“Sono molto felice dopo questa gara. Ce la siamo giocata alla pari contro l’Argentina e, a livello personale, sono soddisfatto perché erano due mesi che non giocavo”. Parla così in patria Alexis Sanchez dopo lo 0-0 del Cile contro l’Albiceleste, match che lo ha visto in campo per l’intero incontro e in più con la fascia di capitano sul braccio. “Devo ritrovare la condizione, ora conto di farlo in fretta in Italia con il desiderio di sempre. L’obiettivo è quello di lottare per un posto in squadra e per i traguardi del club”. Come da accordi, infatti, Alexis, che in un primo momento non era stato convocato dal c.t. Rueda, tornerà subito a Milano, saltando la seconda amichevole, quella con l’Honduras.
Il New York Times – tra tutti i giornali esteri è quello che probabilmente ha più centrato il tema per demolire la lettera della Curva Nord a Romelu Lukaku (etichettandola per quello che è, un manifesto di razzismo) . Per farlo occorreva leggere e rileggere le parole degli ultras nerazzurri, sviscerandone il senso. Una lettura a tratti sconcertante. Voler in qualche modo fissare e divulgare quel pensiero è stato un passo che ha creato un precedente insolito. Ha spazzato via gli ultimi dubbi su una eventuale buona fede e ha conquistato un insolito primato. Quando mai una curva si era sentita in dovere di solidarizzare con un’altra curva dopo che questa aveva appena offeso un loro giocatore? Mai.
In Italia il razzismo è parte del gioco… – Il NYT si sofferma su un passaggio importante. In Italia il razzismo è parte del gioco. La lettera della Curva Nord lo rimarca senza problemi, quasi stesse spiegando una normalissima regola di campo. Il verso della scimmia riservato ai giocatori di colore fa parte del gioco. E se fa parte del gioco non può essere razzista. Insomma, niente di personale Lukaku. Welcome Lukaku. Allucinante. E spiace soprattutto per l’impegno che l’Inter da sempre profonde in una causa così importante, attraverso Inter Campus, grazie alla campagna BUU e con un’attenzione alle politiche sociali sempre prioritarie nell’agenda del club. No, l’Inter non se la meritava la lettera della Curva a Lukaku.
Immobilismo italiano – Il NYT ha poi puntato il dito sull’immobilismo italiano che alla vicenda dei cori di Cagliari contro Lukaku e anche all’affermazione del diritto a fare cori razzisti degli ultras sembrava reagire “con un’alzata di spalle. Il Cagliari ha difeso l’onore dei suoi tifosi in un comunicato. I funzionari della Lega hanno annunciato che almeno per ora non ci sarebbero stati provvedimenti. Anche una parte dei sostenitori dell’Inter ha difeso il comportamento della curva del Cagliari in una lettera indirizzata al giocatore appena arrivato”. Un giocatore che nemmeno loro, in quanto tifosi dell’Inter, hanno intenzione di difendere dagli odiosi cori. Anzi, gli scrivono per sdoganarli. Surreale.
Caro Lukaku, funziona così... – Difficile dire quale potrebbe essere la soluzione migliore per arginare un fenomeno, che non può essere relegato alle sole curve. Il terreno italico rimane infatti un terreno fertile, che negli anni si è nutrito di paura e diffidenza trasformandole in qualcosa che è esattamente il contrario dell’accoglienza. La cosa più incredibile è che questa lettera si chiuda con un messaggio di benvenuto. Caro Lukaku, qui funziona così. Andandone anche fieri, di quei versi scimmieschi che dovrebbero aiutare la propria squadra a vincere. Bisognerebbe forse mettersi nei panni di chi in quel momento è in campo e ancora una volta viene chiamato a rendere conto del colore della sua pelle. Non della sua forza, non dei suoi gol, niente di tutto questo. Se per voi è normale, per noi non lo sarà mai. E incassiamo le accuse del NYT, che più che puntare il dito contro la Curva lo puntano contro un pensiero generalizzato di un paese che se ne frega e alza le spalle: “Il messaggio a Lukaku suonava un po’ come: non prenderla sul personale, questa è l’Italia”.
Il terzino del Milan Theo Hernandez ha rilasciato una intervista a SportMediaset:
Sull’infortunio: “Sono cose che succedono nel calcio. E’ stata una giocata molto brutta come ho detto, ma non ho potuto farci niente. Ora sto molto bene e sto lavorando duro per tornare più forte di prima e per giocare il prima possibile”.
Sul rientro: “Settimana prossima spero di essere già pronto per giocare, ma bisogna poi vedere se i dottori mi lasciano. Ho molta voglia di giocare e di rendere felici i tifosi”.
Su Giampaolo e Zidane: “Sono due allenatori differenti. Non conoscevo a dire il vero Giampaolo. E’ un grande allenatore e penso che farò delle cosette molto belle con lui”.
Sul derby: “Ho molta voglia di giocarlo. E’ il primo derby di Milano che giocherò. E’ sicuro che lo vinceremo”.
Sui nuovi arrivi: “Siamo acquisti giovani, ma buoni giovani. Credo che bisogna provarci sul campo e poi i tifosi saranno contenti di noi”.
Sull’italiano: “Alla mia fidanzata dico ‘molto bella’, poi so dire risotto alla milanese, oltre a buongiorno e ciao”.
L’egemonia della Juventus è in pericolo?”, si chiede Mario Sconcerti dalle pagine del settimanale Oggi. La risposta del giornalista è secca: “No, le prime due partite non hanno detto niente che faccia pensare a questo. La Juve è a punteggio pieno e per 60 minuti col Napoli è stata da manuale. C’è stata i generale un po’ di confusione inutile sia in difesa sia sul mercato. I nuovi giocatori, per esempio, tardano a entrare ma con Sarri alcuni altri come Douglas Costa, Higuain e De Sciglio sembrano rinati”.
Tutto come sempre, allora? “Anche questo è troppo perché l’Inter ha 5
punti in più rispetto all’anno scorso, la Lazio quattro e il Torino è
una realtà che dura dall’anno scorso. La vera realtà diversa è
soprattutto l’Inter di Conte. È molto migliorata nella gestione della
partita, anche se ancora non nel ritmo con cui sposta il pallone. E
quando il pallone è lento, è lenta tutta la squadra. Ma c’è tutto un
mondo che si sta muovendo intorno all’Inter in modo diverso, fatto di
soldi, peso politico e nuovo fascino internazionale. Non è ancora chiaro
il valore tecnico della squadra, se per esempio Lukaku valga più di
Icardi o se Barella di Vecino, ma per la prima volta dai tempi di
Mourinho l’Inter è totalmente competitiva”. E tra i giocatori sorpresa di questo inizio di campionato Sconcerti ha inserito Stefano Sensi.
Il sogno di tutti gli appassionati di calcio è poter avere nella
squadra del cuore un campione come Lionel Messi. Ma questo desiderio
potrebbe anche realizzarsi, visto che secondo il Pais l’argentino
potrebbe liberarsi dal Barcellona alla fine di ogni stagione. Messi,
infatti, avrebbe fatto inserire una clausola tramite la quale ogni anno a
giugno può decidere unilateralmente di abbandonare il club rescindendo
il contratto che gli garantisce 200 milioni netti per 4 stagioni.
L’unica condizione per questa clausola è dare al Barça un preavviso di
30 giorni.
Il giornale francese avrebbe avuto anche conferme dal club su questa
clausola sorprendente. Non si sa se Messi debba pagare una penale, anche
perché nel contratto la clausola di rescissione è di 700 milioni di
euro, ma di fatto annullata dalla postilla precedente. Secondo El Pais
in Spagna non sono preoccupati sia per l’entità del salario ricevuto
dall’argentino, ma anche per la fedeltà al club blaugrana dimostrata
dalla Pulce.
Uno con la maglia del Cile, l’altro con quella dell’Argentina. Entrambi su sfondo nerazzurro. Nella notte si sfideranno, in una partita amichevole, Alexis Sanchez e Lautaro Martinez, attaccanti dell’Inter chiamati dai rispettivi commissari tecnici, Rueda e Scaloni. Il Nino Maravilla è stato chiamato solamente per la sfida contro l’Albiceleste, mentre il Toro resterà per un’altra intera settimana agli ordini dell’ex difensore di Lazio e Atalanta. Sì, perché dopo il duello in campo ci sarà da tornare a Milano. E da conquistare ci sarà Antonio Conte.
Una sola partita per Sanchez: inizialmente non doveva neanche partire per il Sudamerica, poi però l’assenza di impegni con l’Inter gli ha permesso di prendere il volo e sfidare l’Argentina, per poi tornare alla base nerazzurra e approfondire la conoscenza con la realtà nerazzurra e contiana. Cosa che non farà subito Lautaro: prima il Cile, poi il Messico. Più un viaggio intercontinentale, con qualche allenamento in meno. Sarà sfida vera per affiancare Romelu Lukaku.
Già, perché il 9 nerazzurro è il punto fermo dell’attacco interista. Mentre della sua spalla non v’è certezza. Come scrive Tuttosport, contro l’Udinese è in vantaggio Alexis Sanchez per un posto da titolare, sia perché molto stimato da Conte sia perché lavorerà di più con la squadra in questa settimana. Ma la sfida c’è, la rivalità interna è partita: in un angolo Sanchez, nell’altro Lautaro, il 7 contro il 10. Chi al fianco del 9?
Dalla Gazzetta dello Sport – Grande cassa di risonanza mondiale per i fatti accaduti alla Sardegna Arena e che hanno visto Romelu Lukaku, suo malgrado, protagonista. E, chiaramente, il comunicato della Curva Nord non ha aiutato a stemperare il clima. “Il giocatore è venuto a conoscenza del comunicato degli ultrà nerazzurri già martedì sera. Ma quelle parole non hanno scalfito più di tanto la sua voglia di guardare oltre. Nessuna puntualizzazione, in fondo quel che doveva dire il belga l’aveva già detto lunedì, all’indomani dei buu ricevuti a Cagliari. Quello è e resterà il suo pensiero, non c’è bisogno di nuovi interventi. Il silenzio di Lukaku fa scopa con quello dell’Inter, che ha preferito non entrare in scena direttamente, linea ovviamente dettata dal presidente Steven Zhang. Nessuna replica ufficiale, nonostante la Curva Nord nel comunicato di martedì abbia praticamente annunciato la concreta possibilità di nuove squalifiche di San Siro. E sì che già la scorsa stagione l’Inter ha «subito» la chiusura dello stadio ai tifosi per due partite, oltre a un terzo match senza il secondo anello verde. Proprio quello stop portò alla diffusione della campagna antirazzismo «BUU», ovvero «Brothers Universally United»”.
Da calciomercato.com – Un’idea chiara in testa, una politica portata avanti senza ripensamenti. L’Inter ha iniziato l’estate con l’obiettivo di allontanare chi non faceva parte del progetto, chi non rientrava nei piani di Conte, ora che il mercato è terminato Marotta e Ausilio possono ritenersi soddisfatti. In poche settimane hanno lasciato Appiano Mauro Icardi, Radja Nainggolan, Ivan Perisic e Joao Mario, ovvero tre delle certezze di Spalletti, intorno alle quali ha costruito l’ultimo biennio.
Il primo a partite è stato Nainggolan, ceduto al Cagliari con la formula del prestito annuale senza diritto di riscatto, hanno seguite le orme del belga anche Perisic, in prestito oneroso al Bayern Monaco con diritto di riscatto fissato a 20 milioni, Joao Mario, in prestito annuale alla Lokomotiv Mosca con diritto di riscatto fissato a 18 milioni di euro, e soprattutto Mauro Icardi, volato in Francia al Paris Saint-Germain in prestito con diritto di riscatto fissato a 70 milioni.
A oggi per ovvie ragioni non ci possono essere certezze sul riscatto, ma potenzialmente potrebbero entrare in cassa 108 milioni, ai quali bisogna aggiungere gli introiti per gli addii di Nainggolan e Gabigol, per il quale l’Inter vorrebbe incassare circa 40 milioni. Praticamente un tesoretto.
Cobolli Gigli ha molta stima di Beppe Marotta (nella foto) mentre ritiene Paratici come un manager presuntuoso.
“Marotta ci sa fare, Paratici no”. La bordata all’attuale amministratore delegato della Juventus arriva da un ex bianconero, Giovanni Cobolli Gigli. L’ex presidente della Vecchia Signora parla a tutto campo nell’intervista concessa a ‘Punto Nuovo Sport Show’ su Radio Punto Nuovo, a partire dall’arrivo di Maurizio Sarri sulla panchina della Juve: “È una cosa risaputa che non ho grande stima per Sarri, per le sue dichiarazioni. Come tecnico non posso nascondere abbia fatto bene a Napoli e Chelsea, ma c’erano altri tecnici che potevano essere presi se proprio doveva andare via Allegri. Guardiola, per dirne uno. Sono uno che non dimentica, ricordo dichiarazioni e gesti fuori luogo fatti da Sarri. Mi sembra che Sarri abbia esagerato e non penso che possa cambiare, ha un’età e non succederà. Vedremo cosa farà come tecnico. Quella di Sarri mi è sembrata una conferenza stampa ben costruita, mi sembrava che avesse dimenticato tutto ciò precedentemente detto, poco coerente”.
MERCATO SBAGLIATO – Cobolli Gigli commenta poi le mosse di mercato dei bianconeri: “Emre Can? Penso che il problema nasce da una sbagliata campagna di acquisti e cessioni fatte da Paratici. Marotta non avrebbe agito così. Mandzukic e Emre Can non possono essere esclusi, Dybala è stato inserito perché non sono riusciti a venderlo. Paratici e Andrea Agneli hanno sbagliato, il secondo perché gli ha lasciato troppo margine di scelta. I giocatori sanno che se fanno buone prestazioni, possono trovare collocazioni anche a Gennaio, magari più prestigiose. È chiaro che l’eccesso paga, ma sono fatti loro a questo punto. Lukaku grande smacco. Marotta è riuscito a sistemare Icardi, perché ci sa fare, Paratici no. Ancelotti al posto di Sarri? Avrei preferito fosse rimasto Allegri, come avevano detto Agnelli e Nedved. Errori di comunicazione fatti da personaggi della Juventus. Avrei preferito Guardiola o Deschamps, Ancelotti non avrebbe lasciato Napoli”.
Marcello Lippi intervistato da Il Giornale, ed ha parlato anche della nuova Inter di Antonio Conte.
Se l’aspettava l’epilogo parigino del tormentone Icardi? Ha
sorpreso anche me e devo dire che ho molto apprezzato la linea forte,
rigorosa dell’Inter: alla fine ha prevalso la ragionevolezza.
Ha vinto Marotta spedendo lontano Maurito oppure Wanda Nara che ha strappato un ricco contratto dal PSG? La
soluzione adottata soddisfa entrambe le parti. Icardi ha avuto il
rinnovo del contratto con l’Inter ed è andato a giocare a Parigi che
vuol dire Champions League. Sarebbe stato insensato resistere
asserragliato sull’Aventino. L’Inter ha liberato Appiano Gentile da una
spina nel fianco di Antonio Conte che può proseguire nel suo lavoro di
costruzione del suo gruppo. In un colpo solo hanno risolto due problemi.
Sbaglio o è particolarmente intrigato dall’arrivo di Conte sulla panchina dell’Inter? In
questi casi lascio giudicare i calciatori che sono al lavoro con
Antonio. Basta sentire i loro racconti entusiasti per capire in quale
clima abbiano cominciato a lavorare. Il merito è dell’intesa che c’è tra
Conte e Marotta derivata dalla loro comune esperienza juventina.
Cosa le piace di questa nuova Inter? La
compattezza di squadra. Poi mi piace moltissimo Lukaku, come calciatore e
come uomo. Conosco Antonio e so che sarà un martello pneumatico durante
la settimana perché il suo obiettivo è dare continuità di rendimento a
una squadra che per storia recente e passata, è sempre stata un giorno
cicala e un giorno formica.
Allora bisogna candidarla d’ufficio per lo scudetto? Sono sempre i soliti tre a giocarselo: Juve, Inter e Napoli.
L’acquisto boom? De Ligt per età, qualità e
prezzo. Poi toccherà alla saggezza della Juve inserirlo con cautela
anche se l’infortunio di Chiellini farà accelerare i tempi. Guai a
dimenticare Lozano del Napoli. Lukaku è il mio preferito.
A Milano, Inter e Milan vogliono costruire un nuovo stadio e abbattere San Siro: lei sta con i romantici o con i realisti? In
certi casi bisogna essere romantici, e m’iscrivo a questo partito, e
realisti al tempo stesso. Forse bisognerebbe pensare a una soluzione
adottata a Londra: c’è Wembley più gli stadi dei singoli club. Sarebbe
fantastico.