4 maggio 1949 – la Tragedia di Superga: la fine della favola del Grande Torino.

In memoria del Grande Torino, da tutto lo sport e dai tifosi nerazzurri.

Nel pomeriggio del 4 maggio 1949 il velivolo trimotore Fiat G-212 che trasportava la squadra del Torino, all’epoca Associazione Calcio Torino, si schiantò sul terrapieno posteriore della Basilica di Superga, nei pressi del capoluogo piemontese. L’impatto, dovuto a un errore del pilota e forse a un guasto del segnalatore dell’altitudine, costò la vita a tutti i 31 passeggeri a bordo: 4 membri dell’equipaggio, 6 dello staff fra allenatori e dirigenti, 3 giornalisti fra cui Renato Tosatti, padre del noto giornalista sportivo Giorgio Tosatti scomparso nel 2007, e 18 calciatori.

Quel tragico schianto fu un pugno nello stomaco per i migliaia di tifosi di quella formidabile squadra, ma in realtà l’evento colpì profondamente tutti gli appassionati di calcio senza distinzioni. All’epoca, il calcio era uno sport completamente diverso: diverse le dinamiche, diverso il tifo e diversi i protagonisti. in quegli anni ’40, si faceva strada il Torino, una delle squadre più forti che abbiano mai calcato i campi italiani e internazionali, tanto da essere soprannominato il Grande Torino. 

La Tragedia di Superga: la fine della favola del Grande Torino


Nel pomeriggio del 4 maggio 1949 il velivolo trimotore Fiat G-212 che trasportava la squadra del Torino, all’epoca Associazione Calcio Torino, si schiantò sul terrapieno posteriore della Basilica di Superga, nei pressi del capoluogo piemontese. L’impatto, dovuto a un errore del pilota e forse a un guasto del segnalatore dell’altitudine, costò la vita a tutti i 31 passeggeri a bordo: 4 membri dell’equipaggio, 6 dello staff fra allenatori e dirigenti, 3 giornalisti fra cui Renato Tosatti, padre del noto giornalista sportivo Giorgio Tosatti scomparso nel 2007, e 18 calciatori.

Quel tragico schianto fu un pugno nello stomaco per i migliaia di tifosi di quella formidabile squadra, ma in realtà l’evento colpì profondamente tutti gli appassionati di calcio senza distinzioni. All’epoca, il calcio era uno sport completamente diverso: diverse le dinamiche, diverso il tifo e diversi i protagonisti. in quegli anni ’40, si faceva strada il Torino, una delle squadre più forti che abbiano mai calcato i campi italiani e internazionali, tanto da essere soprannominato il Grande Torino. 

La favola del Grande Torino era cominciata nel 1940, con l’arrivo di un nuovo presidente: l’industriale Ferruccio Novo. Nonostante l’entrata in guerra dell’Italia Mussolini, convinto della brevità del conflitto, questi  aveva esentato i calciatori dalla leva militare affermando «Servono più sui prati che all’esercito». Per questo motivo, il campionato di calcio continuò e il Toro cominciò a costruire la sua squadra di invincibili, grazie agli investimenti e alla lungimiranza del neo-presidente NovoNel 1942 arrivò il primo scudetto e anche la Coppa Italia e il Grande Torino divenne così la prima squadra italiana a realizzare un double. Negli anni immediatamente successivi, i campionati furono sospesi a causa dell’esplosione della guerra in Italia. Il paese si spaccò a metà, devastato dal conflitto, il fascismo cadde e la guerra terminò lasciando la penisola in una situazione di sconfortante caos.

Dopo il 1945, l’Italia rinacque e con essa anche la squadra, che dal 1945 al 1949 vinse tutti e quattro gli scudetti, raggiungendo le cinque vittorie consecutive del campionato (record rimasto imbattuto fino al sesto scudetto di fila per la Juventus nel 2017, ben 68 anni dopo). In quegli anni, i fenomenali giocatori del Torino, i cui nomi oggi sono ormai dimenticati, erano per la maggior parte italiani. Infatti, in contemporanea alle vittorie, l’Italia stava piano piano rialzandosi dalle macerie, ricostruendo le istituzioni e ricevendo i primi aiuti economici. La speranza iniziò a crescere e i gol del Torino la alimentavano. Il calcio era ormai diventato un fenomeno sociale di massa che serviva da diversivo all’amara realtà, fatta di povertà e tragedie quotidiane, per milioni di italiani. Ma fu proprio al culmine di questo successo che la favola si interruppe e il sogno si spezzò. In quel pomeriggio del 4 maggio 1949 il Torino stava rientrando da Lisbona; nella capitale portoghese i ragazzi granata avevano disputato un’amichevole con il Benfica. L’intera squadra del Grande Torino, eccezion fatta per le poche riserve che non presero parte al viaggio in Portogallo, morì nell’incidente e con loro svanirono in un istante tutti i sogni, le glorie e tutte le speranze di rinascita che questa squadra rappresentava in un momento storico così particolare.

In seguito all’incidente, lo scudetto fu assegnato a tavolino al Torino e gli avversari di turno nelle restanti quattro giornate di campionato schierarono le formazioni giovanili. Per ricordare la terribile Tragedia di Supergala FIFA proclamò il 4 maggio Giornata mondiale del giuoco del calcio. Una tragedia umana e sportiva di questa portata sconvolse tutto il mondo del calcio e i sostenitori di tutte le squadre. Lo shock per gli italiani fu tale che l’anno successivo la Nazionale Italiana si recò ai Mondiali del 1950 in Brasile in nave, per sfuggire allo spettro dell’aeroplano. Davanti a un dramma che lascia senza parole, solo Indro Montanelli riuscì a trovare una frase adatta che ancora oggi rimane la più azzeccata ed evocativa:

Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto “in trasferta”.