L’Inter balla tra la conferma di Spalletti, che potrebbe centrare la Champions, e la voglia di upgrade con Antonio Conte
Il futuro di Antonio Conte continua a tenere in banco in casa nerazzurra. Secondo il Corriere dello Sport, il messaggio dell’ex ct (“Torno per una squadra chemi consenta di lottare per vincere”) è diretto alla Juventus, molto più che all’Inter. La Juve è la vera “ossessione” di Conte, che vorrebbe riprovare la scalata europea con una squadra molto più forte di quella che allenava lui, oppure sfidarla con un’altra big.
“Da giorni Marotta dribbla con eleganza le domande sulla panchina della sua prima, vera gestione poiché attende risposte definitive dal campo (la certezza della Champions) e dai cinesi (Zhang è ancora a Pechino). E da qualche ora la posizione di Spalletti è tornata in discussione: fonti vicine alla dirigenza interista lo danno al 90 per cento fuori dai programmi 2019-20“, scrive il Corriere dello Sport.
In Italia, ci sono solo questi due scenari per Conte. Diversa la situazione all’estero: l’ex ct è convinto che ci siano due panchine traballanti ancora, quella del Psg e quella del Manchester United, che ha frettolosamente confermato l’inesperto Solskjaer.
“Conte è peraltro convinto che almeno una big europea a ottobre si ritroverà a dover cambiare la guida tecnica e qualche altro mese di quaresima l’ha messo in conto. Non a caso si è dato un 10% per una proroga del suo stop“, aggiunge il Corriere dello Sport.
Marcelo Brozovic continua ad essere, partita dopo partita, il centro nevralgico della costruzione della manovra e del sistema di gioco dell’Inter. Il centrocampista croato, completamente rinato da quando Luciano Spalletti ha deciso di piazzarlo davanti alla difesa, affidandogli le chiavi del centrocampo nerazzurro, conferma con i numeri di essere imprescindibile per questa squadra. Il classe ’92, come riportato dalla Lega Serie A, infatti, è il giocatore che nell’ultima giornata di campionato ha messo a segno il maggior numero di passaggi, 120: ben 27 in più di Bereszynski, che si piazza al secondo posto. Ma quel che è impressionante è la media dei chilometri percorsi da Brozovic nell’arco di tutto il campionato: in 2631 minuti disputati, infatti, Marcelo percorre 11,819 km a gara, guidando la classifica e precedendo Nagy e Strootman. Numeri incredibili, che confermano ancora una volta come l’Inter debba ripartire da diverse certezze: una di queste è la regia e la corsa di Marcelo Brozovic.
Stefan De Vrij ancora alle prese con un problema muscolare
Esami clinici e strumentali per Stefan De Vrij all’Istituto Humanitas di Rozzano. Per il difensore olandese distrazione muscolare agli adduttori della coscia destra. Le condizioni di De Vrij saranno rivalutate nei prossimi giorni.
Nicoló Barella e Duvan Zapata, due nomi concreti sul mercato dell’Inter
Non solo allenatori: nel corso del suo intervento per ‘La Politica nel Pallone’ di Gr Parlamento, Claudio Pasqualin si sofferma anche sui possibili movimenti estivi di alcuni giocatori a partire da Mauro Icardi: “Alla fine direi che andrà all’Atlletico Madrid. Diego Costa è in rotta con Diego Pablo Simeone e avrà bisogno di centravanti come Icardi e scommetterei che finirà li, non certo alla Juve per una serie di complicanze ambientali e comportamentali. La clausola di 110 milioni attualmente nel contratto con l’Inter non verrà raggiunta, la destinazione più probabile è Atletico e allo stato siamo sui 70 milioni”.
Per la sostituzione dell’argentino, Pasqualin suggerisce il nome di Duvan Zapata: “Il prezzo dovendolo pagare alla Sampdoria sarà non meno di 45 milioni. Credo che Zapata possa finire all’Inter a colmare il vuoto che lascerà Icardi. L’Inter ha messo anche per prima le mani su Nicolò Barella. E’ un pezzo pregiato per il prossimo mercato.Paulo Dybala? Potrebbe andare al Real Madrid anche se l’impronta di Zinedine Zidane fuori dallo spogliatoio è ancora tutta da definire”. Chiusura su Federico Chiesa: “E’ un obiettivo della Juve, credo che si sia già mossa per arrivarci. Della Valle credo mediti di resistere, siamo anche per lui intorno ai 70 milioni di euro. Potrebbe esserci un’asta”.
L’ex arbitro Graziano Cesari dice la sua a Tiki Taka sul rigore non concesso a Icardi.
“Perché Doveri non è intervenuto sul fallo su Icardi? C’è prima fallo con il tallone e poi con la pianta». Insomma, doppio fallo sull’argentino in area e si parladella gara con l’Udinese. L’ex arbitro, a Tiki Taka, ha spiegato che quello su Maurito era penalty e ha anche aggiunto: «Il Varpoteva intervenire perché le immagini sono evidenti. Il problema è la soggezione, qui c’è sudditanza psicologica del Var nei confronti dell’arbitro. Non c’è nessun complotto, ma Rocchi incute timore – come un giocatore con un palmares – è un arbitro internazionale e evidentemente chi è al VAR non ha la forza o la capacità di intervenire».
Ospite negli studi televisiti de La Domenica Sportiva, Nicola Rizzoli, designatore arbitrale per la Serie A, parla del sempre delicato tema riguarda il Var. “Offre molte nuove possibilità all’arbitro. Ma questo ovviamente non toglierà le polemiche. Bisognerebbe capire alcuni punti di vista. Certo, noi arriveremo a spiegare meglio alcuni passaggi, ma serve dall’altra parte qualcuno pronto ad ascoltare. Noi arbitri puntiamo sempre a migliorarci, a dare del nostro meglio. Il prossimo passo è comunicare ogni passo del processo decisionale anche ai telecronisti. Poi, quando avremo un match-center, inviteremo anche qualcuno a seguire live l’operato della sala Var”.
Un passaggio anche su Fiorentina-Inter, e sull’ormai famigerato rigore concesso dall’arbitro Abisso alla squadra viola. “E’ una di quelle situazioni che abbiamo già messo tra gli errori. Per la valutazione è stata usata una telecamera diversa, una slow-motion da cui si vede un movimento della maglietta. Una telecamera è più sfuocata. Se non ha la certezza di non aver preso il petto o il braccio,l’arbitro ha continuato ad avere dubbi. Ed è rimasto con la decisione del campo. Col Var gli è stata fatta vedere un’immagine meno chiara. Ed essendo rimasto col dubbio, è rimasto con la decisione presa sul campo, che era errata. Ed ha sbagliato.Se il Var ti porta a vedere le immagini è perché vuole che cambi la tua decisione”.
Icardi a terra dopo il fallo in area subito da De Maio
“È del tutto inconcepibile che la Var non sia intervenuta per il chiarissimo fallo da rigore di De Maio su Icardi. Un fatto grave. C’era anche un mezzo rigore di Brozovic su Mandragora. Ma su quello si può discutere, su De Maio no. Var e Inter non vanno proprio d’accordo”. Così Fabio Ravezzani sul rigore negato a Mauro Icardi dopo un intervento di De Maio in ritardo.
I nerazzurri hanno ottenuto solo sette punti nelle ultime cinque gare
La certezza della Champions League continua a essere una sorta di chimera per l’Inter: i nerazzurri escono dalla Dacia Arena di Udine con uno 0-0 che non può soddisfare la compagine di Luciano Spalletti, che dopo un buon avvio dove sembra in totale controllo del match soffre la fisicità e le ripartenze degli uomini di Igor Tudor e, pur avendo anche delle ottime occasioni nella ripresa per portarsi in vantaggio, raramente dà l’impressione di essere lucida e di avere le idee chiare nonostante comunque di reali pericoli non ne corra. Rispetto a quanto fatto vedere contro la Juventus, è un parziale passo indietro per l’Inter, che ottiene un punto che smuove davvero poco.
In memoria del GrandeTorino, da tutto lo sport e dai tifosi nerazzurri.
Nel pomeriggio del 4 maggio 1949 il velivolo trimotore Fiat G-212 che trasportava la squadra del Torino, all’epoca Associazione Calcio Torino, si schiantò sul terrapieno posteriore della Basilica di Superga, nei pressi del capoluogo piemontese. L’impatto, dovuto a un errore del pilota e forse a un guasto del segnalatore dell’altitudine, costò la vita a tutti i 31 passeggeri a bordo: 4 membri dell’equipaggio, 6 dello staff fra allenatori e dirigenti, 3 giornalisti fra cui Renato Tosatti, padre del noto giornalista sportivo Giorgio Tosatti scomparso nel 2007, e 18 calciatori.
Quel tragico schianto fu un pugno nello stomaco per i migliaia di tifosi di quella formidabile squadra, ma in realtà l’evento colpì profondamente tutti gli appassionati di calcio senza distinzioni. All’epoca, il calcio era uno sport completamente diverso: diverse le dinamiche, diverso il tifo e diversi i protagonisti. in quegli anni ’40, si faceva strada il Torino, una delle squadre più forti che abbiano mai calcato i campi italiani e internazionali, tanto da essere soprannominato il Grande Torino.
Nel pomeriggio del 4 maggio 1949 il velivolo trimotore Fiat G-212 che trasportava la squadra del Torino, all’epoca Associazione Calcio Torino, si schiantò sul terrapieno posteriore della Basilica di Superga, nei pressi del capoluogo piemontese. L’impatto, dovuto a un errore del pilota e forse a un guasto del segnalatore dell’altitudine, costò la vita a tutti i 31 passeggeri a bordo: 4 membri dell’equipaggio, 6 dello staff fra allenatori e dirigenti, 3 giornalisti fra cui Renato Tosatti, padre del noto giornalista sportivo Giorgio Tosatti scomparso nel 2007, e 18 calciatori.
Quel tragico schianto fu un pugno nello stomaco per i migliaia di tifosi di quella formidabile squadra, ma in realtà l’evento colpì profondamente tutti gli appassionati di calcio senza distinzioni. All’epoca, il calcio era uno sport completamente diverso: diverse le dinamiche, diverso il tifo e diversi i protagonisti. in quegli anni ’40, si faceva strada il Torino, una delle squadre più forti che abbiano mai calcato i campi italiani e internazionali, tanto da essere soprannominato il Grande Torino.
La favola del Grande Torino era cominciata nel 1940, con l’arrivo di un nuovo presidente: l’industriale Ferruccio Novo. Nonostante l’entrata in guerra dell’Italia Mussolini, convinto della brevità del conflitto, questi aveva esentato i calciatori dalla leva militare affermando «Servono più sui prati che all’esercito». Per questo motivo, il campionato di calcio continuò e il Toro cominciò a costruire la sua squadra di invincibili, grazie agli investimenti e alla lungimiranza del neo-presidente Novo. Nel 1942 arrivò il primo scudetto e anche la Coppa Italia e il Grande Torino divenne così la prima squadra italiana a realizzare un double. Negli anni immediatamente successivi, i campionati furono sospesi a causa dell’esplosione della guerra in Italia. Il paese si spaccò a metà, devastato dal conflitto, il fascismo cadde e la guerra terminò lasciando la penisola in una situazione di sconfortante caos.
Dopo il 1945, l’Italia rinacque e con essa anche la squadra, che dal 1945 al 1949 vinse tutti e quattro gli scudetti, raggiungendo le cinque vittorie consecutive del campionato (record rimasto imbattuto fino al sesto scudetto di fila per la Juventus nel 2017, ben 68 anni dopo). In quegli anni, i fenomenali giocatori del Torino, i cui nomi oggi sono ormai dimenticati, erano per la maggior parte italiani. Infatti, in contemporanea alle vittorie, l’Italia stava piano piano rialzandosi dalle macerie, ricostruendo le istituzioni e ricevendo i primi aiuti economici. La speranza iniziò a crescere e i gol del Torino la alimentavano. Il calcio era ormai diventato un fenomeno sociale di massa che serviva da diversivo all’amara realtà, fatta di povertà e tragedie quotidiane, per milioni di italiani. Ma fu proprio al culmine di questo successo che la favola si interruppe e il sogno si spezzò. In quel pomeriggio del 4 maggio 1949 il Torino stava rientrando da Lisbona; nella capitale portoghese i ragazzi granata avevano disputato un’amichevole con il Benfica. L’intera squadra del Grande Torino, eccezion fatta per le poche riserve che non presero parte al viaggio in Portogallo, morì nell’incidente e con loro svanirono in un istante tutti i sogni, le glorie e tutte le speranze di rinascita che questa squadra rappresentava in un momento storico così particolare.
In seguito all’incidente, lo scudetto fu assegnato a tavolino al Torino e gli avversari di turno nelle restanti quattro giornate di campionato schierarono le formazioni giovanili. Per ricordare la terribile Tragedia di Superga, la FIFA proclamò il 4 maggio Giornata mondiale del giuoco del calcio. Una tragedia umana e sportiva di questa portata sconvolse tutto il mondo del calcio e i sostenitori di tutte le squadre. Lo shock per gli italiani fu tale che l’anno successivo la Nazionale Italiana si recò ai Mondiali del 1950 in Brasile in nave, per sfuggire allo spettro dell’aeroplano. Davanti a un dramma che lascia senza parole, solo Indro Montanelli riuscì a trovare una frase adatta che ancora oggi rimane la più azzeccata ed evocativa:
Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto “in trasferta”.
Servirà il miglior approccio possibile per affrontare l’Udinese fra due giorni alla Dacia Arena. La formazione di casa viene da quattro vittorie e due pareggi davanti al proprio pubblico: non arriva a sette di fila senza sconfitta da ottobre 2014. L’Inter, dal canto suo, ha vinto le ultime tre e in tre delle ultime cinque gare fuori casa ha segnato al primo tiro in porta, con una media gol di 4,4 a incontro (considerando entrambe le contendenti).