INTER: Possibile inserimento per Sensi. Nerazzurri a colloquio ieri con i dirigenti del Sassuolo.

Sono giorni particolarmente frenetici quelli che sta vivendo la dirigenza dell’Inter. Il Corriere dello Sport va in profondità su quanto accaduto ieri: “Marotta e Ausilio hanno visto l’ad delle Sassuolo Carnevali. Siccome il riscatto da parte dell’Inter di Politano per 20 milioni è considerato cosa già fatta, si è trattato di una semplice chiacchierata esplorativa che ha toccato diversi giocatori. I due club assicurano che nell’affare Politano non ci saranno contropartite tecniche che abbasseranno la parte cash. Resta il fatto che tra i nomi ricorrenti ci sono stati quello di Pinamonti, ma anche quello di Sensi. In arrivo un inserimento nerazzurro per il centrocampista analogo a quello fatto dal Milan per Barella?”.

La trattativa tra il Milan ed il Sassuolo è abbastanza complicata per Sensi ed è più incerto il futuro rossonero di Patrick Cutrone. Il giovane centravanti ha vissuto una stagione all’ombra prima di Higuain, poi di Piatek, senza mai riuscire a ritagliarsi uno spazio importante. Tuttavia, Patrick non vuole più fare panchina e potrebbe partire per trovare nuovi stimoli e minutaggio altrove magari in una società più ambiziosa.

Il Milan non vorrebbe privarsene a titolo definitivo – anche se un’eventuale cessione metterebbe a bilancio una grande plusvalenza – e preferirebbe darlo in prestito. Su di lui, oltre all’interesse del Torino, c’è anche quello del Sassuolo. Stando infatti la società emiliana potrebbe provare ad intavolare uno scambio fra Cutrone e Sensi, centrocampista seguito dal Milan da diversi mesi. Molto, però, dipenderà dalla volontà di Giampaolo, che potrebbe chiedere al club rossonero di trattenere Cutrone per valorizzarlo nel suo 4-3-1-2 accanto a Piatek.

Mercato: attenta INTER. Lukaku può essere un rischio, pochi gol alle grandi e raramente decisivo. Tutti i dati sul calciatore.

Il 26enne attaccante belga, valutato 85 milioni di euro, sembra ormai vicinissimo ai nerazzurri, anche alla luce delle sue recenti dichiarazioni su Antonio Conte definito “il migliore allenatore del mondo”. Eppure i numeri dicono che il giocatore ex Chelsea ed Everton, negli ultimi 2 anni in Premier League, ha segnato un solo gol contro le big d’Inghilterra.

Le strade dell’Inter e di Romelu Lukaku sembrano destinate a incrociarsi. Alle prese con il caso Icardi che – salvo improbabili stravolgimenti – si concluderà con la separazione tra il club e l’ex capitano, i nerazzurri devono necessariamente cercare un sostituto all’altezza dell’argentino che in stagioni ha segnato 124 gol in 219 presenze in gare ufficiali. Il nome più caldo è quello del 26enne attaccante belga che nelle ultime due stagioni ha indossato la maglia del Manchester United: il giocatore stesso, reduce da una doppietta contro la Scozia nel rotondo successo per 3-0 del Belgio contro la Scozia in un match valido per le qualificazioni agli Europei 2020, ha rilasciato

dichiarazioni che appaiono inequivocabili.

Ingaggio faraonico e una valutazione di 85 milioni di euro

Attaccante di livello internazionale che con il Belgio ha messo a segno 46 reti in 80 partite, Lukaku ha da poco compiuto 26 anni, ha un contratto con il Manchester United in scadenza nel 2022, un ingaggio da 12 milioni di euro a stagione e una valutazione di 85 milioni di euro (dati Transfermarkt). Un profilo da Top Player, senza dubbio. Ci sono alcuni numeri, tuttavia che non depongono affatto a suo favore. Nelle ultime 2 stagioni, ovvero da quando indossa la maglia del Manchester United, l’attaccante ha segnato solo un gol alle big di Premier League: era il 25 febbraio 2018 e a Old Trafford il belga firmò al 39′ la rete del momentaneo 1-1 dopo il vantaggio iniziale dei Blues firmato da Willian (32′) e prima del definitivo 2-1 di Lingard (75′). Spostandoci a livello internazionale, il discorso cambia poco. Lukaku nelle coppe europee raramente lascia il segno quando l’asticella si alza. In due anni gli unici guizzi sono il gol (peraltro rivelatosi inutile) del definitivo 1-2 contro il Real Madrid  nella finale di Supercoppa europea persa dal Manchester United l’8 agosto 2017 a Skopje, e la doppietta (questa sì decisiva per il passaggio del turno dei Red Devils) rifilata al PSG  nel match di ritorno degli ottavi di finale dell’ultima edizione di Champions League al Parco dei Principi.

Lukaku e i gol alle grandi in Premier League

Squadra avversariaStagione 2017-18Stagione 2018-19
Manchester City00
Chelsea10
Arsenal00
Tottenham00
Liverpool00

dati relativi alle ultime 2 stagioni

Le vittime preferite di Lukaku in Premier League

Decisamente diverso lo score di Lukaku con squadre di bassa e media classifica. Le sue vittime preferite in Premier League, da quando indossa la maglia del Manchester United, sono il Crystal Palace e il Southampton contro cui ha messo a segno 4 gol a testa. Seguono Bournemouth (3), West Ham (2), Stoke City (2), Swansea (2), Newcastle (2) e Burnley (2).

Romelu Lukaku con la maglia del BelgioGetty

I gol di Lukaku in Nazionale da quando gioca nello United

Rendimento per certi versi simile in Nazionale, dove Lukaku segna con regolarità ma altrettanto spesso fallisce i grandi appuntamenti. Un dato statistico su tutti. Dal 2014 in poi, tra fasi finali di Mondiali ed Europei, il belga ha segnato solo un gol nella fase a eliminazione diretta, l’1 luglio 2014 agli ottavi di finale contro gli Stati Uniti: mise la sua firma sul provvisorio 2-0 al 105′ in un match che vide i Diavoli Rossi imporsi 2-1 e centrare la qualificazione ai quarti di finale.

Data e competizioneSquadra avversariaGol
31 agosto 2017 – Qualificazioni Russia 2018Gibilterra3
3 settembre 2017 – Qualificazioni Russia 2018Grecia1
10 ottobre 2017 – Qualificazioni Russia 2018Cipro1
10 novembre 2017 – AmichevoleMessico2
14 novembre 2017 – AmichevoleGiappone1
27 marzo 2018 – AmichevoleArabia Saudita2
6 giugno 2018 – AmichevoleEgitto1
11 giugno 2018 – AmichevoleCostarica2
18 giugno 2018 – Fase a gironi Mondiali 2018Panama2
23 giugno 2018 – Fase a gironi Mondiali 2018Tunisia2
7 settembre 2018 – AmichevoleScozia1
11 settembre 2018 – Nations LeagueIslanda2
12 ottobre 2018 – Nations LeagueSvizzera2
8 giugno 2019 – Qualificazioni Europei 2020Kazakistan1
11 giugno 2019 – Qualificazioni Europei 2020Scozia2

Mercato INTER: l’agente di Agoumé “ufficializza” il passaggio alla società nerazzurra in un modo particolare e ci sono anche i dettagli dell’affare con il Sochaux.

VIDEO – by Inter Supporter: chi è Lucien Agoumé?

I dettagli al loro posto, un affare alla conclusione: l’Inter piazza il colpo Lucien Agoumé. Secondo ultimissime indiscrezioni riportate da Sky Sport, infatti, il club nerazzurro avrebbe chiuso con il Sochaux la trattativa per l’arrivo a Milano del giovane centrocampista francese, considerato in patria come l’erede di Pogba, sulla base di 4,5 milioni di euro più bonus. E’ fatta, dunque, per il primo acquisto nerazzurro di questa calda estate di mercato.

Lucien Agoumé è il secondo colpo della nuova Inter di Antonio Conte, dopo Diego Godin che deve essere solo ufficializzato. Il centrocampista del Sochaux, stellina della Nazionale francese Under 17, passerà in nerazzurro. Non c’è l’ufficialità ma è molto più di un segnale ufficioso l’ultimo post dell’agente di Agoumé, che ha di fatto annunciato la destinazione e il felice esito della trattativa.

Il post dell’agente di Lucien Agoumè.

INTER-Fabrizio Biasin: “la ragione per cui è stata tolta la fascia a Icardi a febbraio? Per l’argentino la spiegazione è una sola”.

Nel suo editoriale per l’edizione odierna di Libero, Fabrizio Biasin è tornato sulla questione Icardi“Da febbraio ci si interroga sul perché a Icardi sia stata tolta la fascia da capitano: c’è chi parla di una rivoluzione caldeggiata dallo spogliatoio, chi di reazione di club e tecnico al comportamento mediatico della moglie/agente Wanda. Per Icardi, invece, la spiegazione è una sola: il club aveva già deciso di venderlo e ha trovato un modo «poco ortodosso» per far digerire la cessione alla piazza (il gradimento dei tifosi nei confronti del numero 9 è legittimamente ai minimi storici). La verità, ovviamente, la conoscono solo i diretti interessati e, forse, neanche loro. Arriviamo alle conclusioni ostentando sicumera e snocciolando una serie di «certezze». 1) Conte non vuole rotture di balle: già è complicato dar fastidio alle concorrenti, figuriamoci in presenza di «disturbi intestini». Per lo stesso motivo restano in bilico le posizioni di Perisic (ma al momento non ci sono offerte) e Nainggolan (idem con patate). 2) Icardi ha toppato clamorosamente la «gestione della crisi» e poco conta se il giorno del declassamento gli fecero intendere che a giugno sarebbe stato ceduto: rinunciare alla convocazione è stato un errore strategico clamoroso. 3) Marotta, Conte e Ausilio hanno le idee chiare sull’Inter versione 2019-2020: dovrà essere una squadra con poca follia, zero distrazioni e tantissima concretezza. Uomini avvisati…”.

Mercato nerazzurro- (Video) Lukaku: “Devo parlare con lo United. Amo l’Italia. L’Inter? Conte è il migliore al mondo”

l belga è il primo obiettivo dei nerazzurri: “Avrò un’estate agitata, penso proprio di sì”. I Red Devils chiedono 80 milioni

PRIMA SCELTA

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“Mi chiedete se avrò un’estate agitata? Sì, credo proprio di sì”. Mai come stavolta è giusto dire così: parole di Romelu Lukaku, musica per le orecchie dell’Inter. Il centravanti ha parlato a margine della partita tra il suo Belgio e la Scozia, match nel quale ha messo a segno una doppietta, per un totale di 25 gol nelle ultime 21 presenze con la maglia del Belgio.Lukaku non mancato di toccare l’argomento futuro: “Ho un contratto con il Manchester United – ha detto –. Parlerò con il mio club e con il mio agente Federico Pastorello per prendere la decisione migliore. Ora voglio godermi le vacanze con la mia famiglia. So quello che farò, ma non voglio dirlo, vedremo”. A chi gli ha chiesto direttamente dell’ipotesi Inter, lui ha sorriso senza rispondere. E poi, in esclusiva a Mediaset, ha aggiunto: “Un bene che Conte sia andato all’Inter, per me è il miglior allenatore al mondo. Sono un grande fan della Serie A, chi mi è vicino sa che ho sempre desiderato giocare nel campionato inglese e in quello italiano: amo l’Italia. E poi è arrivato Cristiano Ronaldo, Sarri andrà alla Juventus, c’è Ancelotti al Napoli: sarà una Serie A emozionante”. Parole che valgono più di un’apertura. Lukaku è la prima scelta di Conte per l’attacco nerazzurro della prossima stagione. L’Inter però fin qui si è scontrata con le richieste del Manchester, che chiede 80 milioni. E ha già detto no all’ipotesi di uno scambio con Perisic.

Barella chiama INTER: dopo le voci sul Milan rassicura i nerazzurri che ha fatto la sua scelta e non si muove di un centimetro.

Nicolò Barella non vacilla neanche di fronte alle nuove voci di un inserimento prepotente del Milan: il gradimento è sicuro, garantito da mesi, Leonardo addirittura aveva incontrato più di una volta Giulini per il gioiello del Cagliari. Ma adesso Leo non c’è più, Maldini ha le stesse idee su Barella eppure il centrocampista ha già deciso, vuole vestire la maglia dell’Inter. Una scelta definitiva, accordi economici tra club permettendo: Nicolò si è promesso ai nerazzurri.

VOLONTA’ NERAZZURRA – Barella infatti aveva già ribadito la sua posizione a Marotta e Ausilio con un incontro in sede durante i giorni scorsi, rappresentato dal suo agente Alessandro Beltrami; lo stesso che in queste ore ha chiamato l’Inter per spiegare che Barella non tradirà la promessa fatta alla società e ad Antonio Conte che è un suo grande estimatore. Adesso starà all’Inter chiudere con il Cagliari per quei 50 milioni di euro da completare con delle contropartite tecniche, Bastoni e Eder rimangono nella lista dei preferiti, da capire come chiudere, con quali giocatori e con quali bonus. Un nuovo incontro in settimana col Cagliari aiuterà a stringere, il Milan per ora è spettatore interessato ma nient’altro. Barella ha scelto l’Inter.

INTER-Icardi: I giochi pericolosi di Wanda. Le posizioni sono irremovibili. Wanda gioca la carta del mobbing come accadde a qualche operaio della Fiat di Agnelli?

Wanda Nara e Mauro Icardi. L’attaccante argentino non intende trovare un accordo
con la società ma così per lui potrebbe essere controproducente.

Resta lontana da una soluzione la diatriba tra l’Inter e Mauro Icardi: le due parti rimangono ferme sulle loro posizioni, e trovare un accordo diventa sempre più difficile. L’incontro tra Beppe Marotta, ad nerazzurro, e Wanda Nara, moglie e agente del calciatore argentino, non c’è ancora stato, e potrebbe non esserci più, come sottolinea il Corriere dello Sport: “Era inevitabile, ma comincia ad alzarsi la tensione tra l’Inter e gli Icardis. Maurito e Wanda, infatti, sono pronti a partire per le vacanze e l’incontro che Marotta vorrebbe avere con la seconda, oltre a non essere ancora stato fissato, potrebbe perfino non esserci. L’ad nerazzurro punterebbe a comunicare, dando una sorta di ufficialità, il fatto che l’attaccante non faccia più parte del progetto e che sarebbe più conveniente per tutti se accettasse di fare le valigie, anche se ancora non è chiaro per dove. Secondo Wanda, invece, non c’è la necessità di comunicare nulla, perché Maurito non ha alcuna intenzione di lasciare l’Inter. Tanto varrebbe, nell’ottica degli Icardis, darsi appuntamento in ritiro e basta. Già ma l’Inter può permetterselo? Nei piani del club, doveva già essere tutto risolto prima. Addirittura entro il 30 giugno, assicurandosi così anche le plusvalenze necessarie per il bilancio”.

POSSIBILI SCENARI – “Davanti al muro di Maurito e Wanda servirà un’altra strategia, che, con ogni probabilità, comporterà il coinvolgimento di Conte. Del resto, se non c’è disponibilità ad ascoltare le parole di Marotta, ce ne dovrebbe essere invece per quelle del tecnico, visto che l’attaccante è convinto di riuscire a convincerlo di poter essere ancora utile. Come già emerso, però, l’ex-allenatore del Chelsea la sua decisione è già presa: Icardi è out e non certo per ragione tecniche. A questo punto non si possono escludere soluzioni più drastiche. O, quantomeno, una valutazione delle stesse. Quali, però? Beh, che Icardi possa non essere convocato per il ritiro di Lugano o per la tournée in Cina, lasciandolo alla Pinetina (non da solo, ma con altri compagni) ad allenarsi con un preparatore atletico“.

PERICOLO MOBBING – “Sarebbe un rischio, però. Non avendo più nulla da perdere, infatti, gli Icardis potrebbero, oltre che continuare a impuntarsi nel rimanere, anche decidere di battere la strada di un contenzioso per mobbing, con l’obiettivo di ottenere lo svincolo dall’Inter“ ma così facendo potrebbe ridursi anche il suo ingaggio.

INTER: Per Agoumé è imminente la chiusura con i nerazzurri. Volontà ribadita oggi al Sochaux. Respinta anche la Juventus.

Questione di giorni, forse di ore e Lucien Agoumé sarà un giocatore dell’Inter. La missione degli intermediari nerazzurri in Francia ha avuto buon esito e domani l’agente del classe 2002, Dijbril Niang, sarà nuovamente a Milano per finalizzare il trasferimento. L’Inter per questa operazione ha stanziato 5 milioni di euro più bonus, ma per rispondere alla proposta del Manchester City da 6 milioni si è resa disponibile ad alzare la posta, arrivando a toccare in totale 5,5-6 milioni. La dirigenza nerazzurra non ha infatti alcuna intenzione di farsi soffiare questo giovane talento francese, che ha sposato il progetto prospettatogli.

Anche oggi, infatti, Agoumé ha ribadito al Sochaux di voler andare all’Inter, rifiutando le avance di City e Barcellona. Tra l’altro, si registra anche un tentativo last minute della Juventus: Fabio Paratici ha telefonato ieri sera ai rappresentanti del ragazzo, pareggiando l’offerta da 6 milioni dei Citizens. Nulla da fare, la promessa ai nerazzurri verrà mantenuta. Una ferma presa di posizione da parte del ragazzo che ha convinto il club transalpino ad accettare. L’intenzione è chiudere l’affare già domani, ma potrebbero volerci fino a 72 ore per sistemare le questioni tecniche. Dopo, Agoumé (si legherà ai nerazzurri fino al 2022) si metterà a disposizione di Antonio Conte che deciderà dove e come potrà essere valorizzato.

Video – INTER mercato-Dzeko: “Io all’Inter? Sono ancora un giocatore della Roma, ma dopo le vacanze vediamo che succede”

VIDEO – le parole di Dzeko: per ora sono ancora un giocatore della Roma.

Edin Dzeko ha parlato del suo futuro ai microfoni della Rai dopo la sconfitta della sua Bosnia a Torino contro l’Italia.

Il suo gol nel primo tempo non è servito a evitare la sconfitta, con vittoria arrivata in rimonta per 2-1 con gol di Insigne e Verratti per gli Azzurri.

Il centravanti bosniaco è stato fortemente accostato all‘Inter nelle ultime settimane, e quando il cronista Rai gli ha chiesto se la squadra nerazzurra fosse il suo prossimo destino, Dzeko ha risposto:

“No io sono ancora un calciatore della Roma, adesso finalmente faccio le vacanze dopo una stagione molto lunga poi vediamo che succede”.

Dichiarazioni che comunque non danno certezze riguardo una sua permanenza in giallorosso e aprono le speranze dei tifosi nerazzurri di vederlo con la loro maglia la prossima stagione.

Lunga intervista ad Antonio Conte: “L’Inter vuole cambiare le gerarchie ed io sono qui per questo”

Lunga intervista concessa ai microfoni della rivista GQ da parte del nuovo tecnico dell’Inter Antonio Conte. Per prima cosa l’allenatore ha affrontato il suo presente e la sua immagine: “Vede, l’insieme dei risultati che ho tenuto e soprattutto la rapidità con la quale sono venuti mi hanno cucito addosso una certa immagine. Io creo aspettative. Quando intraprendo una nuova avventura la società si aspetta molto da me. I giocatori sono fiduciosi di migliorare, i tifosi si aspettano grandi soddisfazioni. Questo significa che devo valutare con estrema attenzione le mie scelte. Ne sono consapevole, e quindi quindi ho già risposto alla sua domanda. Posso accettare all’inizio di avere poche possibilità di vincere, al limite anche l’1%, ma almeno quello deve esserci”.

La presenza di Beppe Marotta è stata decisiva per scegliere l’Inter?
Ha aiutato, è stata una conferma dell’impressione che avevo da lontano. Marotta è un dirigente che ha vinto tanto, se tu lo cerchi un minuto dopo che la Juve l’ha liberato vuol dire che hai intenzioni serissime, che non lasci nulla di intentato per salire in cima. Parliamoci chiaro: a parte rare eccezioni, sono otto stagioni che in serie A non si lotta per il primo posto. L’Inter vuole cambiare questo stato di cose, il modo in cui si sta muovendo dimostra la volontà di competere. Non mi ha convinto solo Marotta. Quando ho parlato col presidente Zhang, mi ha colpito la sua determinazione. Lo stesso Ausilio ha idee molto chiare. L’Inter è un club ambizioso, in cui tutti remano nella stessa direzione.

Nel recente passato non c’è stato uno spogliatoio più tormentato: polemiche, spifferi, lunghi passaggi a vuoto alternati a rimonte in extremis. Lei comunica tramite concetti motivazionali: quale sarà il primo?
Si può fare, non abbiamo limiti.

IL RIFIUTO AL REAL – A volte rispondere no è dura, perché l’offerta può essere allettante sotto ogni punto di vista. Mi sono sono imposto una valutazione molto fredda, ho capito di non sentire quella situazione in quel momento.

LA PREMIER – Dell’esperienza in Premier posso dire che mi ha completato. Mi sento un tecnico molto migliore di quanto fossi alla partenza, perché ho imparato ad adattarmi: quando vai in un mondo nuovo devi capire in fretta cosa puoi cambiare e cosa no, nel senso che qualcosa devi fare perché altrimenti non vinci, ma se fai troppo, o troppo in fretta, lo spogliatoio non ti segue. Parlo di alimentazione, su cui sono intervenuto nei limiti del possibile, e di vita sociale fuori dal centro sportivo, sulla quale non ho potuto incidere perché non esiste. In Italia si organizzano cene dell’intera rosa, con le mogli al seguito, per cementare un gruppo. In Premier no, finito l’allenamento ognuno va per gli affari suoi, E quindi devi trovare altri pretesti per sviluppare lo spirito di squadra. Venendo a me stesso, ho interpretato con orgoglio la parte dell’italiano: pur essendo un tipo da jeans e maglietta andavo in panchina in abito e cravatta, rigorosamente italiani, per confermare la nostra fama di eleganza. Di diverso ci sono anche le domande dei giornalisti a fine gara: in Italia chiedono perché hai cambiato modulo, in Inghilterra la tattica non interessa. La domanda è sempre la stessa: hai messo tizio in panchina, come fai a mantenergli alto il morale? Io 11 ne posso schierare… Una volta ho risposto che dopo la partita porto le riserve al cinema e offrono loro pure i popcorn.

Se calcoliamo che il suo primo ritiro estivo da giocatore avvenne a 15 anni, e che ho usato l’unico anno tra fine dell’attività da calciatore inizio di quella da allenatore per frequentare il corso di Coverciano, si può dire che la scorsa stagione sia stata per lei la prima di riposo dopo 35 anni. Com’è stato il relax?
Relativo. Un po’ perché la causa reale è stata fonte di stress, ho passato giornate a raccogliere e mettere in ordine i documenti, un po’ perché ovviamente ho guardato tante partite in tv e molte sono andato a seguirle dal vivo: un allenatore moderno non può certo sparire per un anno, deve continuare ad aggiornarsi. Premesso questo, è chiaro che abbia risarcito la mia famiglia di tutto il tempo sottratto lavorando. E non parlo soltanto di mia moglie Betta e di Vittoria, per la quale ci siamo sobbarcati le code infinite di EuroDisney, ma anche dei miei genitori. Quest’anno hanno celebrato le nozze d’oro e io mi sono goduto la loro festa, se avessi avuto un club, non sarebbe stato possibile. Siamo molto legati, sono fiero dell’educazione che mi hanno dato, e quindi riprendersi un po’ di tempo per passarlo a Lecce è stato davvero un privilegio. Papà Cosimino, poi, resta un grande appassionato di calcio, l’unico a cui permetto di contestarmi le sostituzioni: gliele devo spiegare finché non ne è convinto, e non sempre ci riesco… Tenga presente che io so anche divertirmi: in Puglia quest’anno abbiamo fatto molto mare, il mio mare, e chissà quando ne avrò di nuovo la possibilità. Però è chiaro che ad un certo punto l’idea di ricominciare si è fatta impellenza. Ha detto bene, è da quando avevo 15 anni e seguivo le prime indicazioni di Fascetti che sono a contatto con grandissimi lavoratori gente che si è costruita la vita a forza di sacrifici e rinunce. Questo ti segna. Io devo lavorare, e tanto. È un bisogno che ho nel DNA.

Infatti ripete spesso che considera umiliante per la sua professionalità la frase fatta” è un allenatore deve pensare a non fare danni”.
Gliene aggiungo un’altra, a proposito di luoghi comuni che sopporto sempre meno: è una sciocchezza dire “nel calcio non si inventa più niente”, perché si tratta di una materia in continua evoluzione, e se hai voglia di aggiornarti c’è un’infinità di soluzioni nuove messe a punto dei vari tecnici e adattabili ai propri principi di gioco. Ciò che conta è rielaborare e non scimmiottare: se inizio dal basso coinvolgendo il portiere, come facevo ad Arezzo e a Bari, ho bene in testa l’obiettivo di dilatare lo schieramento avversario aprendo spazi alla mia risalita del campo. Se lo faccio tanto per farlo diventa un giro della morte, come lo chiamo io, perché corri dei rischi senza ottenere la ricompensa.

Un esempio del suo giocatore ideale?
Gliene faccio due, modelli diversi ma ugualmente vincenti nell’anima. Il primo è Andrea Pirlo, un fuoriclasse capace di metterti la palla sul piede con un lancio di 70 metri, ma anche un mostro di determinazione degli allenamenti. Lo prendiamo alla Juve, perché il Milan non gli aveva rinnovato il contratto, fu la locomotiva del mio ciclo: potevo chiedere a tutti qualsiasi fatica, se hai Pirlo a tirare il gruppo nessuno si permette di fiatare. Il secondo esempio è N’Golo Kante, perché la sua disponibilità arricchisce una squadra in modo incredibile. Macina chilometri per 90 minuti, corre ad aiutare ogni compagni in difficoltà, e lo fa sempre col sorriso sulle labbra. E con gente del genere che si vince.

In campo lei era più vicino a Kante che a Pirlo: un giocatore eccellente, non un fuoriclasse. Da allenatore pensa di aver salito quell’ultimo gradino?
Credo di sì ma è una conquista che devi confermare ogni stagione, in ogni posto. Non sono un presuntuoso. Nelle prime interviste, quelle di inizio carriera, mi davo una scadenza: se non fossi riuscito ad arrivare in alto in un certo tempo, avrei fatto altro. Ma ero molto sicuro di me stesso, in fondo da ragazzo allenavo la squadra della scuola di mio fratello piccolo… Ho sempre pensato di fare questo, di poterlo fare bene.

Che tipo di accoglienza si aspetta dai tifosi dell’Inter?
Perché ho passato molti anni alla Juve, vuol dire? Non mi attendo problemi, da nessuna parte. Quando decidi di allenare azzeri ciò che hai fatto da giocatore, perché un calciatore può pensare di sviluppare la sua carriera in 1-2 club, un tecnico no, è consapevole che se tutto andrà bene lavorerà per diverse società. La motivazione del professionista è quella di trovare sempre nuove sfide, e dopo aver riportato al successo la Juve, aver sfiorato la semifinale europea con l’Italia e aver rilanciato il Chelsea vincendo la Premier e l’FA Cup in due anni, non vedo l’ora di riportare l’Inter dove le compete. Si aspettano molto da me, gli interisti. E fanno bene.