonio Conte si aspettavano. Contro lo Slavia Praga, l’avversario meno accreditato del girone F, i nerazzurri hanno offerto al pubblico di San Siro una prestazione opaca, meno determinata delle prime tre partite di campionato. Il gol di Barella nel finale ha solo parzialmente evitato la figuraccia (e la sconfitta) a una squadra partita ora in salita in Champions. L’allenatore nerazzurro, dunque, non può certo essere soddisfatto:
“Sicuramente lo Slavia Praga ha giocato all’europea, con ritmo
elevato e intensità. Con un pressing a cui non siamo riusciti a trovare
soluzioni. Fin qui abbiamo trovato squadre che ci hanno aspettato, loro
invece ci hanno aggredito. Abbiamo fatto fatica. Non sono soddisfatto
della prestazione di questa sera: il primo responsabile sono io, perché
non ho inciso nelle scelte. Non c’è da cambiare, i ragazzi vanno
lasciati tranquilli, ma non è questo il calcio che vogliamo fare.
Dobbiamo migliorare: quando ci sono difficoltà, dobbiamo mostrare più
personalità. Quando parlo di percorso di crescita, so che tipo di
situazioni ci sono. Non sono soddisfatto di quello che abbiamo proposto
perché non abbiamo fatto vedere niente di quello che abbiamo provato.
Difficoltà fisiche? Stiamo parlando del nulla, ci hanno battuti in tutto
stasera.
“Non abbiamo mostrato niente della nostra idea di gioco. Fa parte della crescita. Pensate che arrivo, tocco e diventano cigni. Da parte dei ragazzi c’è voglia di lavorare, ma il livello è alto e bisogna crescere. E’ giusto che quando ci sono queste prestazioni sia io il primo a prendermi le responsabilità. Sono step di crescita. Dobbiamo stare tranquilli e non farci prendere dall’entusiasmo, ci sono tanti nuovi dentro. Lazaro, per esempio, è dovuto entrare in un momento di difficoltà. Bisogna fare esperienza. I ragazzi hanno dato il massimo, io devo farli migliorare, per questo sono qui”. “Lukaku? Oggi tutti sotto il livello della sufficienza. Io per primo devo essere messo sotto la lavagna. Palle lunghe? Noi non ci alleniamo così, prepariamo situazioni diverse. Odio vedere palle lunghe: oggi l’abbiamo fatto, ma non era un piano B. Non esiste alcun piano B, noi non giochiamo così. Mi prendo la responsabilità di questo piano B ma non ero a conoscenza del fatto che ci fosse un piano B“.
la sorpresa è proprio la maglia di Roberto Gagliardini.
MILANO – Inizia la Champions League! I nerazzurri
scendono in campo al ‘Meazza’ per la prima sfida del Gruppo F contro lo
Slavia Praga. Queste le scelte di Antonio Conte e di Jindřich
Trpišovský.
Decide Sebastiano Esposito. E chi se no? Il
ragazzo ormai stabilmente in prima squadra “scende” in Youth League (in
Champions la panchina è corta) e firma i primi due gol del 4-0
nerazzurro allo Slavia Praga. Un tiro non irresistibile (sotto le gambe
del portiere) da centro area dopo un aggancio sontuoso nel primo tempo,
un rigore trasformato spiazzando il portiere a inizio ripresa (atterrato
il compagno d’attacco Vergani): basta per il 2-0. Il tutto senza dare
l’impressione di schiacciare sul gas. Un altro paio di volte mette in
porta i compagni, che non segnano, poi lascia il posto a Oristanio, che
invece realizza subito (78’) con un sinistro da fuori area nell’angolino
basso. Vergani nel recupero trasformerà il rigore del poker.
MODULO E SINGOLI
Madonna schiera l’Inter a immagine e somiglianza della Prima squadra,
col 3-5-2 d’ordinanza che ha in Sebastiano Esposito la stella designata,
in Schirò il fuoriquota e capitano, in Agoumé il play centrale e un
trio di centrali tutti molto quotati: Kinkoué, Ntube e Pirola. Il
debutto europeo si rivela piuttosto soft, visto che lo Slavia è squadra
solida, con un paio di ali piccole e scattanti ma senza vere
individualità. Il portiere nerazzurro Pozzer non rischia nulla fino al
2-0, quando la tensione per 15’ cala. Fra i ragazzi di Madonna le cose
migliori, Esposito a parte, sono gli inserimenti di Gianelli, un paio di
chiusure in allungo di Kinkoué e i lanci “naturali” e puntuali di
Agoumé. Dopo la vittoria in rimonta al Pescara, questa tranquilla contro
i cechi. Il gioco non ruba ancora gli occhi, ma siamo appena agli
inizi. E Barça e Dortmund saranno test più duri.
Secondo il quotidiano francese gli argentini terrebbero Icardi a distanza.
Mauro Icardi e Wanda Nara hanno già fatto amicizia a Parigi. La coppia è
uscita già diverse volte insieme a Keylor Navas e moglie. L’impressione
è che l’ex Inter si stia ambientando bene nel Psg e che voglia giocarsi
le sue carte. Ma l’Equipe ricostruisce uno scenario diverso, che
racconterebbe uno spogliatoio con intrecci degni di una telenovela.
Argentina. Secondo il quotidiano francese i giocatori argentini Paredes e
Di Maria si terrebbero a distanza da Icardi per rispetto e amicizia nei
confronti di Messi. Messi che è amico di Maxi Lopez, l’ex di Wanda Nara
e tutta la storia che conosciamo a memoria. Per non bruciarsi
l’appoggio in nazionale i due argentini terrebbero a distanza Mauro. In
aggiunta ci sarebbe anche la fedeltà a Cavani, che con l’arrivo di
Icardi rischia il posto. Le partenze di Buffon e Dani Alves, due leader,
potrebbero aver scombussolato gli equilibri dello spogliatoio.
Il Giornale – apre con le scintille tra Inter e Juventus: “L’Inter di Conte capolista fa saltare i nervi alla Juve”, titola il quotidiano. Il tecnico nerazzurro parla di bilanci in risposta al bianconero che si era lamentato del caldo.
Gianni Visnadi scrive: “Il bersaglio è talmente grosso, che per centrarlo non serve mirare. La Juve è sempre là, in alto, in mezzo ai pensieri di tutti, traboccante di trofei e con l’organico sovrabbondante, ma per ora anche con 2 punti in meno in classifica. E allora a Conte non è sembrato vero poter rifilare già a metà settembre la prima stoccata al rivale designato Sarri, peraltro alla prima occasione utile. E via con l’allusione a «bilanci e stati patrimoniali» e quel «stia tranquillo perché ora sta dalla parte forte», che o non vale nulla, perché il calcio è anche chiacchiera, o vale tutto perché lui da quella “parte forte” c’è stato una quindicina d’anni, prima in campo e poi in panchina. A Torino, manco a dirla, non l’hanno presa bene. Non parlano, ma aspettano il 6 ottobre e il primo faccia a faccia, nella speranza che da mercoledì (vs Atletico Madrid) ad allora crescano gioco e risultati e calino gl’infortuni (Douglas Costa e forse Pjanic sono fuori per la Champions, il brasiliano per molto altro tempo ancora).”
Come riportato la Gazzetta dello Sport, nella giornata di ieri, Romelu Lukaku ha fatto un trattamento personalizzato come il resto dei compagni scesi in campo contro l’Udinese e oggi sarà regolarmente in campo per l’allenamento di rifinitura in vista del debutto in Champions. Se verranno confermate le sensazioni positive, Big Rom sarà regolarmente al centro dell’attacco contro lo Slavia Praga, con il rientrante Lautaro al suo fianco. Per l’argentino sarà la prima volta da titolare nell’Europa che conte, dopo le tre presenze (da subentrato) lo scorso anno. In difesa, invece, Antonio Conte dovrebbe confermare la GDS dopo il debutto di sabato, mentre non sono escluse sorprese sulle fasce, dove Lazaro e Biraghi sono pronti all’esordio. In mediana, invece, Vecino vuole riprendersi il posto da mezzala: una certezza a cui Conte non vuol rinunciare.
LA PROBABILE FORMAZIONE: Handanovic; Godin, De Vrij, Skriniar; Lazaro, Vecino, Brozovic, Sensi, Biraghi; Lukaku, Lautaro.